“E se smettessi di essere masochista?
E se ricordassi la mia divinità?
E se piangessi sfrontatamente fino a finire le lacrime?
E se non mettessi sullo stesso piano la morte e la fine?”.
Alanis Morissette
A.D. 1998. Una cantautrice famosa, all’apice della sua carriera, pubblica un singolo in cui ringrazia le cose più disparate e nel video compare nuda, abbracciata dai passanti. Una ragazzina rimane rapita da quelle immagini così dirette e da quel testo così intimo, ma legge su Tutto Musica che la canzone è il risultato di un viaggio in India in cui la cantante è riuscita a ritrovare se stessa, una sorta di svolta alla Beatles, pur non capendo fino in fondo perché abbia sentito l’esigenza di ringraziare il terrore, la fragilità e tutte quelle cose brutte là.
A.D. 2018. Quella ragazzina è cresciuta, ha 20 anni in più sulle spalle che pesano come se fossero 60, ma la passione per la musica le è rimasta perché la rende leggera e libera. Ascoltando dal vivo quella canzone di 20 anni prima, le scappa più di una lacrima. Perché capisce cosa voleva intendere la cantante con quel testo così intimo e quelle immagini così dirette. Perché comprende cosa vuol dire sentirsi vulnerabili, nudi in mezzo agli altri. E l’importanza di saper ringraziare la vita, con le sue dosi di terrore, fragilità e tutte quelle cose brutte là. La ragazzina si è fatta donna e si è conquistata quel dono così straordinario ma altrettanto doloroso che è la consapevolezza: non le è servito un viaggio in India, ma dentro se stessa. Che forse è ancora più totalizzante e avventuroso, il viaggio più spaventoso che abbia mai fatto.

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