Stasera durante la mia prima ricostruzione gel, l’estetista ripulendomi le unghie dalle cuticole, mi dice: “Sentirai un po’ di dolore”. Passa l’attrezzo, ma non sento nulla. “Senti male?”. “Nulla”. Cambia la punta, la ripassa: “Ora?”. “Nulla”. “Caspita, che soglia del dolore alta”. Sì, ho sempre saputo sopportare il dolore molto bene, che fosse un mal di testa o una pessima notizia: ciò che per gli altri sono lacrime e disperazione, per me non è quasi nulla. Quasi come se avessi fatto il callo al dolore, così come la pelle intorno alle mie unghie si è ispessita per non soffrire. Ho avuto più fendenti nell’anima che nel corpo: ma poi che differenza fa? Perché alla fine si dice che sia la gioia ad annientare il dolore. Cazzate. È il dolore ad anestetizzare il dolore. La gioia invece ti restituisce il sorriso, quindi la vita.…
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Questione di attimi
Esistono degli attimi più attimi di altri. L’attimo in cui ci si scontra con un’altra macchina, in cui si ricevono brutte notizie dal medico, in cui si muore. A cosa si pensa in quegli attimi? Lester Burnham rivide la sua giovinezza, il viale alberato di casa sua, sua moglie. Ai genitori capita lo stesso, dicono: e se mi succede qualcosa, chi penserà ai miei figli? L’altra sera mi sono accartocciata sulla mia caviglia, niente di grave. Ma ero in ansia: la casa da mandare avanti, la malattia che non c’è, Teo che non sta bene e che non può prendersi cura anche di me. Teo. Ho sentito un dolore dentro, l’ansia salire, il respiro farsi corto. La caviglia non c’entrava nulla, della caviglia non mi fregava niente. Era il senso di colpa di non poter più aiutare, ma di dover essere aiutata. Io che ho sempre odiato le stampelle – emotive e materiali -, ora mi ritrovo a dover dipendere…
Una mano sugli occhi
Grazie Niccolò Sono una Bilancia, anche se con la bilancia non ci vado affatto d’accordo. Oscillo tra la gioia e il senso di abbandono, la luce fortissima che ti acceca e il buio che ti confonde, sono capace di momenti leggeri e di riflessioni pesanti. Amo il sole, ma anche la notte. Sono caciarona ma anche insospettabilmente profonda, profondissima. Un oceano. Più passa il tempo, più ne sento ineluttabile il peso. Sono giovane, eppure mi trovo spesso a pensare alla fine. Lo dico spesso scherzando, ma nemmeno poi troppo: “Me ne andrò presto, a 35 non ci arrivo”. Può darsi. Sto per fare 32 anni, me ne sento addosso almeno 120. I pensieri e le preoccupazioni non sono state certo commisurate all’età: quando gli altri in settimana pensavano solo a cosa fare nel weekend, io pensavo a se riuscivo a incastrare tutto quanto per poter andare in ospedale con il mio compagno. Gli altri tuttora hanno come unica preoccupazione…