Libertà deriva dal latino: libertas, ovvero l’essere libero, l’assenza di costrizioni. Essere liberi di scegliere, di vivere, di andare, di rimanere, di fare quello che vogliamo… Ma poi è davvero così? Quando qualcuno ci lascia davvero liberi di manovrare la nostra vita, subentra quell’impasse, quel blocco che non ci permette di fare quello che vogliamo. Abbiamo organizzato la società in base a regole e leggi, proprio per avere dei paletti che meglio segnassero il percorso che possiamo intraprendere, liberamente ma sempre entro certi limiti. Perché senza regole non sappiamo apprezzare davvero la libertà, questa è la verità.
E quando i paletti in realtà non esistono, ma ce li mettiamo noi, con la nostra coscienza o la paura di sbagliare? Per esempio, sappiamo che la storia che stiamo vivendo è malata, avvelenata, potremmo lasciarlo quando vogliamo, nessuno ce lo impedisce? E allora perchè non lo facciamo? Per la paura di ferirlo, forse, di rimanere soli, di non sapere come andrà a finire? Lo stesso sul lavoro: magari ci accontentiamo di un impiego che non ci soddisfa, dove ci mobbizzano e che non siamo obbligati a tenere e non cambiamo perchè? Per la paura di non trovare un altro posto, di venire giudicati e criticati, di perdere tutto? Siamo liberi di fare tutto, ma in realtà non possiamo o riusciamo a fare quasi nulla.
Perché per essere liberi, ma liberi davvero, occorre il coraggio: delle proprie idee, delle proprie azioni, delle conseguenze, di sopportare le critiche. E di riprendere in mano la propria vita, di cambiarne la trama, proprio da lì dove l’avevamo lasciata. Quando eravamo infelici e insoddisfatti. Perché la libertà somiglia molto alla felicità: la riconosci solo quando ci sei nel mezzo e se provi a cercarla, invece, sparisce. Ed entrambe hanno a che fare con il coraggio: il coraggio di vivere, che è quello che spesso ci manca.

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