Io ho un metodo infallibile per stare in pace, per trovare la pace, per cercare la pace: spengo tutti i device, prendo un buon libro e mi sdraio in mezzo alla natura. Ho la fortuna di abitare dove è ancora campagna, dove per le vie di paese girano ancora i trattori, dove puoi fare una camminata e poi immergerti fino al busto nelle rogge.
Questo weekend sono andata in montagna a festeggiare i trent’anni di fondazione della mia società di pallavolo: una quarantina di persone in rifugio a 1500 m d’altitudine, là dove non prende quasi nessun device. O almeno ci speravo. E così è stato: per quasi 48 ore ho spento il cellulare e mi son goduta la magnificenza e il silenzio della natura. C’era la possibilità di salire a piedi perchè questo rifugio è raggiungibile solo così oppure in jeep, ma il maltempo ha sabotato l’iniziativa e così i genitori e i minorenni sono saliti coi mezzi, mentre un manipolo di eroi ha deciso di sfidare le intemperie e di salire a piedi. Molti si sono stupiti della mia decisione di unirmi a questo gruppo, vista la mia nota avversità per le scarpinate, ma mai mi sarei persa l’occasione di godere della natura così a stretto contatto. È vero, non sono mai stata un’amante delle faticate in alta quota, ma si arriva anche a un punto in cui si cambia idea e si capisce che certe fortune non tornano e bisogna goderne il più possibile appena si può. Peccato che poi un acquazzone e la mia asma mi abbiano costretta a proseguire in jeep, ma secondo me ce l’avrei potuta fare, ovviamente al mio passo di lumaca!
Una volta saliti al rifugio, mi si è stagliato davanti il panorama che ricordavo, essendoci già stata: una vallata dai colori vividi, con un piccolo ruscelletto a far da padrone, le montagna con i loro dolci pendii e mucche e capre al pascolo a volontà. Ovviamente – e meno male – il cellulare ha smesso di vivere non appena superata una certa quota, così l’ho spento. Tanto tutto quello che mi serviva l’avevo lì con me. Così mi sono goduta due giorni in compagnia degli amici di sempre, all’insegna di ottime mangiate, giochi e scherzi a non finire e tante passeggiate in un verde così verde, che qui da noi in città non si trova più. Ho respirato a pieni polmoni quell’aria pura, quei profumi, ringraziando ogni istante per il dono di esserci, semplicemente. Ho trovato la pace, senza aver bisogno di molte cose: solo me stessa, i miei affetti e una chitarra.
SeDici che vuoi trovare la pace, basta tornare all’essenziale: spegnere tutto il rumore esterno, che inquina mente e cuore, e tornare al respiro primordiale del mondo. E non occorre andare tanto lontano, non occorre la montagna o il mare, basta ritagliarsi ogni giorno uno spazio per sè, immersi nelle campagne dietro casa o nel parco cittadino, staccando ogni possibile fonte di distrazione e concentrandosi solo sul “qui e ora”.
In questi due giorni, mi sono resa conto di come questa civiltà ci stia derubando della capacità di interagire, di intessere veri rapporti umani, di apprezzare il silenzio: ho sentito bambine di dieci anni disperarsi perchè sarebbero dovute stare qualche ora senza connessione. Che futuro stiamo lasciando a queste generazioni? Insegniamo ai nostri figli che sì certo, la tecnologia è buona e utile per costruire un mondo migliore (se usata nel modo giusto), ma non è la base della vita. Insegniamo loro a socializzare senza l’intermediazione di uno schermo, a giocare senza per forza utilizzare un iPad, ad ascoltare il proprio sè interiore che ogni tanto implora un po’ di riposo da tutte queste sollecitazioni esterne, ad apprezzare un paesaggio dal vero piuttosto che perdere tempo a fotografarlo con l’ausilio dei filtri. Un giorno all’ingresso in un bosco, trovai un cartello con scritto: “Nella foresta non c’è il wifi, ma una connessione migliore. Quella con la NATURA”. Mai cartello fu più azzeccato e vero: provare per credere.

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