Ve la ricordate la guerra di trincea durante la Prima Guerra Mondiale? Sì, quella estenuante serie di battaglie su più fronti, in cui non vinceva solo chi riusciva ad avanzare, ma vinceva anche chi riusciva a non arretrare, a non perdere uomini, a non alzare bandiera bianca. A resistere, insomma. Noi la stiamo vivendo, questa guerra in trincea: una lotta che dura da 11 anni ormai, tra noi e il suo tumore. Milioni di puntini nel suo petto, noi due e migliaia di altre persone che ci vogliono bene da questa parte del fronte. I primi anni erano tutte battaglie vinte, il bastardo batteva la ritirata, a colpi di operazioni e chemio. Oggi lui è ancora lì, nei suoi polmoni. Ma non sta avanzando. E noi non arretriamo di un passo, armati fino ai denti. Non stiamo alzando bandiera bianca. Non stiamo perdendo vita, insomma. C’è ancora speranza di vincere la guerra. E questo nella malattia significa la vittoria più…
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La teoria della relatività
Salve, ho quasi 32 anni e quasi metà della mia vita ho convissuto con la malattia. Non la mia, ma del mio compagno: ma poi alla fine che differenza fa? Lui la porta dentro, un ospite indesiderato che alberga nel suo intestino, poi nel suo fegato, ora nei suoi polmoni. Stiamo cercando di sfrattarlo, ma con scarsi risultati. I medici dicono che basta che dormi, solo alloggio, niente vitto. Fosse facile. Il terrore che si risvegli affamato come una belva c’è sempre. Lui la porta dentro, la bestia. Lui rischia la sua vita. Io comunque la porto nel cuore. Ogni tanto mi rende rabbiosa, intransigente, impaziente, incazzata, perché il senso che tutta questa grande sofferenza non sia un’ingiustizia ancora non ce l’ho. Quella consapevolezza, quella serenità io ancora non ce l’ho. Ma il fatto che entrambi siamo felici e riusciamo a vivere con il sorriso vuol dire che stiamo facendo un percorso bello, il percorso giusto che ci porta a…
Vittoria!
Avete mai sentito nei film quella frase ad effetto, tipo “Sono rinata dopo aver conosciuto lui” o “Non ho mai vissuto finché non ho incontrato te” o ancora “Non mi ricordo nemmeno com’era la mia vita prima di lui”? Ecco. I più cinici avranno pensato: “Frasi da film, che cazzata!”, i più romantici (o semplicemente innamorati): “Dio, com’è vero!”. Ecco, io appartengo a quest’ultima categoria. Non mi ricordo più com’era la vita prima di aver conosciuto lui, com’era uscire la sera, mangiare la pasta, respirare… Niente. Mentre di questi ultimi dodici anni ricordo tutto, o quasi. Ogni singolo istante: di quando lo vidi per la prima volta, com’era vestito, di com’è avvenuto il primo bacio, la nostra prima volta, il primo viaggio, la nostra prima vera litigata… Tutto. E forse è per questo che l’altro giorno mi ha assalito il panico, a un certo punto mi è mancato il respiro e le gambe si sono messe a tremare: al tiggì…
Il mio matrimonio
A te che mi hai salvato. Piangevo. Stamattina sul treno piangevo, come una scema. Sul Vanity Fair di qualche mese fa (dovete sapere che ho arretrati di due mesi!) leggevo l’intervista fatta a Andrea, marito di Anna Lisa Russo, la ragazza scomparsa quasi un anno fa, sconfitta da un cancro. Diventata famosa suo malgrado, poiché teneva un blog dove raccontava la sua vicenda, le sue paure, i suoi sorrisi, la sua voglia di vivere, qui il marito Andrea (che l’ha voluta sposare un mese prima della morte) racconta dei loro progetti: “Una casa nel bosco, con le api per fare il miele e due capre, due asinelli, due ochette. Tutto due, perché diceva che nessuno doveva stare mai solo”. E allora piangevo. Piangevo, perché ricordavo di quella volta che successe a me, a noi. Solo con un epilogo, per fortuna, diverso. Che mi ha, ci ha reso diversi. E più forti. Avevo 21 anni. 20 e mezzo per la…