Può mancare qualcosa che non c’è o non c’è ancora? Me lo son chiesta parecchie volte e la risposta a cui sono giunta è sì. Nella fattispecie, mi manca la quotidianità di coppia, quel vivere accanto all’uomo che ami, giorno dopo giorno, condividendo sogni, risate e piccole cose. E vi dirò di più: mi è mancata proprio in questo periodo, fatto di grandi paure, di ansia e di dolore. In questi giorni fatti di grande sofferenza e di lacrime, ecco io avrei voluto fare di più, essere di più. Mai come in questi mesi ho sentito l’esigenza di non tirarmi indietro davanti alla prova, ma di fare un passo avanti per legittimare la nostra vita insieme. Teo aveva bisogno di me e io ci sono sempre stata, ma avevo le mani legate. Mi è pesato non esser potuta rimanere in ospedale tutto il giorno tutti i giorni al suo fianco, non aver potuto fare le notti. Mi pesava fare avanti…
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Un dono dal cielo
Mi è sempre piaciuta l’idea di nascere sotto Natale, quei giorni che precedono la festa più bella dell’anno, carichi di attesa, di affetto e di buoni sentimenti. Per carità, io amo il mio giorno di nascita, che sa di mosto e di foglie rosse, ma se avessi avuto la possibilità di scegliere un’altra data, avrei sicuramente indicato questo periodo dell’anno. Perché nonostante il freddo, le giornate più corte e la mancanza di sole, mi sembra che in giro ci sia più calore e più luce, forse perché quando si avvicina il Natale istintivamente tutti accendiamo il meglio dentro di noi e lo portiamo al di fuori. E perché per una famiglia in attesa dell’evento più bello, la nascita di un figlio proprio in questi giorni rappresenta una gioia doppia, un dono dal cielo, l’occasione per dire: “Ora siamo famiglia!”. Ecco, tu sei nato in questi giorni qui, ormai trent’anni fa. I tuoi genitori ti hanno dato un nome che significa…
Dietro le apparenze
Racconti per riflettere, sorridere, pensare. Una nuova categoria dedicata a storie con protagonista la coppia, il matrimonio, l’amore. Buona lettura! «Dio mio non è possibile», pensò Luca mentre ancora girava la chiave nella toppa. L’odore nauseante di frittura era più forte della porta della cucina che Martina teneva sempre chiusa quando stava ai fornelli, dei venti metri quadri del salotto e pure della porta blindata nuova di zecca che il primo giorno di matrimonio gli aveva giocato il brutto scherzo di non aprirsi, lasciandolo lì fuori casa con la sua sposina fra le braccia tremolanti. Per fortuna sua moglie era sempre stata uno scricciolo altrimenti gli si sarebbero spezzate. «Sei tu?». Appena entrò diede un’occhiata alla porta della cucina, chiusa come si era immaginato. «Sì, Marti». Luca gettò la ventiquattrore sul divano insieme alla giacca e al suo appetito. «La cena è quasi pronta». “Cena”, pensò. In un mese di matrimonio Martina gli aveva cucinato solo una cosa. «Che si…
Attimi vissuti e molti non detti
Aridaje. Arieccome. Ennesimo test su Style, ennesimo risultato, ennesima verità… forse. Stavolta l’argomento è uno di quelli tosti: conosci davvero il tuo lui? Azz. Mi appropinquo al mouse con un po’ di titubanza, un po’ di timore per quello che potrebbe svelarmi, rispondo a tutte le domande con la massima sincerità, “In vacanza una ragazza davvero carina fa la maliziosa con il tuo partner. Tu, mentre cerchi di controllare il tuo istinto omicida…”, (perché controllarlo? Lasciamogli libero sfogo e poi quello che succede, succede!), “Ti ha comunicato che questa sera giocherà a calcetto con gli amici e il suo cellulare è scarico…”, (mpfff, sai che novità! Succede sempre!)… Alla fine, delle otto domande, il risultato è “Libro aperto”: pare che di lui conosca tutto, che non abbia segreti per me, ma mi mette anche in guardia di non essere troppo sicura del mio rapporto con lui, di non darlo per scontato. Tutto vero… in parte. Dieci anni sono dieci anni:…