“L’acqua cheta rovina i ponti”. Oppure “Ne uccide più la lingua che la spada”. Cos’hanno in comune questi due proverbi? Apparentemente nulla, ma se si sostituisce all’acqua e alla lingua, la parola orgoglio, allora hanno tutto. Ho visto rapporti finire, guastarsi, andare in malora, più che per fatti oggettivi, proprio per l’orgoglio. Un sentimento talmente potente, che però o ce l’hai o non ce l’hai. Chi ce l’ha, è convinto di essere sempre nel giusto, nonostante gli sbagli; chi non ce l’ha, è convinto di essere sempre nell’errore, nonostante non abbia fatto nulla di male. Perché, per carità, non si tratta di non sbagliare: lo sbaglio è alla base della natura umana, la caducità è il nostro mestiere, facciamo più errori che segni della croce, ma non facciamo abbastanza mea culpa. Perchè il nodo sta tutto lì. Possiamo anche aver capito di aver sbagliato, magari siamo anche arrivati a chiedere scusa, ma far corrispondere dopo azioni che denotino un certo…