Si può essere tristi per una cosa bella? A me è capitato oggi. Dopo l’ennesima visita in cui Teo deve fare l’ennesimo controllo, anche se per un nonnulla, sono crollata. L’altro giorno ho ritirato le mie analisi del sangue: valori tutti perfetti. Ma non sono riuscita a gioirne. E non capivo il motivo. Oggi la rivelazione: come si può essere felici quando chi ami non sta bene? È come sentirsi in colpa per una colpa che non si ha. Oggi a pranzo tra le lacrime ho esclamato di getto: “Vuoi un po’ della mia salute?”. E Teo: “Sì”. E gliela darei davvero, se potessi, perché sarebbe per lui il regalo più prezioso. Abbiate cura di voi stessi e della vostra felicità: senza retorica, la salute è davvero tutto ciò che conta. Perché se state bene riuscite a godervi anche le più piccole cose, come un pomeriggio di sole in un prato con due monelle pelose e Bambi.…
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Ikigai
Voi lo sapete cos’è l’ikigai? Ikigai è una parola giapponese che vuol dire “un motivo per cui vale la pena vivere”, “un motivo per cui svegliarsi la mattina con il sorriso”. Questa filosofia giapponese sostiene che se uno lo trova, può vivere anche più a lungo perché felice di esserci. Il mio ikigai credevo di averlo trovato: per me è scrivere. Scrivere è come l’aria, come l’ossigeno che respiro: potrei farlo sempre, in continuazione, senza nemmeno pensarci. Come il polmone lavora in silenzio e mantiene in vita il mio corpo, così la penna nella mia mano mantiene in vita il mio spirito. Io scrivo per vivere ed è proprio questo che ultimamente offusca il mio ikigai: la mail di lamentela, il cliente che non paga, le richieste assurde su pezzi già approvati… È un attimo svegliarsi la mattina e avere voglia di rimanere a letto, per non pensare. Ma poi, arriva un suo messaggio, una telefonata: è felice, sta scrivendo…