Le cose succedono. A tutti. Dicono che la differenza la faccia la reazione, come lasciamo che queste cose ci lavorino dentro, ci cambino. C’è chi le subisce, c’è chi le sublima.
Attenzione: tutti si incazzano. Non credete, non è perché mi vedete sempre col sorriso che vivo gli eventi con muta rassegnazione. No, mi incazzo, e tanto, con il destino, con Dio, con come cazzo lo volete chiamare. Ancora oggi guardavo il cielo e imprecavo perché Marco non può essere morto così, perché Teo non può faticare a respirare per un fottuto cancro.
Ma scelgo ogni istante di lasciare che questo scavi dentro per andare a vedere dove si è nascosta la parte migliore di me e per far sì che non rimanga latente, rendendo vano ogni ingiusto accadimento.
L’altro giorno qualcuno mi ha detto: “Dobbiamo pretendere un mondo migliore”. Da chi? L’errore che facciamo più spesso è pretendere il meglio da terzi: dal partner, dagli amici, dagli altri, da Dio. Poi questo meglio non arriva, e rimane solo la rabbia.
Per cambiare questo mondo, dobbiamo cambiare prima noi. Solo così tutto acquisterà un senso “anche se un senso non ce l’ha”. Anche la morte, anche il dolore.

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