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SeDici che sogni un futuro migliore per i tuoi figli…

giugno 22, 2016

Sin da bambini ci indicano come lupo nero o uomo nero tutto ciò da cui dobbiamo tenerci alla larga, che non dobbiamo avvicinare perchè malvagio, cattivo, dalle peggiori intenzioni. Peccato che crescendo molti non imparino a distinguere ciò che è realmente cattivo da ciò che non lo è e facciano diventare lupo nero tutto ciò che è diverso. Il ragionamento spicciolo è che se sei diverso da me, allora richiedi di essere conosciuto, compreso; se devo imparare a conoscerti e a comprenderti, allora è più veloce e facile ghettizzarti e catalogarti come qualcosa di pericoloso, di cui aver paura. Ma quante occasioni ci perdiamo così facendo? Quante opportunità di conoscere nuove culture, nuove forme di pensiero, nuove civiltà manchiamo, riducendo la nostra capacità di accogliere il diverso?

Questa settimana ho fatto esperienza diretta della bellezza della diversità, di quanto può essere arricchente. L’altra sera io e la mia squadra di pallavolo siamo stati coinvolti nelle riprese del film Abile 2.0 – il film, un cortometraggio scritto, prodotto e diretto da Mauro Moscati, un ragazzo non vedente pieno di idee e di creatività. Il film parla di come anche un ragazzo diversamente abile possa fare le stesse cose dei suoi coetanei, all’insegna di una vita il più possibile ‘normale’, in qualche modo è autobiografico, perchè Mauro, anche se non ci vede e gira con un bastone, fa esattamente quello che fanno gli altri: anzi, di più, gira anche dei film! È stato bello vedere l’energia e l’entusiasmo che ci metteva e allo stesso tempo, metterci al suo servizio per far sì che le riprese uscissero al meglio. È stato bello vedere come Mauro sia riuscito a trasformare un’avversità in opportunità: invece che lasciarsi annientare dal suo problema, ha saputo sfruttarlo per raccontare i piccoli e grandi disagi che può causare nella quotidianità e spronare chi è nella sua situazione a uscire allo scoperto e a vivere.

Sempre a proposito di diversità, la scorsa settimana ho avuto l’occasione di presentare a dei miei vicini di casa il mio fidanzato, che doveva prendere in prestito da loro delle case delle bambole per uno shooting: io sapevo già che loro erano una famiglia ‘speciale’, ma vederli all’azione tra le quattro mura di casa è stata l’illuminazione. Ho visto la famiglia che vorrei diventassimo: una coppia che si ama alla follia dopo 25 anni di storia, tre figlie legatissime come sorelle, una casa con un salone gigante pronto ad accogliere sempre chi vuole fare festa insieme, due genitori che amano passare il tempo insieme alle loro figlie, pareti piene di disegni e frasi piene di speranze, “perchè loro possano avere i loro spazi dove esprimersi”, un angolo riservato “ai nostri amici stranieri, dove ci scrivono casa in tutte le lingue del mondo”, una mamma e un papà che educano le loro figlie alla bellezza del diverso e ad aprirsi verso ciò che non si conosce. Sono rimasta folgorata e ho ringraziato per quell’incontro di un’oretta o poco più, perchè ho capito che davvero il futuro migliore che auspichiamo lo abbiamo per le mani tutti quanti, ogni secondo, insegnando ai nostri figli sì, a tenersi lontani dai guai e da ciò che è cattivo, ma che non tutto quello che non comprendono di primo acchito è pericoloso.

Perciò, SeDici che sogni un futuro migliore per i tuoi figli, concentrati su ciò che puoi fare per loro nel presente: educali al rispetto di ciò che non comprendono, a essere curiosi prima di giudicare, a fare esperienza di ciò che non conoscono, che sia un piatto, un luogo, una persona. I confini che stanno nascendo tra gli Stati e le persone sono frutto di prevaricazioni e della paura. La paura immobilizza e non ci spinge ad aprirci verso l’ignoto, ma è proprio dietro quella porta che si nasconde l’infinito. Insegniamo loro a chiedere prima di chiudere: perchè un bravo genitore non è colui che ha tutte le risposte, ma colui che stimola a fare tutte le domande e poi aiuta i suoi figli a trovare le risposte giuste per loro. Come dice il proverbio, diamo ai figli ali per volare e radici per tornare: solo così saranno cittadini del mondo, persone davvero libere.

Foto dal sito scintilledigioia.blogspot.com

 

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by Francesca Favotto | no comment
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Chi sono

"...Non è Francesca", recita la canzone di Battisti. E invece sì, son proprio io.
Nasco a metà degli anni Ottanta, la settimana in cui i Dire Straits dominavano le classifiche mondiali con il loro successo ‘Money for nothing’, sotto il segno della Bilancia, ascendente Leone. Determinata e tenace, innamorata della vita e del bello, appassionata di musica fino al midollo (grazie ai Dire Straits nel mio trigono), sin da piccola preferisco i temi di italiano alle equazioni di algebra, inclinazione che mi porta a intraprendere studi a carattere umanistico. Linguista per necessità, ma giornalista per passione, ben presto scopro quant’è bello e divertente girare come una trottola in cerca di notizie. La serie tv ‘Sex and the city’ dà il colpo di grazia al mio destino: la vita di Carrie Bradshaw è troppo bella per non provare a realizzarla!

Un’insana passione per lo shopping unita alla curiosità per il fashion biz mi aiutano quindi a ‘masterizzarmi’ in Giornalismo di Moda, titolo che mi apre la strada in un settore pieno di sogni e di amore: quello del matrimonio! Fidanzata da quindici anni, cerco di apprendere più nozioni possibili sull’argomento, applicandole nella vita a due. A un rimpianto preferisco un rimorso, a un muso lungo un sorriso, al bicchiere mezzo vuoto sempre quello mezzo pieno, a una vita senza sogni per paura di non riuscire ad avverarli, ne preferisco una piena di cicatrici e sudore nel tentativo di esaudirli. Sognavo la vita di Carrie… e intanto non mi accorgevo che la mia è pure meglio.

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