In questi giorni di vacanza, in cui sono ancora a casa in attesa delle mie, di vacanze, ho avuto modo di notare come non sappiamo più cos’è davvero, una vacanza. Persone costantemente connesse, 24 ore su 24, impegnate a documentare con foto e status ogni singolo movimento, ogni singola azione: “Oggi prendo il sole!”, “Oggi gita lì”, “Oggi vado di là“, e foto foto foto, con relativi commenti cui bisogna rispondere, ovviamente! E allora mi dite la vacanza dov’è?
Di recente ho letto un bell’articolo di Daria Bignardi su Vanity Fair (leggetelo qui) dove diceva che le più belle vacanze sono quelle senza campo, in cui non ci sentiamo obbligati ad essere onnipresenti nella vita degli altri, ma ad essere presenti nella nostra. Se in cima a una montagna sento la necessità di trovare la connessione per scattare una foto, che nella maggior parte dei casi verrà dimenticata in tre secondi, mi sarò già perso metà della bellezza del panorama; se in spiaggia sento il bisogno di documentare la mia tintarella scattandomi una foto della pancia, avrò di certo interrotto la mia tranquillità per prendere l’iPhone e scattarmela.
Insomma, impariamo a staccare la spina, ma completamente: facciamo silenzio tutt’intorno e dentro di noi, impariamo a sentire e a far sentire la nostra mancanza. Vacanza deriva da vacuum, vuoto, quindi significa creare nuovi spazi da riempire con nuove emozioni ed esperienze. Siamo già collegati tutto l’anno e tutti i giorni a questi infernali apparecchi, chi per lavoro, chi per diletto. Appurato che al resto del mondo non frega nulla di cosa stiamo facendo in questo determinato istante, impariamo a mancare: solo così verremo ricordati davvero, e saremo in vacanza. Anche dal nostro ego.
Photo by Millie Holloman for Style Me Pretty

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