Sono uscita dalla sala profondamente turbata. Ammutolita. Sconquassata. Volevo piangere, ma non ci sono riuscita. Come quando attraversi un dolore troppo forte. Come quando attraversi un lutto. Ho avuto il magone per gran parte del tempo. Quando lo prendevano a calci, quando si prendevano gioco della sua ingenuità, quando nonostante tutto provava a credere ancora nel sorriso, nella speranza. È solo un film, il personaggio è appunto un personaggio, dei fumetti tuttalpiù. Eppure non riuscivo a non pensare a quanti vivono ai margini, reietti e derisi dalla società, spezzati e poi gettati, cui non resta che rimanere aggrappati alla propria dignità, e spesso viene tolta pure quella. Al punto che, non avendo più niente da perdere, non gli resta che provare a farsi giustizia da sé. Un film è solo un film, tutto resta circoscritto al grande schermo. Ma quando ti lascia un interrogativo che non ti dà pace, allora ha fatto un buon lavoro. Quante volte con un mio…
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Sssh… “Non ditelo allo sposo”!
In queste vacanze, me la son presa proprio comoda: oltre ad aver preso l’influenza (il classico, quando ti rilassi un po’!), mi son presa anche del tempo per leggere un po’, la mia grande passione. In montagna mi sono letta un bel po’ di riviste che avevo in arretrato e mi sono portata dietro anche “Non ditelo allo sposo”, non ancora uscito nelle librerie d’Italia – segnatevi la data: giovedì 22 gennaio! -, ma che la casa editrice Tre60 mi ha spedito in anteprima. Ispirato al reality show “Non ditelo alla sposa”, in onda anche in Italia su La7D, è l’opera prima di Anna Bell, da anni collaboratrice del sito Novelicious, la più importante community di aspiranti scrittori in Inghilterra: dopo aver visto che la sua rubrica di consigli era la più seguita, ha deciso di abbandonare il suo lavoro come curatrice museale e di far diventare la passione per la scrittura, un mestiere. Dapprima “Non ditelo allo sposo” viene…