“È Natale da fine ottobre. Le lucette si accendono sempre prima, mentre le persone sono sempre più intermittenti. Io vorrei un dicembre a luci spente e con le persone accese”.
Charles Bukowski
L’albero per me significa Natale, come nessun’altra cosa al mondo: le luci accese, le palline scintillanti, i regali che sbucano da sotto i rami. Il mio albero, il primo fatto in casa mia poi, è famiglia. Perché dentro c’è tutto l’affetto e l’amore che ci circonda: c’è l’albero che ci è stato regalato dal nostro caro amico Lele, ci sono le lucine e le pigne lasciateci in eredità dai miei suoceri, ci sono i gioppini rossi donatici dai miei genitori, ci sono le mani della nostra cara amica Gloria, che mi ha aiutato a decorarlo. Poi ci sono le palline nuove, comprate in emergenza per addobbare un albero gigantesco (come il cuore di chi ce lo ha donato).
E poi, in sottofondo, oltre alle canzoni di Natale, ci sono i rumori dei chiodi battuti e dei cacciavite usati dai nostri amici Mere, Sherpa e Supre, usati per montare l’armadio e il letto della nostra camera.
Proprio l’altra mattina mia mamma mi ha detto: “Ma dai, l’albero lo devi addobbare con cose nuove”. Ma non è servito: su quell’albero, in questa casa, la MIA casa, c’è già tutto quello di cui ho bisogno.

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