Sabato sera siamo tornati lì, sulla panchina dove quasi 5840 giorni fa ci siamo dati il primo bacio. Io ero a cavalcioni sulla pietra – mai stata una signora – e vedendoti indeciso, ti dissi che volevo stare con te e ti baciai. Eri già l’amore della mia vita, valeva la pena tentare il tutto per tutto. E avevo ragione io. Oggi – dopo numerosi kg in più, qualche ruga sul volto, più capelli bianchi, 5 cicatrici sul corpo, qualche sogno infranto e molti realizzati, un tumore come terzo incomodo – siamo ancora qui. Proprio l’altro giorno ti chiedevo: “Ma come ci si fa ad amare ancora dopo tutti questi anni?”. Tu la risposta non l’avevi, io neppure. Ma so che non ci potrebbe essere più amore di così.…
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La bellezza della normalità
L’altro giorno eravamo al parco, un normalissimo pomeriggio, di una normalissima domenica, in una normalissima città. C’era tanta gente normale, che faceva cose normali, come leggere un libro, prendere il sole o giocare a pallone con gli amici. L’altro giorno lo guardavo. Lo fissavo come si fissa un miracolo. Come un bambino che sta muovendo il primo passo, da solo. Giocava a calcio con i nostri amici, una cosa normale che fanno le persone normali. Era una vita che non lo vedevo con un pallone tra i piedi. Le cure e il fiato corto non glielo permettevano. Ma l’altro giorno stava bene, l’altro giorno sorrideva. Era felice come un bambino, con il pallone tra i piedi. È bravo ancora, com’era bravo quando la malattia non era un fottutissimo niente. Lo fissavo ammirata. E felice. Era un ragazzo normale, tra ragazzi normali. Mi è scesa una lacrima, come a una madre che vede suo figlio al saggio della scuola. Orgogliosa ed emozionata.…
Zuppa d’amore
L’amore ancora non ho ben capito che cos’è. Credo assomigli a lui, che tornato a casa dopo una giornata all’ospedale, si mette a cucinare il suo piatto forte, e ti regala un sorriso gigante e pieno di soddisfazione, guardandoti riempire la terza ciotola. Un po’ come quando da piccola guardavi tuo nonno abbrustolire la polenta sulla stufa e dartela per merenda o come quando si metteva a fare il minestrone per tutta la famiglia, che sobbolliva per non so quante ore e tu rientravi da scuola e in casa sentivi quell’odore di verdura e amore. Sì, credo che l’amore somigli proprio a questo.…
Ikigai
Voi lo sapete cos’è l’ikigai? Ikigai è una parola giapponese che vuol dire “un motivo per cui vale la pena vivere”, “un motivo per cui svegliarsi la mattina con il sorriso”. Questa filosofia giapponese sostiene che se uno lo trova, può vivere anche più a lungo perché felice di esserci. Il mio ikigai credevo di averlo trovato: per me è scrivere. Scrivere è come l’aria, come l’ossigeno che respiro: potrei farlo sempre, in continuazione, senza nemmeno pensarci. Come il polmone lavora in silenzio e mantiene in vita il mio corpo, così la penna nella mia mano mantiene in vita il mio spirito. Io scrivo per vivere ed è proprio questo che ultimamente offusca il mio ikigai: la mail di lamentela, il cliente che non paga, le richieste assurde su pezzi già approvati… È un attimo svegliarsi la mattina e avere voglia di rimanere a letto, per non pensare. Ma poi, arriva un suo messaggio, una telefonata: è felice, sta scrivendo…
La fiaba del ciclamino Teo
Non ho il pollice verde. Mai ce l’ho avuto e mai l’avrò. Le piante mi muoiono: perché me ne scordo o perché non ci parlo. Chissà. Ma da qualche giorno osservo un miracolo: sulla mia scrivania tengo una piantina di ciclamino, regalo di mia suocera per Natale. Dopo averlo bagnato poco e poi avergli dato da bere più spesso per vedere se riuscivo a salvarlo, niente, tutti i fiori sono appassiti. Stavo per buttarlo, quando… mi sono accorta che tra le foglie verdi, svettava lui: ritto, orgoglioso, colorato, fiero. In mezzo alla morte e alla desolazione, lui non si è arreso e ha tirato su il capo. E non molla. E così non solo ha salvato se stesso, ma anche tutta la sua famiglia. E anche me, che ho ricominciato a credere in lui. E in quella fiaba sulla speranza, che dice che anche il più piccolo appiglio di luce può bastare a illuminare una stanza intera. Per il suo…
Mancanze
Le mie amiche stanno programmando un weekend lungo a Ibiza. A giugno. “Vieni?”, mi hanno detto. E io che non so nemmeno se domani sera riuscirò a uscire a mangiare un panino con la squadra, mi trovo a dover dire l’ennesimo no. Non che si tratti del dispiacere della rinuncia, ma più del peso di una vita tranquilla che manca. Ma che ne sanno loro della fatica di poter programmare anche solo la spesa al supermercato, quella grossa, intendo, fatta in famiglia; dei biglietti dei concerti regalati a denti stretti perché c’è sempre l’incognita di doverli rivendere; del non saper nemmeno quando poter proporre una data per l’inaugurazione di casa tua, che già è vecchia e forse a questo punto un’inaugurazione non l’avrà mai. Ma che ne sanno loro degli appuntamenti saltati all’ultimo minuto, dei viaggi mastodontici che non riusciamo mai a organizzare per tempo, dei biglietti aerei prenotati last minute, a prezzo pieno, che prima è come buttar via soldi,…
Vita ai giorni, giorni alla vita
E così un altro anno è passato. E io che non ho mai amato festeggiare il mio compleanno, mi ritrovo ad amare di festeggiare il tuo. Perché è una conquista, un dono vero, un miracolo. Proprio l’altro giorno mi hai detto: “Con tutto quello che può succedere, cascasse il mondo, ma io il mio compleanno lo voglio celebrare, perché so solo io la fatica che faccio ogni giorno per arrivare a mettere un’altra candelina sulla torta!”. Si fa fatica a stare al mondo, è vero, Amore mio, ma tu hai il dono raro di farmi dimenticare di tutto: dei sacrifici, del sudore, delle lacrime, della paura che tutto possa finire da un momento all’altro. Ho scorso le tue foto in cerca di quella giusta da abbinare a questo testo e ho scoperto qual è il tuo superpotere: non ce n’è una in cui non sorridi. Anche in quelle dietro le quali si celavano momenti di sconforto e stanchezza, tu guardavi…
Per le mani una perla
“C’è una crepa in ogni cosa. Ed è da lì che entra la luce”. Leonard Cohen Ho sempre amato le perle. Non i diamanti, troppo sfacciati nella loro preziosità e brillantezza; non i rubini, gli smeraldi, gli zaffiri, ogni volta tagliati in modo diverso che non riesci a riconoscerli. Le perle, semplici, ma così eleganti e raffinate. Non ho mai saputo riconoscere però quelle autentiche da quelle di coltura o false. Così non ho saputo riconoscere te. Avevo una perla rara tra le mani e stavo rischiando di perderla. Lo sapete come nasce una perla? Deve entrare un corpo estraneo, inaspettato, indesiderato – come un granello di sabbia o un parassita, per esempio – nel guscio dell’ostrica: le pareti di quest’ultima iniziano a secernere una sostanza chiamata madreperla, che va a ricoprire l’ospite con vari strati, per isolarlo e proteggere il mollusco. Questo alla fine diventa qualcosa di prezioso: la perla. Ma una perla vera, autentica per essere tale…
Quando ci si ostina a essere estate
Ho sempre amato l’estate: la natura nel pieno delle forze, l’esplosione dei colori, l’illusione di poter riuscire a fare tutto, tutto quello che si desidera. Poi arrivava l’autunno e mi sembrava un sacrificio inutile: perché mettere una fine a tutto quel bendidio? Che senso aveva tutto quel freddo? Oggi camminando per Milano vedevo le foglie staccarsi dal ramo, ormai ingiallite, e danzare a terra: poesia senza parole. E lì ho capito: l’autunno serve a lasciare andare. Ciò che non ci serve più, che ha fatto il suo corso, che ci appesantisce. Lasciare andare, come l’albero fa con le foglie, in attesa che il tempo gli regali una nuova stagione. Una nuova vita, con più slancio ed energia. Sono stata estate per tanto tempo, a ciclo continuo. Mai un interruttore spento, mai una negazione di sè, sempre disponibile con tutti, sempre disposta a fare tutto. A vivere al massimo delle forze, della velocità. Non era vita. Ho imparato a lasciare andare:…
Birthday girl
“Never was a cornflake girl” Tori Amos L’abbraccio di mio padre. Mia sorella che si sveglia alle 7 per andarmi a prendere la mia brioche preferita. Lo sguardo amorevole di mia madre. I pensieri degli amici. L’affetto di chi ti conosce soltanto, ma sembra conoscerti davvero. La distanza di chi dovrebbe conoscerti davvero, e invece. Lui che ti stupisce in mille maniere, ancora dopo tutti questi anni. Una pastasciutta e il mio programma preferito. Sono arrivata a un’età in cui invece di maledire chi se ne va, ringrazio chi resta. Quindi grazie a tutti voi che siete nella mia vita: mi sento amata e non è affatto poco.…