“Prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita”. Ripetetele come un mantra. Anche se le avete già pronunciate sull’altare, anche se non le avete ancora pronunciate, anche se le vivete come la cosa più romantica. Certo lo è… ma cosa fareste se vi toccasse davvero tener fede a questa promessa? Per istinto di protezione o di pura sopravvivenza, di solito tendiamo a fermarci alle cose belle – nella gioia… nella salute… – senza pensare alle difficoltà che potrebbero capitare, ma se capitassero? Cosa fareste?
Irene non ci ha pensato su due volte. Irene per amore del suo grande amore, l’amore della sua vita, ha donato una parte di sé, fisicamente. Irene è Irene Vella, una giornalista in gambissima (suoi sono i servizi del programma “X Style” e “Verissimo” su Canale 5) e una scrittrice ironica e pungente, nonché un’amica: ci siamo conosciute per lavoro anni e anni fa e ora facciamo il tifo l’una per l’altra. La sua ultima creatura è il libro “Sarai regina e vincerai”, edito da Piemme edizioni, ora in tutte le librerie, che racconta la sua fiaba d’amore: quella tra lei e suo marito Luigi, un matrimonio, una figlia – Donatella, 17 anni – e poi il buio. Lui, sportivo, atletico, sanissimo, si sottopone a una visita: la diagnosi è insufficienza renale cronica e la prospettiva è la dialisi a vita. O un trapianto. La brutta notizia avrebbe potuto far crollare tutto. E invece. All’improvviso Irene scopre che le banalità che si dicono sul valore delle piccole cose o sulla fragilità della felicità, sono tutte drammaticamente vere. Ma è vero anche che l’amore ti dà risorse che non credevi di avere. Infatti la decisione viene da sé: donerà a Luigi un suo rene, affrontando la battaglia più difficile e vincendola, insieme. Tanto che è la prima donna italiana donatrice di rene ad avere avuto un figlio. Questa è la sua storia.

Come mai questo titolo? “Ti rispondo con uno stralcio dal mio libro: «Quando avevo dieci anni, mia madre si presentò con un quadro di tricot che recitava: «Sarai regina e vincerai: tutte le cose che vorrai diventeranno realtà». Neanche la Disney aveva mai osato tanto. Il problema è che io ci ho creduto»”.
Cos’è per te la tua famiglia? “È la luce in fondo al tunnel, è la mia forza, la mia ancora di salvezza, tutto quello che sono lo devo alla gioia che mi danno i miei figli e mio marito, senza dimenticare i miei genitori che hanno messo dentro di me tutto l’amore che adesso sono in grado di trasmettere agli altri”.
Luigi: come hai capito anni e anni fa che era lui il tuo grande amore? “Io l’ho capito subito, anche se era la terza volta che ci presentavano. Quando dopo qualche giorno che stavamo insieme mi ha detto: “Sappi che se tu dovessi rimanere incinta e fosse un maschietto, io vorrei chiamarlo Gabriele come zio”. Lui non poteva immaginare che io anni prima avessi perso il mio adorato cugino/fratello per un incidente stradale, si chiamava Gabriele. Avevo giurato a me stessa che mio figlio avrebbe portato il suo nome… Lì ho capito in un secondo che lui era quello giusto, quale maschio di 28 anni pensa ai suoi futuri figli la prima settimana che esce con te?”.
Dalla comunione dei beni alla comunione dei reni: ma come ti è venuto in mente di donare una parte di te a tuo marito, oggi che nemmeno più tra coniugi ci si dona una carezza? “Ti rispondo con una frase del libro: “Poi è arrivato Luigi che in un giorno di gennaio mi ha abbracciato così forte che tutti i pezzi rotti si sono attaccati di nuovo insieme. Come per magia. Ed ho capito di non aver mai amato per davvero. Ed ho capito di non essere mai stata amata per davvero. Perché la verità è una sola: se ti ama ti viene a prendere. Ovunque tu sia. Ti trova e non ti lascia più. Luigi mi ha scelto, ha voluto me e tutti i miei difetti, il mio disordine, la mia gelosia retroattiva e futura, il mio amore per lui matto e disperatissimo”.
Esito della diagnosi di Luigi: disfunzione renale. Cosa provasti? “Ho avuto paura di perderlo, ho avuto paura che il mio principe azzurro mi lasciasse da sola nel mio castello, che senza di lui non avrebbe più avuto motivo di esistere. Ho odiato tutto e tutti, me la sono presa con il mondo e l’unica domanda che riuscivo a pormi era: Perché noi? Perché lui? Poi mi è bastato fare un giro nell’ospedale per capire di essere anche fortunata, noi avevamo una soluzione: dialisi e trapianto. Per altre malattie non ci sono soluzioni. Quindi mi sono rialzata, ho pianto tutte le mie lacrime e ho deciso di combattere sempre con il sorriso”.
Hai mai avuto paura che il trapianto non potesse funzionare, che il tuo gesto fosse andato invano? “Quello mai, io sono una persona ottimista di natura. Nemmeno per un secondo mi ha sfiorato l’idea”.
Sono passati 12 anni: oggi lo rifaresti? “Lo rifarei mille volte più una. È sempre stata la scelta giusta”.
Tu che l’hai fatto, sai spiegarci come si fa a tramutare in fatti “in salute e in malattia, nella buona e nella cattiva sorte”? “Con l’amore. La chiave di lettura è sempre quella. Se tu ami la persona con cui hai deciso di passare il resto della tua vita non puoi immaginare nemmeno per un secondo di rimanere senza. Luigi è il mio migliore amico, il mio amante, il mio amore, il padre dei miei figli. È la metà della mia mela. Noi ci amiamo, litighiamo, facciamo l’amore, ci tiriamo i piatti, e ci prendiamo in giro da sempre. Amore, dialogo e ironia, queste sono le chiavi di lettura per una vita coniugale serena. Almeno con noi ha funzionato”.
Com’è cambiata la tua vita dopo il trapianto? “A parte l’utilizzo quotidiano degli immunosoppressori, è uguale a prima. Anzi più bella, perché la viviamo con una consapevolezza diversa, la normalità è sottovalutata, tutti la danno per scontata quando c’è, come la felicità. Io amo la nostra quotidianità fatta di tazze per la colazione, tavole imbandite per le cene con i nostri amici e poter dare il bacio della buonanotte e del buongiorno ai miei figli. Sono una donna fortunata, mi accontento di poco”.
Cos’hai imparato da quell’episodio? “Che tutto può cambiare da un momento all’altro, per questo vivo la vita a mille, non voglio avere il rimpianto di non averla vissuta al massimo”.
Oggi ti senti un po’ regina? Puoi dire di aver vinto nella vita o ti manca ancora qualcosa per essere davvero felice? “No, io sogno che la mia vita continui così, vorrei solo che il “nostro” rene durasse per sempre… come un diamante. Perché la nostra “nocciolina” (così l’ho ribattezzato nel libro) è la nostra pietra preziosa”.
Sogni nel cassetto? “Visto che quando si sogna bisogna farlo in grande mi piacerebbe che la nostra storia diventasse un film, perché in realtà lo sembra davvero un pochino”.
Un consiglio alle giovani coppie all’ascolto? “Non smettete mai di litigare, parlare, fare l’amore. Se c’è un problema parlate, non lo tenete per voi, solo così si possono risolvere. E per le giovani coppie con figli piccoli di ritagliarsi sempre un po’ di spazio per continuare a essere fidanzati e non solo genitori, l’amore va coltivato. Ah, e sorridere. Sempre”.

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