Ognuno di noi ha momenti difficili, in cui non sa come andare avanti, che senso dare a quello che ci sta succedendo. Provate a pensarci: in quei momenti chi c’era a farvi compagnia, a farvi sfogare, a darvi le risposte che cercavate o semplicemente vi aiutava a non pensare? Con me c’era una canzone. La musica spesso ha risolto tutto per me: mi ha aiutato a fare chiarezza, a saltare sul letto in preda a un raptus, a tirare i pugni giusti contro il vento, a urlare, a piangere, a esorcizzare le mie paure. E a fissare gli attimi: belli o brutti che siano, rimarranno sempre con me, per sempre miei e di nessun altro.
Mi è capitato di nuovo questo weekend, ma mi capita spesso, per la verità: ascoltando un paio di brani, mi sono lasciata andare alle lacrime. Senza un motivo reale, senza che fossi preoccupata o particolarmente scossa: la musica mi ha mossa dentro e mi sono emozionata. Ero a Chianciano alle terme sensoriali e ho intrapreso il percorso depurativo in totale solitudine. In alcune stanze, si doveva semplicemente stare in silenzio a contemplare i giochi di luce in coordinato con la musica e rilassarsi. A un certo punto, è partita una delle colonne sonore più belle di sempre: “On Earth as it is in heaven” del film “Mission”, del maestro Ennio Morricone. Non riesco a dirvi quello che ho provato, ma è stato magico, liberatorio: a un certo punto, le lacrime hanno cominciato a correre lungo le guance, ma io ero felice, davvero felice. Ho capito che tutto aveva un senso, che era proprio lì che dovevo essere, che stavo vivendo la vita che volevo, che non potevo fare altro che rendere grazie. L’idillio è stato interrotto dall’entrata nella stanza di una coppia, ma non sapevo che si sarebbe riproposto di lì a poco in un’altra occasione.
Dopo aver quasi completato il percorso termale, che mi ha portato più volte a un colloquio interiore con me stessa – circondata dalla natura, con la testa sott’acqua, al centro di una piramide energetica, mi sono guardata dentro, senza paura, mi sono abbandonata e riconciliata con il mio io più profondo – durante la pausa di relax, stesa sul lettino, è partita la colonna sonora del film “American beauty”, altro capolavoro del compositore Thomas Newman. E mi sono ricordata del monologo durante il film, uno dei più belli della storia della cinematografia, dove il personaggio principale, suicidatosi, riflette su quanta bellezza c’è nel mondo e su quanto noi siamo incapaci di riconoscerla e apprezzarla. Così mi sono soffermata sulle cime degli alberi, ondeggiati dal vento, sulle nuvole in transito, sugli uccellini cinguettanti, sulla coppia di anziani mano nella mano, sulla fortuna di poter essere lì a godere di tutto quello: ho ringraziato per quello che ho e per la fortuna di saperlo riconoscere. E ho pianto.
La musica è una parte fondamentale della mia vita: c’era quando mi sono innamorata, quando ho avuto paura, quando avevo bisogno di urlare, quando ero disperata, quando ero felice, quando ho visto chi amo sorridere, quando sono sola in auto, con il vento tra i capelli. E ci sarà ancora, a rispondere a tutti i miei perchè. Perchè: “Prendi questa libertà che ti porta dove va, via, dove c’è musica c’è ancora prateria, via, a fare correre un po’ i brividi, e poi nell’anima, giù in fondo all’anima, dove c’è musica io ci sarò”.

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