Siamo diventati bulimici. Affamati di sempre nuove cose, nuove emozioni, nuovi sentimenti, nuove esperienze. Ingoiamo, fagocitiamo, poi vomitiamo, senza nemmeno annusare l’odore, sentire il sapore, vedere l’effetto che fa.
Il nuovo partner non manda abbastanza messaggi o non scopa abbastanza bene: via, scorri al prossimo profilo su Tinder. Il lavoro richiede troppo impegno, oppure c’è quella collega che non sopporto: via al prossimo colloquio. Sono appena tornato dalle vacanze estive: cazzo, devo già prenotare quelle natalizie. Il cane non mi ascolta, non ubbidisce, non sta buono: via, lo riporto in canile e prendo un gatto, che sta più buono. Al 15 di ottobre già facciamo l’albero di Natale e ci sono le lucine sui balconi. Al 23 di dicembre già pensiamo al pranzo di Pasqua. Compriamo migliaia di vestiti a poco prezzo che non metteremo mai e mandiamo vocali zeppi di cazzate che nessuno ricorderà.
Ma quando torneremo ad avere fame? La fame viene quando ti manca qualcosa: il problema è che a noi non manca nulla. Ci manca la voglia di aspettare, quella sì. Aspettare a dare il primo bacio, a fare l’amore, a vedere se il cagnolino impara a comportarsi, se quella collega cambia atteggiamento, la prossima vacanza. Abbiamo paura di non vivere, quindi riempiamo la vita di nulla. E così ci perdiamo il meglio.
La felicità sta nell’attesa: impariamo a riprenderci il tempo che ci spetta per amare la vita. E non ci mancherà più nulla. E ogni mattina sarà Natale.

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