Provate a pensarci: le peggiori cazzate fatte o dette, le abbiamo compiute quando avevamo paura. Paura di essere lasciati, paura di perdere il lavoro, paura di morire, paura di perdere un amico, paura di non avere ragione… Paura. Difficile mantenere il sangue freddo in determinate situazioni, perché il cambiamento spaventa, fa uscire letteralmente fuori di testa, fa chiudere a riccio nel tentativo di proteggere lo status quo, di proteggersi.
Questa settimana ho sperimentato cosa vuol dire diversità e quanta paura può fare: è proprio di questi giorni il dibattito sulle unioni civili, sulle famiglie formate da omosessuali e proprio sabato scorso in milioni sono scesi in piazza per far sì che anche in Italia vengano riconosciuti questi diritti a coloro che i più considerano ‘diversi’. Io ho diversi amici omosessuali, fidanzati e innamorati, proprio come me, e che come me, desiderano essere riconosciuti legalmente, per esempio quando in ospedale ti bypassano bellamente solo perché non sei la ‘moglie’, una cosa che mi mortifica e mi uccide, perché invece io mi ci sento a tutti gli effetti, nonostante non abbia firmato niente. E proprio sabato, al mio risveglio con un bacio e un “Ti amo”, mi son trovata a pensare ad Andrea e a Gabriele e a tutti gli altri che saranno stati svegliati come me dai loro amati e a quanto anche il loro cuore traboccava di gioia. Perché se c’è l’amore in una coppia, chi può sostenere che quella non sia una famiglia?
Sempre in questi giorni, gira in rete un video dolcissimo, uno spot girato per una nota marca di fazzoletti, in cui si racconta la storia di Michael e Chance, un ragazzo e un cane, entrambi disabili, entrambi costretti a usare la sedia a rotelle per muoversi. Chance non lo voleva nessuno ed era destinato all’eutanasia, quando invece ha trovato in Michael qualcuno che lo potesse capire, sostenere e aiutare a rinascere. Ma non credete, il dono è stato reciproco: perché anche Michael ha ritrovato la voglia di vivere e di superare i propri limiti, grazie a quel batuffolo di pelo. Quanto spesso decidiamo a priori che una cosa, una persona è inutile solo perché considerata inferiore, menomata, diversa?
Infine, è di qualche giorno fa uno degli scatti fatti al mio moroso e al nostro cagnolone che preferisco: Teo è immobile e strizza gli occhi, mentre Buzz gli lava la faccia a suon di baci. Quella faccia rovinata e deturpata da uno sfogo cutaneo provocato dalle cure che sta facendo, che gli procura ferite e prurito. Quella faccia che in tanti, alla sua prima uscita pubblica dopo il primo ciclo, hanno guardato, alcuni interrogativamente, altri con sdegno, qualcuno con raccapriccio, molti con indifferenza. Ma Buzz secondo la scienza non è dotato di intelletto, quindi se ne frega e lo bacia addirittura, non facendo caso alle piccole pustole o se il suo padrone non è bello e perfetto come un tempo: Buzz sa che quegli occhi sono i suoi e questo gli basta per amarlo.
Quanto spesso ci lamentiamo di sentirci dei pesci fuor d’acqua? E quanto spesso invece siamo noi i primi a lasciar fuori chi non lo merita, con uno sguardo, una parola, un gesto? Io in primis spesso ho guardato con diffidenza ciò che non capivo, ma la diffidenza in sé va bene, serve ad avvicinarsi con più cautela, ad approfondire con calma la conoscenza; non va bene, se invece è solo una scusa, un espediente per allontanare ciò che è diverso da noi, per discriminare.
Perciò, SeDici che vuoi essere accettato, impara ad accettare: il diverso fa paura, sia esso di colore, disabile o gay. E la paura porta a fare o a dire cose molto brutte. La paura esclude. Apriamoci alla diversità, tentiamo di comprendere: ne verrà fuori un mondo più ricco per tutti.

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