Sono fortunata. Perché non lavoro, amo visceralmente il mio mestiere, è tutta la mia vita. Ma ultimamente mi sentivo sfiduciata, svuotata, creativamente spenta. Poi si è riacceso qualcosa. Ho ritrovato lo slancio, la voglia. Soprattutto il mio cuore è tornato a battere per quello che ho sempre saputo fare meglio: raccontare storie. E stamattina sono incappata in delle storie meravigliose: potenzialmente solo delle interviste, poi man mano proseguiva il racconto, sentivo un filo rosso legarmi all’anima dell’altra persona. Siamo finite entrambe in pianto. Ma un pianto bello, grato alla vita, che ti ripaga facendoti incontrare le persone di cui hai bisogno al momento giusto. Poi ho avuto l’onore di ascoltare la storia direttamente dalla bocca di suo figlio di uno dei pubblicitari italiani più famosi e creativi di sempre, che negli anni Settanta diede vita a casa sua a una comune di artisti, in cui soggiornarono anche Mogol e Battisti: lì ebbe i natali “Il mio canto libero”. Le emozioni…
Tag Of neve
Stop! Dimentica
Ieri nevicava, a fiocchi grossi, veloci ma leggeri. Cadeva dal cielo come una benedizione per me. Perché ne avevo tremendamente bisogno: bisogno di quella leggerezza, di quel candore, di quella lentezza. Perché la neve ti obbliga a prenderti i tuoi tempi, a riordinare i pensieri, a guardarti dentro. Solo l’altra sera è finita una storia importante per me. Ed è finita come non avrei mai voluto: in mezzo al silenzio, tra la totale indifferenza. Io che sognavo di invecchiarci insieme, mi trovo a essere messa alla porta come l’ultima degli stronzi. E non posso recriminarmi nulla: nonostante le prime avvisaglie che tra noi non poteva funzionare, nonostante le esigue dimostrazioni che a me ci teneva, nonostante essere stata trattata come una povera pezzente, ho provato ad andare avanti, a dialogare, a collaborare affinché la storia potesse continuare. Ma si sa, l’amore non è mai a senso unico e “chi meno ama è più forte, si sa”. Già, ma chi l’avrebbe…
Il mio Natale perfetto
Quand’ero piccola per me il Natale arrivava solo se succedevano alcune cose: la prima era ovviamente fare l’alberello e il presepe insieme alla mia famiglia. Si andava nel ripostiglio a prendere gli scatoloni impolverati, li si portava in salotto, si aprivano e si incominciava a dar vita e colore all’abete finto con palline di ogni foggia e colore e le lucine a intermittenza. Una volta finito l’albero, si approntava il ripiano del mobile con del muschio finto per ricreare la Natività e dar vita ad un presepe che somigliasse il più possibile alla Betlemme di due millenni fa, con la capanna, la stella cometa e lo stuolo di pastorelli e contadini, accorsi a vedere Gesù Bambino. Così sembrava già più Natale, ma non era ancora il Natale perfetto, se non si scriveva la letterina a Babbo Natale, che però puntualmente portava poco o niente di quanto richiesto. È vero che io ero solita essere prolissa e chiedere troppe cose, alcune…