Per i nativi americani la libellula era simbolo di trasformazione dopo un cambiamento. Mentre per i samurai la libellula era simbolo di vittoria sul nemico, di forza e di coraggio, tanto da incidersela sull’elmo. Stasera questa libellula ci ronzava intorno insistentemente, tanto da posarsi prima sulla mia spalla, poi su quella di Teo, dove se ne è stata un bel po’. “Tu pensi che un uomo possa cambiare il suo destino?”, chiede Katsumoto. “Io penso che un uomo fa ciò che può finché il suo destino si rivela”, risponde il capitano Algren. Cambiamento, trasformazione e vittoria. Ecco quale sarà il tuo, il nostro destino.…
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Vince chi molla
“La salvezza non si controlla… Vince chi molla”. Niccolò Fabi Ci hanno insegnato ad accumulare, a trattenere, ad avere, a possedere. E infatti, le persone le reputiamo di nostra proprietà, non un dono, ma un acquisto. Ma degli acquisti prima o poi ci si stanca, ce ne si disfa quando non servono più. Dei doni no. Ci hanno insegnato a vincere, che De Coubertin era un coglione, perché si accontentava e chi si accontenta è infelice a prescindere, a raggiungere il successo a ogni costo, a stare sempre un passo avanti, ad avere sempre l’ultima parola. Ma dopo l’ultima parola di solito cala il silenzio. E silenzio può voler dire solitudine. Per anni ho accumulato: beni, ricchezze, parole, incomprensioni, rospi. Per anni ho voluto vincere: nelle competizioni, sul lavoro, nelle discussioni. Ed ero povera. E non avevo niente, quando in teoria avrei dovuto aver tutto. Poi sei arrivato tu. Che mi hai insegnato a lasciar andare, a non trasformare tutto…