“Hai già messo su i ceci?”. “Sì, adesso adesso. Perché?”. “Avevo voglia di uscire a pranzo. Andiamo al Punto felice?”. “Bella idea”. “Ho voglia di festeggiare, anche se non so bene cosa”. “Festeggiamo i nostri progetti, il mio contratto, il tuo sorriso, la tua bellezza, la primavera, la nostra vita insieme, il sole, la felicità. Il nostro amore”. “Giusto, andiamo”. “Ti amo”. “Ti amo”.…
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Rinascita
“E mi ha detto che è giusto che io abbia una guida perché a fare scelte così difficili per il mio futuro, la mia vita…”. Intanto che Teo parla, l’occhio mi cade su questa piantina, che mi ha regalato proprio lui per la Festa della Donna: la mia idiosincrasia per fiori e piante è risaputa, così qualche mese fa mia suocera l’ha piazzata in salotto, già mezza morta: “Però dai, arreda anche così, no?”. Da allora non riceve nè acqua nè sguardi, completamente abbandonata a se stessa, dimenticata. Stasera proprio mentre Teo mi stava raccontando della telefonata della sua prima oncologa e dell’incontro con il medico del protocollo che potrebbe cominciare a seguire, mi è caduto l’occhio su queste corolle: ma come fanno a essere lì? Da dove sono sbucate? Dove ha trovato la forza questa pianta di sbocciare ancora? Senza acqua, senza amore? Poi guardo Teo: è radioso, è fiero, è pieno di speranza. Emana luce. Sono stati giorni…
La danza della foglia
“La libertà della foglia che abbandona il ramo è la responsabilità di tornare ogni primavera”. Fabrizio Caramagna Esterno, giorno. Fine settembre. Da pochi giorni è già autunno, eppure la natura non ci vuol sentire: le foglie sugli alberi sono ancora tutte verdi e rigogliose, il sole cerca ancora di riscaldare le ossa. Oh no… ecco che una foglia si stacca dal ramo, per via di una folata di vento, e viene trasportata poco più lontano, lasciata cadere per terra con una delicata violenza, quella di chi sa che non può opporsi al suo destino, ma che ancora non tutto è finito. Ora è tempo che l’albero si metta a riposo, trattenga le energie per una nuova rinascita: della foglia non c’è bisogno, non più, non ora. Ma il suo momento tornerà. Interno, giorno. Metà settembre. Ospedale. “La malattia si è ripresentata… Senza cure non può stare… Proponiamo una chemio contenitiva, che miri a tenerlo sotto controllo, se non a…
Mi sento un giorno di primavera
Quand’è che può dirsi davvero primavera? Il 21 di marzo, per prendere una data canonica, quando c’è il sole che splende fuori dalla finestra? Perché oggi piove a dirotto, sembra una tetra giornata autunnale, non è il 21 di marzo, eppure dentro me è primavera. Sento una specie di rinascita e una nuova forza, come fossi un bocciolo pronto a fiorire, una farfalla pronta a uscire dalla sua crisalide. Non so dire come stia avvenendo, ma sento una nuova energia scorrermi dentro. Tanta voglia di fare, tante piccole rivoluzioni da mettere in atto: mi siedo alla scrivania felice di quello che devo fare, di come mi devo guadagnare la pagnotta, tanti i progetti in divenire, tante le novità che ogni giorno mi aspettano dietro l’angolo e un mio grande privilegio è saperle sempre affrontare con il sorriso, senza paura del sacrificio che magari comporteranno. Tanti anche i viaggi che mi aspettano, qualcuno di lavoro, qualcuno di piacere, tutti con nuovi…