Di solito non sopporto festeggiare le ricorrenze con troppo anticipo: come quelli che ad Halloween cominciano a mandarti i comunicati stampa per Natale, a Natale per San Valentino e così via… Ogni cosa ha il suo tempo, no? Che ce lo lascino gustare ancora un pochino prima di assillarci con nuove cose da comprare, da regalare… Sembra sempre che sia un’eterna corsa al pensiero giusto, l’eterno affanno a preparare l’occasione perfetta, l’eterna ansia da prestazione nel creare l’atmosfera ideale, senza concentrarsi però sul vero significato delle cose.
Ora per me è ancora troppo presto per pensare al Natale, anche se tra poco comincerà l’Avvento: le città inizieranno a vestirsi di luci, gli alberi a perdere tutte le foglie, i parenti a riparlarsi. Queste feste mi mettono addosso sempre molta gioia, ma anche un po’ di malinconia: perché dobbiamo sempre avere l’occasione che ci ricordi di essere più buoni, migliori? Non potremmo semplicemente provare a esserlo a prescindere dalle ricorrenze in cui si deve alzare la cornetta per scambiarsi gli auguri?
In ogni caso, pur essendo troppo presto, l’altro giorno mentre ero in studio al pc, sento provenire dal salotto una musica di Natale, probabilmente colonna sonora di un qualche film sul tema: non nego che mi ha riconciliata con il mondo, mi ha infuso una pace nel cuore che ultimamente mi manca. Allo stesso modo, per lavoro, mi sto occupando di editare alcune ricette, e molte di queste sono su piatti e dolci natalizi. Sarà una stupidata, ma scrivere di strenne, nastri e panettoni mi fa passare ore serene.
Da qui in poi, la mia vita sarà in salita, ma andiamo incontro al Natale, una festa di cui dovrei avere cattivi ricordi, visti gli ultimi trascorsi, ma la cui magia nulla ha potuto scalfire, nè l’effetto che ha sul mio cuore. Perché Natale per me significa pace, prima di tutto dentro di me. E poi con gli altri. Ed essere persone migliori, a prescindere dalle luci, dai regali e dalle ricorrenze. Ma è bello e utile che ogni tanto qualcuno ce lo ricordi.

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