Un anello può essere un semplice anello. Ma non nella nostra cultura. Per noi significa unione, legame, scelta. Domenica a pranzo mi è stato donato un anello. Un anello speciale. Non per il valore materiale che ha – oro, zirconi e zaffiro -, ma per l’affetto e i ricordi che conserva. “Tienilo tu, ci tengo. Alla fine ti voleva bene come a una nipote ed era così felice che tu fossi al fianco del suo Matteo”. Me lo ricordo al dito della nonna Giuanina. Accenno un sorriso. “Lo accetto volentieri, ma prima chiedo a Matteo se vuole tenerlo lui”. So quanto fosse attaccato a sua nonna, quanto sia geloso degli oggetti cui è affezionato. Torno a casa e glielo mostro: “Lo vuoi tenere tu? Tua mamma l’ha donato a me, ma so quanto contino per te queste cose”. Lo guarda, lo scruta da vicino e gli occhi gli si bagnano di lacrime. “No, tienilo tu”. E me lo infila al…
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Il mio sole
Lasciate che vi racconti una storia. Ieri a Milano e dintorni era una giornata davvero uggiosa, pioggia e vento, fuori e dentro. Un freddo che nemmeno a dicembre. Teo stranamente era su di morale, fino a ieri sera, poco prima di andare a letto. “Che c’è?”. “Sono agitato”. “Nooo, come mai?”. “Pensieri brutti”. Maltempo, fuori e dentro, dicevo. Stamattina, come sempre, mi sono svegliata di buon’ora, ho fatto colazione, ho lavato i piatti e rassettato la cucina, la mia routine di meditazione prima di cominciare a lavorare. Lavo i piatti e penso, o meglio non penso. Fuori c’era un bel sole, inaspettatamente. Le previsioni si sono sbagliate stavolta, pensai. Avevo paura di come si sarebbe svegliato Teo, se fossi stata in grado di tirargli su il morale, oggi. Mentre sono assorta nel lavoro, sento tirar su la tapparella della camera, poi quella del suo studio. Poi, lo sento camminare veloce verso il mio studio: “Ecco che ora mi cazzia perché…
La fiaba del ciclamino Teo
Non ho il pollice verde. Mai ce l’ho avuto e mai l’avrò. Le piante mi muoiono: perché me ne scordo o perché non ci parlo. Chissà. Ma da qualche giorno osservo un miracolo: sulla mia scrivania tengo una piantina di ciclamino, regalo di mia suocera per Natale. Dopo averlo bagnato poco e poi avergli dato da bere più spesso per vedere se riuscivo a salvarlo, niente, tutti i fiori sono appassiti. Stavo per buttarlo, quando… mi sono accorta che tra le foglie verdi, svettava lui: ritto, orgoglioso, colorato, fiero. In mezzo alla morte e alla desolazione, lui non si è arreso e ha tirato su il capo. E non molla. E così non solo ha salvato se stesso, ma anche tutta la sua famiglia. E anche me, che ho ricominciato a credere in lui. E in quella fiaba sulla speranza, che dice che anche il più piccolo appiglio di luce può bastare a illuminare una stanza intera. Per il suo…
Mancanze
Le mie amiche stanno programmando un weekend lungo a Ibiza. A giugno. “Vieni?”, mi hanno detto. E io che non so nemmeno se domani sera riuscirò a uscire a mangiare un panino con la squadra, mi trovo a dover dire l’ennesimo no. Non che si tratti del dispiacere della rinuncia, ma più del peso di una vita tranquilla che manca. Ma che ne sanno loro della fatica di poter programmare anche solo la spesa al supermercato, quella grossa, intendo, fatta in famiglia; dei biglietti dei concerti regalati a denti stretti perché c’è sempre l’incognita di doverli rivendere; del non saper nemmeno quando poter proporre una data per l’inaugurazione di casa tua, che già è vecchia e forse a questo punto un’inaugurazione non l’avrà mai. Ma che ne sanno loro degli appuntamenti saltati all’ultimo minuto, dei viaggi mastodontici che non riusciamo mai a organizzare per tempo, dei biglietti aerei prenotati last minute, a prezzo pieno, che prima è come buttar via soldi,…
Vita ai giorni, giorni alla vita
E così un altro anno è passato. E io che non ho mai amato festeggiare il mio compleanno, mi ritrovo ad amare di festeggiare il tuo. Perché è una conquista, un dono vero, un miracolo. Proprio l’altro giorno mi hai detto: “Con tutto quello che può succedere, cascasse il mondo, ma io il mio compleanno lo voglio celebrare, perché so solo io la fatica che faccio ogni giorno per arrivare a mettere un’altra candelina sulla torta!”. Si fa fatica a stare al mondo, è vero, Amore mio, ma tu hai il dono raro di farmi dimenticare di tutto: dei sacrifici, del sudore, delle lacrime, della paura che tutto possa finire da un momento all’altro. Ho scorso le tue foto in cerca di quella giusta da abbinare a questo testo e ho scoperto qual è il tuo superpotere: non ce n’è una in cui non sorridi. Anche in quelle dietro le quali si celavano momenti di sconforto e stanchezza, tu guardavi…
Per le mani una perla
“C’è una crepa in ogni cosa. Ed è da lì che entra la luce”. Leonard Cohen Ho sempre amato le perle. Non i diamanti, troppo sfacciati nella loro preziosità e brillantezza; non i rubini, gli smeraldi, gli zaffiri, ogni volta tagliati in modo diverso che non riesci a riconoscerli. Le perle, semplici, ma così eleganti e raffinate. Non ho mai saputo riconoscere però quelle autentiche da quelle di coltura o false. Così non ho saputo riconoscere te. Avevo una perla rara tra le mani e stavo rischiando di perderla. Lo sapete come nasce una perla? Deve entrare un corpo estraneo, inaspettato, indesiderato – come un granello di sabbia o un parassita, per esempio – nel guscio dell’ostrica: le pareti di quest’ultima iniziano a secernere una sostanza chiamata madreperla, che va a ricoprire l’ospite con vari strati, per isolarlo e proteggere il mollusco. Questo alla fine diventa qualcosa di prezioso: la perla. Ma una perla vera, autentica per essere tale…
Come farfalle
Rido. Canto e ballo in macchina, alzo gli occhi al cielo e li strizzo per godermi appieno i timidi raggi di sole invernali, saltello dandogli la mano, uscendo dall’ospedale. Rido. E le persone mi prendono per pazza. Sia chi non mi conosce che chi sì. I primi perché in questa società tendente al lamento continuo e all’autocommiserazione, una che ride sarà una dissociata; i secondi perché con tutti i problemi e i pensieri che ha, cazzo c’avrà mai da ridere? Ebbene, vi racconto una storia: la conoscete la vita di una farfalla? Uno degli insetti più belli, forse l’unico, che da bruco poi diventa crisalide, un periodo di incubazione necessario per infine dispiegare le ali e provare a dare il meglio nel tempo che le resta da lì all’eternità. Sì, perché le farfalle non durano moltissimo: alcune pochi mesi, altre pochi giorni, qualcuna solo poche ore. E in quel breve tempo non hanno modo di fare progetti, vivono, vivono forte,…
Ogni respiro conta
Respirare è l’atto più sottovalutato che c’è. Respirare non dovrebbe essere qualcosa di donato a tutti. Ma tant’è. Siccome nasciamo con due polmoni funzionanti, creati per tenerci in vita attraverso quel movimento involontario, reiterato, abituale, non ce ne rendiamo conto e lo maltrattiamo, il respiro. Lo inquiniamo con sostanze malefiche: molti potrebbero pensare al fumo, allo smog; ma fa assai più male respirare l’atmosfera di un ambiente cattivo, pieno di cattiverie, di critiche, di maldicenze. Lo sprechiamo, aprendo la bocca per nulla: facendo promesse che non manterremo, facendo rimostranze inutili, esprimendo opinioni non richieste, lamentandoci per ogni piccola cosa, senza però beninteso fare nulla per cambiare, perché sia mai, sono gli altri a dovermi dimostrare sempre qualcosa, io sono già perfetta perfettissima così. Accidenti, Dio, con il respiro non l’hai fatta giusta: dovevi crearci programmati per fare un tot di respiri al minuto, chessò dieci, così ci passava la voglia di sprecarne, anzi stavamo lì a centellinarli, come si fa…
Il mio momento migliore
“Il momento migliore per piantare un albero era 20 anni fa. Il secondo momento migliore è ora”. L’altro giorno apro la mail e ne trovo una che inizia proprio con questo proverbio cinese. Lì per lì non capisco, ma poi arrivando alla fine del testo, realizzo: sono stata coinvolta nel progetto social per lanciare il nuovo libro di Valentina Camerini, “Il secondo momento migliore”, uscito proprio l’altro giorno. Perché nella vita tutti noi abbiamo un momento migliore, e se siamo troppo ciechi o indaffarati per coglierlo, viverlo o capirlo, la vita ce ne offre anche due. Il libro (che devo ancora leggere, ma che non mancherò – grazie Sabina, grazie Socialmediaholic!) parla di quel “secondo momento migliore”, quel momento in cui ci ridestiamo dalla nostra vita ormai organizzata, strutturata, ordinata, e ci ricordiamo di quando eravamo ragazzini e dei sogni che allora facevamo. Di quando, magari adolescenti, immaginavamo come sarebbe stato il nostro futuro, la nostra vita, mentre ora, quella…
A tempo determinato
“Driiinn, driiin!”. “Pronto?”. “Sì, Francesca sono io, mi ha chiamato la dottoressa, ha detto che ancora non si sa nulla. Purtroppo con le feste di mezzo, è così”. “Beh, a questo punto saranno belle notizie: se mi fanno aspettare per sapere gli esami e in più mi danno poi notizie di merda… sarebbe da picchiarli!”. “Beh, non è detto…”. “Su, signora, pensiamo positivo!”. Nel frattempo… “Driiin! Driiin!”. “Pronto?”. “Sì, ciao Fra, si sa niente?”. “No, ancora nulla, appena so ti dico. Sto morendo…”. E su Facebook… “Allora?”. “Nulla ancora”. “Facci sapere, né!”. “Sì, ok!”. Ansia, ansia a mille. E intanto comunque dover lavorare, perché vallo a spiegare tu ai clienti che la tua testa non c’è, vaglielo a spiegare tu che hai altro di ben più importante cui pensare. In un istante, potresti toccare il cielo con un dito o essere catapultato direttamente nell’ultimo girone dell’inferno. E non dipende da te. “Driiin, driiin!”. Corro per la casa verso il cordless,…