Nella nostra casa potenzialmente avrebbe potuto esserci tanta tristezza, tanto dolore, tanta sofferenza. O almeno, a questo ero preparata. Convivere ogni giorno con la malattia è qualcosa che alla lunga sfibra. E non nascondo che non mancano i giorni bui, quelli in cui è anche solo difficile trovare il modo di parlarsi, talmente pesa il cuore. Ma sorprendentemente in casa nostra si ride. E tanto. Di quelle risate che ti manca il respiro, che ti scendono le lacrime dagli occhi, che non riesci a smettere. Quando ci inseguiamo per casa, quando ci facciamo il solletico, quando non ci prendiamo sul serio. Rido tanto che mi esce il cuore dagli occhi. “Una risata vi seppellirà”, urlavano cinquant’anni fa. Per ora, mi sta solo salvando, perché ho la consapevolezza che se dovessi morire adesso, morirei felice. Ma felice davvero.…
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Una serie di coincidenze
Una serie di coincidenze che trovano ordine nel puzzle cosmico. Ecco cosa sono stati per me gli ultimi giorni. Canzoni, avvenimenti, frasi, cui ora e solo ora, dopo aver elaborato la cosa, riesco a dare un senso. Dal nulla, quasi tre settimane fa, compare nella mia testa una canzone di almeno una quindicina di anni fa, poco conosciuta, che avevo masterizzato su un cd pieno di altre canzoni più famose. Eppure. Proprio quella si è fissata nella mia mente ed è diventata un’ossessione, tanto che sono dovuta ricorrere all’ausilio di Internet e laddove anche l’onnipotente Google ha fallito, ho dovuto cercarla tra centinaia di cd impolverati. “My sacrifice” dei Creed: credo, sacrificio. Due cose interconnesse, legate a doppio filo. Perché se credi in qualcosa o in qualcuno, sei disposto anche a rinunciare a qualcosa, a tutto. Anche a farti da parte, a farti piccola, ad allontanarti. A modificare le tue abitudini, a fare un passo indietro. Se il prezzo da…