Questa foto è nata così, senza un perché. Forse come tutte le cose migliori. Era da un po’ che ammiravo quei campi di colza, era da un po’ che avevo voglia di immergermi in tutto quel giallo. Ne avevo bisogno. Oggi ho sentito che era il momento giusto. Di strada per andare a yoga, ho inchiodato sul ciglio della carreggiata e mi sono tuffata in quel mare, facendomi baciare dal sole del tramonto. Mi sono sentita in pace, benedetta perché consapevole di essere al posto giusto, nel momento giusto. C’è stato tanto giallo nella mia vita, nonostante il cielo grigio. Ma ho lottato per questo. Il giallo è una scelta. Brava me.…
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Il senso della vita
La cosa che tutti notano e che salta di più all’occhio durante le presentazioni di Teo è il suo sorriso, caldo, onnipresente e insolito. L’altro giorno durante la presentazione a Verona la nostra amica Marianna gli ha ricordato una cosa che gli dissi io qualche tempo fa: “Tu ti sei salvato così tante volte che nemmeno te ne rendi conto”. Lui si è emozionato, poi ha proseguito: “Anni fa, a un corso di scrittura creativa, la prof ci raccontò di uno scrittore fallito, che non aveva venduto nemmeno una copia del suo romanzo. Lui però era felice perché quel romanzo piaceva a sua moglie. Ebbene, tutti i miei compagni di corso, compresa la prof, schernivano quello scrittore, ma io mi sentivo l’unico dalla sua parte, l’unico in grado di capirlo, perché anche io come lui faccio tutto per la donna che amo: se piace a lei ciò che faccio, io sono felice e appagato“. Poi, mi ha guardato e ha…
Come una madre ama un figlio
Lo amo come una madre ama un figlio. Guardandolo negli occhi, per capire se sta bene. Trattenendo il respiro, per non fare rumore. Rimanendo immobile, se la paura attanaglia. Controllando se respira, mentre i sogni lo cullano. Tenendo sempre accesa la speranza, anche quando la notte si fa più oscura. Cercando di non vacillare, anche quando l’equilibrio si fa precario. Piangendo sotto la doccia, lì dove nessuno mi può sentire. Dimenticandomi di esistere, perché lui viene prima di ogni cosa. Lo amo davvero come una madre ama un figlio. E non so dire se sia bene o sia male. Ma lo amo. E questo al momento è tutto ciò che conosco di me stessa.…
La misura dell’amore
Voi sapreste quantificare l’amore? Sapreste dire quanto è giusto, quanto bisogna amare? Alcuni sostengono che il vero amore sia quello totalizzante di una madre, pronta a dare la vita per i suoi figli. Poi venne colui che ci amò sopra ogni cosa, “dando la vita per i propri amici” e invitandoci ad amare sino alla fine. Io mi chiedo se potrei amarti più di così, ci sono giorni in cui mi sembra di essere inutile, di non fare abbastanza, e alcune volte credo sia proprio così. Ma poi succede che la vita ti mette di fronte alla difficoltà, all’emergenza, al pericolo. E anche stavolta non c’è stato un secondo in cui io non abbia pensato prima alla tua vita che alla mia. Perché so che salvando te, salvo anche me stessa. Perché l’amore – quello incommensurabile – salverà entrambi.…
Fame di grazie
Ho cominciato all’università, quando con i primi lavoretti iniziavo ad avere un po’ di indipendenza economica. A ogni esame andato bene mi regalavo qualcosa, non aveva importanza il valore – poteva essere la mia rivista preferita o una maglietta di Zara -, ma doveva essere qualcosa che piaceva a me. Per farmi felice, per ricompensarmi o forse per compensare i sacrifici fatti senza mai un grazie in cambio. Poi crescendo, è arrivato chi riconosceva i miei sforzi, ma io non ho perso l’abitudine di premiarmi. Mi sono regalata una borsa: “Non ne avevi bisogno”, mi hanno detto. “E tu che ne sai di cosa ha bisogno la mia anima?”, ho risposto. Spesso non si mangiano troppi biscotti, non si comprano troppi vestiti, non si guardano troppi porno perché si ha tanta fame, si han pochi abiti o perché si ama il sesso. Anzi. Impariamo a guardar dentro invece che fermarci al fuori. Io avevo fame di grazie e ho imparato…
Repulisti
Stamattina. Tento e ritento un attacco. Ma continuo a cancellarlo. Che succede? Le parole non escono. Non ho voglia di ributtarmi nel vortice, anche se è da ieri che sto nuotando. Ho una strana ansia che mi pervade, anche se in realtà va tutto bene. Non ho voglia, ma il tempo scorre. E così l’ansia si moltiplica. Comincio a rispondere alle mail, cancellandone alcune di inutili. E così dalle mail passo ai miei social. Comincio a far piazza pulita tra gli ‘amici’, tra i follower, tra i gruppi, tra le pagine fan: centinaia e centinaia di contatti lì a prender polvere, a far la muffa, a inquinare l’atmosfera. Via, via tutto. Così son passata alla scrivania: decine di vecchie cartelle stampa e oggetti e biglietti… Via, tutto nel cestino. Ora si respira un’aria nuova, sia sul desktop che sulla scrivania. Domani sono certa che le parole verranno: del resto, come si fanno a sentire le parole riecheggiare nella propria anima,…
Al mio yogurt
Estate 2006. “Mi spiace, ma se non lo operate subito, non supera le due settimane. E dopo comunque non è detto che vada avanti per molto”. Capodanno 2008. “Dev’essere operato d’urgenza. Ai 30 anni? Non sappiamo se arriverà…”. Primavera 2013. “Non so se arriverai ai 50 anni, noi ci proviamo”. È una vita che ti marchiano a fuoco con la data di scadenza, nemmeno fossi uno yogurt. È una vita che mandi a fanculo come il peggiore dei rompicoglioni tutti i pronostici. Ai 30 non ci dovevi arrivare, siamo quasi ai 40. Non so cosa ci riserverà il futuro, ma so cosa mi ha insegnato il passato: a me che non amo festeggiare il mio compleanno, mi hai insegnato invece che ogni anno conquistato è un anno di vita in più. Non so se ai 50 ci arriveremo – ma a dirla tutta, non so nemmeno se ci arriverò io -, però so che non ho più paura di morire,…
Come Forrest Gump
Matteo è malato di cancro dacché ho memoria, ormai non mi ricordo nemmeno più la nostra vita insieme prima. Matteo è il primo testimonial AIRC non guarito della storia dell’associazione. Lunedì è stato invitato al cospetto del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per la cerimonia di celebrazione “I giorni della ricerca”. Vi ricordate Forrest Gump quando viene invitato a conoscere il Presidente degli Stati Uniti John F. Kennedy come membro della squadra di football dell’università? Ecco, per me lui è un po’ così: una persona ordinaria, colpita da una sfiga micidiale, che con onestà, caparbietà e un pizzico di incoscienza, trasforma la sfiga in opportunità e fa cose straordinarie. Lui mi insegna che non è semplice, ma non è impossibile. Per me è un onore e un orgoglio stargli accanto: go Teo go, più veloce del vento.…
La libertà di abbracciare
Teo durante le sue presentazioni abbraccia forte e a lungo tante persone. Teo frequenta spesso e da solo molte donne, per lavoro o per salute. Teo ha una sensibilità molto spiccata e particolare, che lo rende amabile, all’istante. Ieri sera mi hanno chiesto, mentre assistevo all’ennesimo abbraccio: “Ma tu non sei gelosa?”. E io: “No, per niente”. E sono sincera. Perché so che lui con quegli abbracci si ricarica di energia e felicità. Perché Teo ha gli occhi che parlano e capirei se in quegli abbracci ci investisse di più. Perché insieme abbiamo costruito tanto, tutto. E vale infinitamente di più di qualsiasi istinto o effimera affinità. Perché io in questo rapporto ho investito e sto continuando a investire tutto, e se dovesse fallire per un abbraccio andato storto, non sarebbe solo colpa sua, ma anche mia, ché avrei potuto dare di più. Perché come mi guarda lui, nessuno mai. E finché continuerà a guardarmi con quegli occhi pieni di…
Leggera
Leggera. In acqua sono leggera. Basta non combattere il moto perpetuo delle onde e lasciarsi cullare dal blu. Che bello fare il morto, azzurro sopra e azzurro sotto, e dimenticare il mondo. Fino a che il pensiero che qualcosa di ignoto ti possa sorprendere alle spalle, ti fa agitare e ti costringe a riportare le gambe sotto il pelo dell’acqua e a nuotare. Pesante. Nella vita sono pesante. A volte caratterialmente con la mia esuberanza e le mie paturnie, di certo fisicamente. Mangio fino allo sfinimento, come se potesse mancarmi il cibo da un momento all’altro. Mangio per golosità, non per fame. Mangio come se dovessi colmare delle mancanze. O delle future assenze che incombono. Mangio perché son sempre dovuta bastare a me stessa, così inconsciamente quando non potrò più badare a me, sarò abbastanza da bastarmi. Mangio perché non riesco a rilassarmi, perché temo il peggio, proprio come quando fai il morto e ti agiti per via dell’ignoto che…