Quanto mi piacciono le cose semplici, non studiate, improvvisate? Quanto mi piacciono le serate in compagnia, dove basta un gioco in scatola, una torta alle carote e un manipolo di buoni amici per esser felici? È successo così questo weekend: faceva freddo, la voglia di uscire non era molta, le energie e le forze del mio compagno non erano al cento e così abbiamo proposto una serata in casa a fare i buoni vecchi giochi in scatola, accompagnati da un po’ di Coca Cola e una tortina portata da una coppia di amici. Poi abbiamo sfoderato Dixit, uno dei nostri giochi preferiti, e dopo abbiamo provato a giocare al “Piccolo principe”, ispirato alla favola di Saint-Exupery e al film di prossima uscita nelle sale italiane. Eravamo noi due e altri cinque nostalgici, innamorati dei cari vecchi giochi in scatola, che nè il tempo nè la tecnologia hanno saputo spodestare. Perché puoi anche passare ore e ore davanti alla Play a entusiasmarti per Fifa e Call of Duty, ma non c’è niente che entusiasmi o galvanizzi come vincere a Risiko o a Monopoli.
Avevamo preso l’abitudine nove anni fa, quando cominciammo l’avventura della malattia: per vedere gli amici, li invitavamo a casa per una serata giochi, tante chiacchiere e risate. Poi, vedemmo che non era una cosa che piaceva solo a noi, anzi; eravamo in tanti ad amare questo tipo di serate. E così abbiamo proseguito, tornando tutti un po’ bambini e riscoprendo il gusto di socializzare davvero, aguzzando l’ingegno e la fantasia.
Soprattutto è stato bello capire che basta davvero poco per divertirsi e stare bene: la compagnia giusta, la voglia di stare insieme e poi il resto vien da sè. Perchè alla fine non serve molto: e quando capisci che anche per gli altri rinunciare magari a una sfavillante serata nel mondo esterno per passarla insieme a te non è un sacrificio, allora realizzi che sei davvero fortunata e hai tutto quello che davvero serve.

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