Quest’anno sto faticando e non poco a sentire lo spirito del Natale, nonostante tutt’intorno sia già festa. E non perché voglia fare la bastian contrario. Ma ultimamente la vita mia e di chi amo è una strada inerpicata e faticosa, piena di rovi e pericoli. Il fatto di non sapere come arriveremo a Natale, e come lo festeggeremo, mi inquieta. Perché per me Natale son le piccole tradizioni che in questa vita abbiamo creato insieme e che la malattia sta provando a portarci via. Anche stamattina pareva cominciata nel peggiore dei modi – Nara è scappata, causando un crepacuore a me e una caduta a mio suocero -, ma poi la giornata ha preso una piega diversa, con un complimento da parte di una collega e con una mail di una persona che ha rispettato la parola data, facendomi un regalo enorme. E poi c’era il sole, dopo giorni di pioggia. E una giornata di sole non può essere una…
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Tornare indietro non è mai stata un’opzione
E sono 17. La domanda che più mi sono sentita porre in tutti questi anni è stata: “Ma come avete fatto?”. Lasciate che vi racconti una storia. L’altro giorno abbiamo deciso di raggiungere una malga in quota. Le previsioni meteo non erano delle più rassicuranti, ma ci siamo vestiti e siamo partiti. Dopo qualche km, ha cominciato a rannuvolarsi e a tuonare in lontananza. Dapprima ha iniziato a cadere qualche goccia leggera. “Dobbiamo tornare indietro?”. “Ma no, sarà un piovasco di montagna”, mi ha risposto Teo, piedi piagati dalla chemio e un ginocchio fuori uso. Così proseguiamo, fino a che le gocce non si intensificano. Facciamo appena in tempo a indossare i kway e a ripararci sotto un capanno, che vien giù il finimondo: acqua a catinelle e vento. Sotto al bivacco non eravamo soli, c’erano altri turisti, ma tutti meglio equipaggiati di noi: scarponcini da trekking, calze tecniche, kway professionali, ricambio asciutto, zaini impermeabili e ombrelli. Noi scarpe da…
Lo stretto necessario
“Le campagne in fiamme I primi baci Gli atti di dolore I panni stesi ad asciugare al sole Lo stretto necessario”. Levante descrive così lo stretto necessario. Io restringo ancora di più il campo. Tu.…
Non temo il futuro
“Non ti preoccupare”. Me lo dici talmente spesso che comincio a crederci. Non ti preoccupare se arriviamo tardi, prendiamo un taxi. Non ti preoccupare se lavori di meno, ci sono i nostri progetti. Non ti preoccupare per questa settimana di vacanza, tornerai più carica. Non ti preoccupare se sto male, guarirò. Io abituata da sempre a preoccuparmi per tutto e per tutti, non ero abituata a qualcuno che lo facesse per me. “Siete voi la coppia in viaggio di nozze?”, “Siete proprio belli insieme, belli da vedere”, “Ve lo dico col cuore: siete proprio affiatati, continuate così”: non mi stupisce che ce lo abbiano detto in questi giorni. Mi stupisce il tuo continuo lavoro di cuore quotidiano per insegnarmi a vedere le soluzioni e non i problemi. Per insegnarmi a essere felice. E così essere felici insieme. Per la prima volta nella mia vita, non temo il futuro. Quasi non mi riconosco più. E questo forse è il senso del…
L’amore è un biglietto da visita
Voi lo sapete che cos’è l’amore? Lasciate che vi racconti una storia. Oggi, metà pomeriggio. Suonano alla porta. È il corriere. È un pacco per Teo. Non mi aveva detto nulla, ma non è così insolito: ogni tanto fa acquisti compulsivi online. Lo ritiro e lo avviso. “Guarda che è arrivato un pacco per te”. “Aprilo”, mi scrive. Ok, penso tra me e me, magari vuole solo vedere se è l’articolo giusto. Non appena lo apro, scopro con grande sorpresa che era un pensiero per me: era da tanto che dovevo rifornire i biglietti da visita, ma non era mai in cima alle mie priorità. Be’, ci ha pensato lui, ridisegnandolo anche nel concept. Ecco, credo che l’amore sia questo: arrivare dove l’altro non arriva, facendogli sentire il nostro amore quando non siamo presenti. Condito da un: “Sono felice quando sei felice”. La ciliegina sulla torta.…
Il giallo è una scelta
Questa foto è nata così, senza un perché. Forse come tutte le cose migliori. Era da un po’ che ammiravo quei campi di colza, era da un po’ che avevo voglia di immergermi in tutto quel giallo. Ne avevo bisogno. Oggi ho sentito che era il momento giusto. Di strada per andare a yoga, ho inchiodato sul ciglio della carreggiata e mi sono tuffata in quel mare, facendomi baciare dal sole del tramonto. Mi sono sentita in pace, benedetta perché consapevole di essere al posto giusto, nel momento giusto. C’è stato tanto giallo nella mia vita, nonostante il cielo grigio. Ma ho lottato per questo. Il giallo è una scelta. Brava me.…
Il senso della vita
La cosa che tutti notano e che salta di più all’occhio durante le presentazioni di Teo è il suo sorriso, caldo, onnipresente e insolito. L’altro giorno durante la presentazione a Verona la nostra amica Marianna gli ha ricordato una cosa che gli dissi io qualche tempo fa: “Tu ti sei salvato così tante volte che nemmeno te ne rendi conto”. Lui si è emozionato, poi ha proseguito: “Anni fa, a un corso di scrittura creativa, la prof ci raccontò di uno scrittore fallito, che non aveva venduto nemmeno una copia del suo romanzo. Lui però era felice perché quel romanzo piaceva a sua moglie. Ebbene, tutti i miei compagni di corso, compresa la prof, schernivano quello scrittore, ma io mi sentivo l’unico dalla sua parte, l’unico in grado di capirlo, perché anche io come lui faccio tutto per la donna che amo: se piace a lei ciò che faccio, io sono felice e appagato“. Poi, mi ha guardato e ha…
Questione di attimi
Esistono degli attimi più attimi di altri. L’attimo in cui ci si scontra con un’altra macchina, in cui si ricevono brutte notizie dal medico, in cui si muore. A cosa si pensa in quegli attimi? Lester Burnham rivide la sua giovinezza, il viale alberato di casa sua, sua moglie. Ai genitori capita lo stesso, dicono: e se mi succede qualcosa, chi penserà ai miei figli? L’altra sera mi sono accartocciata sulla mia caviglia, niente di grave. Ma ero in ansia: la casa da mandare avanti, la malattia che non c’è, Teo che non sta bene e che non può prendersi cura anche di me. Teo. Ho sentito un dolore dentro, l’ansia salire, il respiro farsi corto. La caviglia non c’entrava nulla, della caviglia non mi fregava niente. Era il senso di colpa di non poter più aiutare, ma di dover essere aiutata. Io che ho sempre odiato le stampelle – emotive e materiali -, ora mi ritrovo a dover dipendere…