Ballare, ho sempre amato ballare. Amo la musica, di conseguenza cantarla (con scarsi risultati, ma chissenefrega), ballarla e viverla. Muovermi a tempo, seguendo il ritmo, i bpm che rimbombano nel cuore, lasciando andare tutto il brutto che c’è, il nervoso, la rabbia, le preoccupazioni, e tenendomi solo il meglio per me: io e la musica.
Era una vita che non andavo a ballare, ma sabato è successo di nuovo. Invitata a un evento sportivo per lavoro, mi sono ritrovata a un silent party, ovvero una di quelle feste, dove indossi un paio di cuffie, scegli la tua musica preferita e poi cominci a ballare. Un modo per non disturbare la quiete pubblica, per favorire la comunicazione tra persone, per non assordare chi frequenta il locale, fatto sta che all’inizio mi sembrava un’idea stupida: che senso ha isolarsi con un paio di cuffie e ballare ognuno per sè? Come sempre, all’inizio guardavo circospetta questa nuova invenzione, come si guardano le novità, del resto…
Ma poi quando ho cambiato sulla mia musica preferita – il canale rock – e questo mi ha piazzato uno dietro l’altro Iggy Pop, The Knack, REM e tanti altri, non sono riuscita più a stare ferma: mi sono buttata in pista con i miei colleghi e abbiamo cominciato a ballare. Con la musica a tutto volume nelle orecchie, proprio come un adolescente nella sua cameretta, proprio come Liv Tyler nel film “Io ballo da sola”, con il rischio però anche di non rendersi conto di stare cantando ad alta voce, ma con il piacere di riuscire così a coinvolgere anche tutte le altre persone, che non aspettavano altro che qualcuno rompesse il ghiaccio!
E così mi sono abbandonata alla musica, divertendomi come non mai, cambiando continuamente da rock a house e ritornando per poco ai miei 18 anni. Che a volte si ha bisogno di momenti in cui si abbassano le difese, si abbandona l’imbarazzo e si è completamente se stessi. E la musica ha di sicuro questo dono speciale: quello di farti sentire unica, sexy, libera, anche se solo per poche ore. Perchè va bene tutto, ma l’indomani la sveglia era prestissimo e necessitavo di qualche ora di sonno. Ok, sentirsi un’adolescente, ma pur sempre un’adolescente di trent’anni.

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