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“Dancing”

ottobre 13, 2015

Ballare, ho sempre amato ballare. Amo la musica, di conseguenza cantarla (con scarsi risultati, ma chissenefrega), ballarla e viverla. Muovermi a tempo, seguendo il ritmo, i bpm che rimbombano nel cuore, lasciando andare tutto il brutto che c’è, il nervoso, la rabbia, le preoccupazioni, e tenendomi solo il meglio per me: io e la musica.

Era una vita che non andavo a ballare, ma sabato è successo di nuovo. Invitata a un evento sportivo per lavoro, mi sono ritrovata a un silent party, ovvero una di quelle feste, dove indossi un paio di cuffie, scegli la tua musica preferita e poi cominci a ballare. Un modo per non disturbare la quiete pubblica, per favorire la comunicazione tra persone, per non assordare chi frequenta il locale, fatto sta che all’inizio mi sembrava un’idea stupida: che senso ha isolarsi con un paio di cuffie e ballare ognuno per sè? Come sempre, all’inizio guardavo circospetta questa nuova invenzione, come si guardano le novità, del resto…

Ma poi quando ho cambiato sulla mia musica preferita – il canale rock – e questo mi ha piazzato uno dietro l’altro Iggy Pop, The Knack, REM e tanti altri, non sono riuscita più a stare ferma: mi sono buttata in pista con i miei colleghi e abbiamo cominciato a ballare. Con la musica a tutto volume nelle orecchie, proprio come un adolescente nella sua cameretta, proprio come Liv Tyler nel film “Io ballo da sola”, con il rischio però anche di non rendersi conto di stare cantando ad alta voce, ma con il piacere di riuscire così a coinvolgere anche tutte le altre persone, che non aspettavano altro che qualcuno rompesse il ghiaccio!

E così mi sono abbandonata alla musica, divertendomi come non mai, cambiando continuamente da rock a house e ritornando per poco ai miei 18 anni. Che a volte si ha bisogno di momenti in cui si abbassano le difese, si abbandona l’imbarazzo e si è completamente se stessi. E la musica ha di sicuro questo dono speciale: quello di farti sentire unica, sexy, libera, anche se solo per poche ore. Perchè va bene tutto, ma l’indomani la sveglia era prestissimo e necessitavo di qualche ora di sonno. Ok, sentirsi un’adolescente, ma pur sempre un’adolescente di trent’anni.

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Alla ricerca della felicità ballare duemilaecredici musica silent party tornare adolescenti
by Francesca Favotto | no comment
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“Alla mia età”
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Chi sono

"...Non è Francesca", recita la canzone di Battisti. E invece sì, son proprio io.
Nasco a metà degli anni Ottanta, la settimana in cui i Dire Straits dominavano le classifiche mondiali con il loro successo ‘Money for nothing’, sotto il segno della Bilancia, ascendente Leone. Determinata e tenace, innamorata della vita e del bello, appassionata di musica fino al midollo (grazie ai Dire Straits nel mio trigono), sin da piccola preferisco i temi di italiano alle equazioni di algebra, inclinazione che mi porta a intraprendere studi a carattere umanistico. Linguista per necessità, ma giornalista per passione, ben presto scopro quant’è bello e divertente girare come una trottola in cerca di notizie. La serie tv ‘Sex and the city’ dà il colpo di grazia al mio destino: la vita di Carrie Bradshaw è troppo bella per non provare a realizzarla!

Un’insana passione per lo shopping unita alla curiosità per il fashion biz mi aiutano quindi a ‘masterizzarmi’ in Giornalismo di Moda, titolo che mi apre la strada in un settore pieno di sogni e di amore: quello del matrimonio! Fidanzata da quindici anni, cerco di apprendere più nozioni possibili sull’argomento, applicandole nella vita a due. A un rimpianto preferisco un rimorso, a un muso lungo un sorriso, al bicchiere mezzo vuoto sempre quello mezzo pieno, a una vita senza sogni per paura di non riuscire ad avverarli, ne preferisco una piena di cicatrici e sudore nel tentativo di esaudirli. Sognavo la vita di Carrie… e intanto non mi accorgevo che la mia è pure meglio.

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