Voi lo sapete che cos’è l’amore? Lasciate che vi racconti una storia. M. è sposata da 37 anni e qualche anno fa suo marito è stato paralizzato da un aneurisma, che l’ha costretto su una sedia a rotelle. Qualche anno fa, il loro paese è stato stravolto dal sisma. In piena notte una violenta scossa ha sballottato le mura della loro casa. “All’1 c’è stata una prima avvisaglia, ma poi alle 4 il finimondo. Le mura si muovevano visibilmente. In preda al panico, sono corsa giù dalle scale e sono uscita in strada. Ma poi illogicamente ma razionalmente sono tornata in casa, su in camera. Mio marito non poteva muoversi, come potevo portarlo fuori? Così mi sono sdraiata accanto a lui e mi son detta: sarà quel che sarà“. I miei occhi si son velati. Conosco bene quella sensazione: sapere che tutto crollerà, come un castello di carte, ma avere il coraggio di rimanere a puntellare le mura con le…
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Il cuore dagli occhi
Nella nostra casa potenzialmente avrebbe potuto esserci tanta tristezza, tanto dolore, tanta sofferenza. O almeno, a questo ero preparata. Convivere ogni giorno con la malattia è qualcosa che alla lunga sfibra. E non nascondo che non mancano i giorni bui, quelli in cui è anche solo difficile trovare il modo di parlarsi, talmente pesa il cuore. Ma sorprendentemente in casa nostra si ride. E tanto. Di quelle risate che ti manca il respiro, che ti scendono le lacrime dagli occhi, che non riesci a smettere. Quando ci inseguiamo per casa, quando ci facciamo il solletico, quando non ci prendiamo sul serio. Rido tanto che mi esce il cuore dagli occhi. “Una risata vi seppellirà”, urlavano cinquant’anni fa. Per ora, mi sta solo salvando, perché ho la consapevolezza che se dovessi morire adesso, morirei felice. Ma felice davvero.…
Vedessi solo sole
Ho, abbiamo una vita precaria. Tutti in generale, ma nel particolare io e Teo. Da tempo mi interrogo sul senso che può avere un legame che presto o tardi si spezzerà. Tutti i legami son destinati a finire, per scelta o per destino. Ma quando sai che la spada che pende sulla tua testa ha un filo che non regge abbastanza da superare il tempo e lo spazio, cosa fai? C’è chi davanti a legami di questo genere, fugge per paura di soffrire. “Preferisco soffrire prima, quando scelgo di privarmene consapevolmente”. Sì, come se dopo sia facile far finta di non essersi mai conosciuti, di non essersi mai amati, di aver condiviso un pezzo di strada insieme. C’è chi sceglie di restare invece. E non è coraggio né tornaconto, solo voglia di esserci, di viversi fino in fondo. Come quando ti lanci a tutta velocità contro un muro consapevolmente: non è che prima dello schianto non hai una paura fottuta,…