L’altro giorno mi sono messa a piangere per una sciocchezza. In altre circostanze mi sarebbe scivolata addosso, ma ultimamente sono fragile.
Stavo ascoltando un po’ di musica lounge, mentre lavoravo, quando la mia capa mi ha girato una mail in cui i superiori della nostra casa editrice mi facevano i complimenti per un pezzo che avevo scritto. Sarà stata la morbida voce di Moby in “Porcelain”, sarà che in quel pezzo ci avevo messo tanto di mio, ma quelle semplici parole mi sono sembrate un monito a non mollare, un ricordarmi che nonostante il momento no, nonostante tutti quelli che tentano di mettermi a dura prova, io so fare il mio lavoro. Io amo il mio lavoro.
Così ho pianto. E poi ho sorriso. Un po’ per l’emozione, un po’ perché solo dopo ho realizzato che in un mondo in cui si sprecano parole per le cattiverie, qualcuno ha deciso di impiegarne quattro per seminare bontà.
Pensateci quando spargete pensieri e parole: state già seminando nel cuore di qualcun altro.

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