Coppia: lavorare o non lavorare insieme? Condividere tutto, anche un progetto, un mestiere, un’attività o tenere i due ambiti ben separati? L’annosa questione pare non trovare una risposta definitiva: c’è chi dice che è meglio di no, per evitare di dover litigare o avere incomprensioni che si trascinano poi anche in camera da letto e chi invece, è entusiasta di poter stare fianco a fianco tutto il giorno e condividere eventuali gioie o problemi. Questo è il caso di Barbara Perrone, lifestyle blogger (Tec tangibiliemozionidicarta) & social media addicted, che insieme a Davide Tiezzi, travel blogger & soul photographer e suo compagno nella vita, ha lanciato il progetto “Travel&Swap”, un nuovo di fare vacanza basato sul baratto: l’anno scorso hanno fatto il giro della Malesia, barattando workshop di allestimento tavola e di furoshiki per tutti gli ospiti della struttura che aveva aderito allo swap, ma poi hanno deciso di aggiungere un vero e proprio supporto di comunicazione digitale in cambio…
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Fianco a fianco, anche sul lavoro
Lavorare insieme fa bene al matrimonio? Condividere la scrivania oltre al letto è deleterio per la coppia oppure non può che rafforzarla? Stavo leggendo un pezzo su Wired.it, scritto dal mio collega Simone, sulle otto regole per far sì che il lavoro in coppia non rovini il rapporto d’amore e mi sono posta queste domande non tanto per mia riflessione personale, quanto più perché è una situazione che mi interessa da vicino. Insieme a Teo, infatti, sto lavorando a un progetto che non solo potrebbe vederci lavorare a stretto contatto giorno per giorno, ma che anche prevedrebbe lui come mio capo. Follia? Rischio? Spesso ho sentito dirmi che portarsi il lavoro a casa o la casa al lavoro è roba da pazzi perché si rischia di mischiare i problemi della vita privata a quelli lavorativi e così non staccare mai dalle due sfere, creando una bomba pronta ad esplodere. Raccontando i nostri progetti lavorativi a una coppia di conoscenti che…
Un amore a tempo indeterminato
Son tempi grami, effimeri. Tutto non dura che lo spazio di un secondo, è passeggero, precario o a tempo determinato. Abbiamo un lavoro precario, destinato a venir meno da un momento all’altro e non per nostra volontà. Quando ti trovi davanti un contratto da firmare – se e ripeto se, hai la fortuna di trovartelo davanti – il più spesso delle volte riporta la scritta: ‘a tempo determinato’ oppure ‘a progetto’, così tu inizi un’avventura sapendo già che dovrà finire. Abbiamo una salute precaria. Ci ammaliamo per tutto e anche di più: intolleranze, allergie, patologia che solo cinquant’anni fa non esistevano e che ci costringono a convivere con i farmaci in alcuni casi anche per tutta la vita. Abbiamo un meteo precario. Un giorno piove, l’altro c’è il sole; a volte piove e c’è il sole nel giro di un pomeriggio. Non si possono più programmare partenze né weekend, nemmeno le stazioni meteorologiche riescono a stare dietro a questo meteo…
Crisi = opportunità
Crisi. La parola più cliccata, più detta, più scritta, più ragionata, più temuta, più tutto del 2012. Gli esperti dicono che ci rincorrerà come un cane randagio attaccato alle caviglie anche per tutto il 2013. ‘nnamo bene. A me ‘sta crisi non mi ha mai fatto granchè paura, bene o male me la son sempre cavata, barcamenandomi tra una collaborazione e l’altra in questo pazzo pazzo mondo del giornalismo. Ma mò un po’ m’ha scocciato. Dicono che sia la peggiore crisi mai vista dal 1929: da lì a qualche decennio sarebbe scoppiata inevitabilmente la seconda guerra mondiale, che avrebbe ristabilito con immane sacrificio di vite e di popolazioni, la crescita dell’andamento economico. Oggi una guerra è assolutamente da scongiurarsi e verrà evitata dai numerosi organi internazionali e diplomatici, ma la domanda è: allora come ne usciremo? Questa crisi inizia a pesarmi un po’: da un lato, ci ha messo nelle condizioni di rimboccarci doppiamente le maniche e di alimentare la…
Stay angry, stay choosy
Questa settimana abbiamo imparato una parola inglese nuova: choosy, ovvero schizzinoso. Lo schizzinoso è di solito colui a cui non piace nulla, a cui fa schifo tutto, che non si accontenta mai, un po’ pretenzioso e lamentoso. Io da piccola ero schizzinosa all’ennesima potenza. Non mangiavo mai due cose nello stesso piatto, oppure non volevo che mi venisse servito il secondo se il piatto era sporco di sugo o altro. Ricordo che quando mia madre cambiava il pannolone a mia sorella, mi ripromettevo ogni volta che io mai e poi mai da grande lo avrei fatto. Lo stesso pensavo quando vedevo sempre mia madre lavare e cambiare mio nonno allettato. Poi crescendo, la trasformazione è stata lenta e graduale ma significativa: poco a poco, dovendomi prendere cura io della mia sorellina e merito sicuramente anche dell’inevitabile processo di maturazione, ho perso alcune delle mie fastidiose abitudini e ho cambiato idea riguardo a certe situazioni, ragionando che se la vita ti…