Nel dizionario la parola speranza deriva dal francese antico “espérance” e significa “sentimento di aspettazione fiduciosa nella realizzazione, presente o futura, di quanto si desidera”.
Ecco, aspettare, ma non rimanere in attesa di un qualcosa qualunque, bensì di qualcosa che si desidera. L’aspettare di solito spaventa, rimanere lì, appesi a qualcosa o qualcuno senza la minima certezza se arriverà richiede coraggio a volte. Ma se si sta aspettando qualcosa per cui vale la pena vivere, allora non si sta aspettando invano.
Sperare non è da deboli né da illusi, sperare è da sognatori, ma i sognatori veri, quelli che non rimangono lì imbambolati nell’attesa di un segnale dal destino, ma che si alzano e fanno sì che quel qualcosa che desiderano tanto, accada. Allora non si tratta più di un sentimento inutile, illusorio, ma di una promessa, della scintilla che ci tiene accesi finché quel qualcosa non arriva. Perché, alla fine, se uno ci tiene davvero, riesce sempre a ottenere quello che vuole.
Sperare che le cose migliorino, sperare di stare meglio, vuol dire già iniziare a trovare una soluzione, un modo perché le cose che desideriamo succedano. Non credete a chi vi dice che sperare è da fessi: è qualcuno che non ha mai nemmeno provato a cambiare le cose, a lavorare perché il brutto diventi bello e i sogni si avverino, a levarsi quella patina di cinismo e invidia dagli occhi.
La speranza non è per tutti, la speranza è per chi ha coraggio: perché alzarsi in piedi ogni mattina e cercare di rendere migliore la propria vita e quella di chi ci circonda o rincorrere i propri sogni non è roba da poco, ci vuole incoscienza, follia e grande forza di volontà. Avete mai provato a sperare? Se no, cominciate adesso.

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