“Ci sorridono in malinconia
e tutti vittime e carnefici,
e tanto prima o poi gli altri siamo noi”.
Umberto Tozzi
Sono bianca. Ma alcuni dei miei amici sono di colore: il futuro marito della mia amica lo è, lo erano alcuni miei compagni di classe.
Sono cattolica. Ma alcuni miei amici professano altre religioni: c’è chi crede in Allah, chi in Buddha, c’è chi non crede in nulla, persino.
Sono colta. Ho avuto la possibilità di studiare, di viaggiare, di conoscere, di aprire la mente, di dire sempre la mia opinione, senza essere tacciata di sovversione. Ma alcuni dei miei amici no, c’è chi è andato subito a lavorare, alcuni anche prima di conseguire il diploma.
Sono eterosessuale. Ma molti miei amici no: il migliore amico del mio compagno è omosessuale, alcuni colleghi che ho avuto la fortuna di conoscere lo sono, altri di mia conoscenza hanno anche delle bimbe meravigliose.
Sono di sana e robusta costituzione. Ma il mio compagno, l’Amore della mia vita, no: è gravemente malato, invalido al 100%. E una delle mie migliori amiche ha una disabilità grave che la costringe dalla nascita sulla sedia a rotelle, una condizione che ha ingabbiato il suo corpo, ma non la sua mente, una delle più brillanti che abbia mai conosciuto.
Non ho figli, ma vorrei averne. Ma ho paura. Vivo già nel terrore che possa capitare qualcosa di grave a chi amo, perché un giorno ritenuto inutile per questa società; che possa capitare qualcosa di brutto a me, venendo annoverata tra le vittime da sacrificare, se per caso dovesse venire a mancarmi la salute. E se mio figlio nascesse gay? Se si innamorasse di una ragazza di colore? Se si ammalasse gravemente? Se per un incidente rimanesse offeso?
Sono diventata grande in una società aperta, fondata sulla cultura e sul rispetto del prossimo, delle sue idee, del suo credo, delle sue scelte. Invito tutti quanti a fermarci per un attimo e a meditare: davvero vogliamo per noi stessi e per i nostri figli un mondo in cui aver paura di girare per strada, di esprimersi liberamente, di essere liberi di essere se stessi?
A chi strilla slogan poveri di contenuti, ma ricchi di razzismo e odio, dico: non è troppo tardi per tornare indietro, per capire che si sta sbagliando. In gioco c’è molto di più che le semplici risorse nazionali da difendere: in gioco c’è la vita e il futuro di tutti. Dei nostri figli, dei nostri genitori, dei nostri amici, dei nostri affetti.
DI TUTTI.

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