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Buon proposito #9: ricordarsi sempre le proprie radici

marzo 8, 2019

Oggi per la Festa della Donna voglio raccontarvi la storia di un uomo. Un uomo di cui mi è capitata la foto sotto gli occhi a inizio di una settimana pesante. Ma vederlo, così inaspettatamente su Facebook, mi ha sollevato da ogni tristezza.

So poco di cosa abbia fatto prima di conoscermi. So che ha combattuto in guerra, che è stato prigioniero in Russia, che ha conosciuto sua moglie, si sono sposati nel gennaio del 1954 e da lì a poco sono diventati genitori del primogenito, primo di quattro figli. So che erano una famiglia umile: il pane a volte non bastava, la tv quando arrivò nelle case degli italiani, non arrivò nella loro. Ma erano felici, avevano qualche buco nelle scarpe, ma la fede nel cuore.

Quando lo conobbi io, fu amore a prima vista. Mi insegnò la disciplina e l’umiltà, testa bassa e lavorare. Mi insegnò quanto era bella la domenica, con il coniglio e la polenta sulla stufa, a cuocere lentamente e noi tutti insieme, prima alla messa e poi a tavola. Mi insegnò la pazienza e la passione: aveva un orto degno di un contadino, con una serra gigante in cui poter giocare e saltare giù dai covoni di fieno. Mi insegnò l’amore: per quanto si possa essere arrabbiati con la consorte, si deve sempre tornare a casa a fare la pace. Mi insegnò la rinuncia: per giocare a carte insieme, saltava anche le puntate del suo amato “Beautiful”. Mi insegnò l’amore per la cultura: aveva solo la quinta elementare, ma di lui ricorderò sempre quando inforcava i suoi occhiali tenuti insieme con lo scotch per leggere “Guerra e pace” di Tolstoj. Mi insegnò la mancanza: se n’è andato quando avevo più bisogno di lui, ma in tutto quello che ho fatto so che c’era la sua benedizione dall’alto.

Quest’uomo era mio nonno. E se oggi sono la donna che sono, è anche merito suo. Ché dietro grandi persone, vi sono altrettante persone straordinarie, dicono.

Perciò, grazie nonno. Per l’amore, i ricordi, ma soprattutto per l’esempio, ché è con quello che si diventa grandi. In tutti i sensi.

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by Francesca Favotto | no comment
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Chi sono

"...Non è Francesca", recita la canzone di Battisti. E invece sì, son proprio io.
Nasco a metà degli anni Ottanta, la settimana in cui i Dire Straits dominavano le classifiche mondiali con il loro successo ‘Money for nothing’, sotto il segno della Bilancia, ascendente Leone. Determinata e tenace, innamorata della vita e del bello, appassionata di musica fino al midollo (grazie ai Dire Straits nel mio trigono), sin da piccola preferisco i temi di italiano alle equazioni di algebra, inclinazione che mi porta a intraprendere studi a carattere umanistico. Linguista per necessità, ma giornalista per passione, ben presto scopro quant’è bello e divertente girare come una trottola in cerca di notizie. La serie tv ‘Sex and the city’ dà il colpo di grazia al mio destino: la vita di Carrie Bradshaw è troppo bella per non provare a realizzarla!

Un’insana passione per lo shopping unita alla curiosità per il fashion biz mi aiutano quindi a ‘masterizzarmi’ in Giornalismo di Moda, titolo che mi apre la strada in un settore pieno di sogni e di amore: quello del matrimonio! Fidanzata da quindici anni, cerco di apprendere più nozioni possibili sull’argomento, applicandole nella vita a due. A un rimpianto preferisco un rimorso, a un muso lungo un sorriso, al bicchiere mezzo vuoto sempre quello mezzo pieno, a una vita senza sogni per paura di non riuscire ad avverarli, ne preferisco una piena di cicatrici e sudore nel tentativo di esaudirli. Sognavo la vita di Carrie… e intanto non mi accorgevo che la mia è pure meglio.

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