Per via del mio lavoro, spesso mi viene chiesto di fare la giurata in dei concorsi letterari della zona in cui abito. C’è una tipologia a cui non riesco proprio a dire di no: è quella che riguarda i giovanissimi, i concorsi rivolti ai ragazzi di tutte le età. In gara non mettono solo le loro capacità, ma anche se stessi, i loro sogni, le loro aspettative. Per questo concorso, mi è toccato leggere 43 racconti scritti da ragazzini delle medie: alcuni sconclusionati, altri ben scritti, altri davvero apprezzabili, tutti emozionanti.
L’altra sera c’è stata la serata di premiazione. Difficile dire cosa mi abbia colpito di più: a parte i sorrisi dei ragazzi e i sogni che si celavano dietro, forse la storia di Sofia. Sofia è una ragazzina che ha la passione per la scrittura: il suo racconto era acerbo, sgrammaticato ma pieno di passione. Durante il pomeriggio in cui la responsabile stava catalogando i racconti arrivati, lei le ha mandato delle mail in cui le raccontava che per partecipare al concorso ha dovuto recarsi in biblioteca per utilizzare il pc e il Wi-Fi, in un’era in cui tutti i suoi coetanei sono dotati di uno proprio. Nella mail diceva: “Non so come andrà, ma io ci ho provato”. È stata premiata con un riconoscimento speciale, una tazza come quella che vedete nella foto. E dovevate vedere quando è tornata a posto: gioiva e abbracciava le amiche come nemmeno gli attori durante la notte degli Oscar.
Questa tazza probabilmente finirà in una credenza a impolverarsi per tutti gli altri che l’hanno ricevuta. Ma per lei no: quando riceverà solo no e pesci in faccia (perché succederà, oh se succederà), ricorderà di quella volta che ci ha provato con tutte le sue forze e i suoi mezzi ed è stata premiata. Perché qualcuno ha creduto in lei e nei suoi sogni. Un solo sì contro mille no: è questo quello che conta per andare avanti.

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