Era febbraio 2008. Matteo stranamente era venuto in chiesa e lì, decise di confessarsi. Fu quello il vostro primo incontro. Uscendo dal confessionale, mi disse: “Dobbiamo andare a Caravaggio”. “Perché?”. “Ho chiesto a Don Giuseppe un posto dove ricevere una grazia, un miracolo e mi ha indicato quel santuario”.
Matteo era già malato da un anno e mezzo allora ed era in cerca di una guida. Non sapeva che quell’incontro gli avrebbe cambiato la vita. Perché andammo sì a Caravaggio quella volta, ma poi dirottammo verso la vicina Sotto il Monte, dove tuttora andiamo a pregare e ci sentiamo a casa. Da quel momento si instaurò un legame tra di voi.
Ci hai detto un giorno: “Perché non organizzate qualcosa in oratorio, qualche torneo?”. Detto fatto. Sulle ali dell’entusiasmo, abbiamo tirato su un manipolo di sciamannati come noi e tu ci hai lasciato carta bianca. Il risultato? I tornei di calcetto e di beach volley più belli della zona, cui non mancavi mai di partecipare. E di cui ancora oggi, a tavola per il tuo pranzo di commiato, ricordavamo ogni momento con il sorriso sulle labbra, come fosse ieri.
Ci hai voluto bene, Don, ma ancora di più ne hai voluto al mio Teo: ogni volta che ci vedevamo, non mancavi di chiedere come stava “chèl fioeu là”. E sapevo che lo ricordavi nelle tue preghiere. Perché le nostre preghiere si riverberano negli occhi di chi le riceve, e quelle del mio Teo erano sempre brillanti, quando gli portavo i tuoi saluti.
Con oggi si chiude il tuo cammino nella nostra comunità, un nuovo capitolo si apre, che ti vedrà lontano, ma non troppo. Di sicuro non dal nostro cuore: oggi quando siamo venuti a salutarti e tu hai baciato in fronte commosso il mio Teo, benedicendolo con il segno della croce, ricambiato da un abbraccio stritolante dei suoi, ho capito che il legame che vi lega non si esaurirà mai.
Quel febbraio di 11 anni fa Matteo era in cerca di un miracolo: lo ha trovato in te, perché se oggi è qui, sereno nonostante la sofferenza, è anche merito delle tue preghiere. I miracoli non li fanno i luoghi, ma le persone. E questo ce l’hai insegnato tu.
Grazie Don Giuseppe, buon cammino.

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