“Il momento migliore per piantare un albero era 20 anni fa.
Il secondo momento migliore è ora”.
L’altro giorno apro la mail e ne trovo una che inizia proprio con questo proverbio cinese. Lì per lì non capisco, ma poi arrivando alla fine del testo, realizzo: sono stata coinvolta nel progetto social per lanciare il nuovo libro di Valentina Camerini, “Il secondo momento migliore”, uscito proprio l’altro giorno. Perché nella vita tutti noi abbiamo un momento migliore, e se siamo troppo ciechi o indaffarati per coglierlo, viverlo o capirlo, la vita ce ne offre anche due.
Il libro (che devo ancora leggere, ma che non mancherò – grazie Sabina, grazie Socialmediaholic!) parla di quel “secondo momento migliore”, quel momento in cui ci ridestiamo dalla nostra vita ormai organizzata, strutturata, ordinata, e ci ricordiamo di quando eravamo ragazzini e dei sogni che allora facevamo. Di quando, magari adolescenti, immaginavamo come sarebbe stato il nostro futuro, la nostra vita, mentre ora, quella vita, la stiamo vivendo. Ma è davvero come la sognavamo a vent’anni? Stiamo realizzando i nostri sogni? Abbiamo avuto la fortuna di vivere “il secondo momento migliore”, che ha riportato la nostra vita in carreggiata?
Mi hanno girato queste domande, a cui dovevo rispondere con un tweet, domande impegnative, perché chiedono qualche secondo di riflessione, per fare un bilancio della propria vita, per soppesare e mettere sulla bilancia i dare e gli avere. Dopo qualche attimo di occhi sgranati contro il muro bianco, non ho avuto esitazioni: nella vita ho dato tanto, ma ho avuto indietro anche di più. Non mi sono state risparmiate lacrime e angosce vere, ma ho ricevuto anche sorrisi e soddisfazioni e amore, tanto amore.
“A vent’anni sognavo di diventare la Carrie Bradshaw de noantri, ma sesso, amore e rocknroll!”, ho risposto. E così è stato. Assunta in Comune, ho lasciato il posto fisso per inseguire un sogno, non so se ce l’ho fatta, ma quello che sto vivendo ci assomiglia abbastanza: la mia catenina in argento con nome in corsivo ce l’ho, i miei fogli (virtuali) dove buttare giù i miei pensieri ci sono, ancora non ho tutte quelle Manolo che mi ingolfano la casa, ma per essere felice me ne basterebbe anche un paio all’anno. Questo è stato il mio momento migliore, quello in cui ho realizzato che ce la potevo fare, che era ora di mettermi in viaggio, che sarebbe stato faticoso, certo, ma non impossibile; che i sogni non sono soltanto quelli a occhi chiusi, anzi; che quando finisce la paura (di fallire, di sbagliare, di tentare…) comincia la vita. Ho buttato il mio cuore oltre l’ostacolo, e ci sto provando, con tutte le mie forze e il mio entusiasmo.
Il mio secondo momento migliore? “Quando il mio lui è rinato a nuova vita dopo la malattia” ed è stato tante volte, ma ogni volta sempre più emozionante. Perché è come vedere un neonato che si tira in piedi per provare a fare i primi passi, perché è come assistere allo sbocciare di una corolla: una scena vista tante volte, ma ogni volta un miracolo. Perché per un adulto è sempre più facile lasciarsi andare, smettere di lottare e vivere nel disincanto, perché non si ha quell’incoscienza e quella purezza, quella tenacia, che nei bambini è naturale. Perché se ti capita una cosa tanto brutta come un tumore – e non una, ma due, tre, quattro volte – che ti porta via pezzi di carne, ma soprattutto d’anima, rimettersi in piedi e provare a fare i primi passi diventa sempre più faticoso. E invece no. Ancora una volta, lui è riuscito a uscire dall’angolo e ha messo a tappeto il bastardo, forse non ha urlato “Francescaaaa!”, forse è un po’ più incazzato con la vita, ma il sorriso che compare sul suo viso ogni volta che lo vedo mi dà pace, mi fa sentire bene, mi fa felice, ma felice davvero. Lui è il mio secondo momento migliore, è il momento migliore di sempre, perché mi ha insegnato la lezione più grande di tutte: che da solo non ce la puoi fare, che quando ti capita qualcosa di troppo grosso, un sorriso non può tirarti fuori dai guai, ma ti può rendere meno faticoso il cammino; che bisogna lottare per quello in cui si crede o che vogliamo, che sia l’amore, il lavoro, i sogni o la vita; che bisogna sforzarsi di cercare ogni giorno di vivere il nostro momento migliore, perché domani non potrebbe esserci più tempo per farlo.
Proprio stamattina, mi è successa una cosa per cui varrebbe vivere una vita intera: una ragazza conosciuta solo su e attraverso Facebook mi ha citata nei ringraziamenti della sua tesi di laurea perché “mi hai insegnato che un pompelmo è un limone che ha avuto una possibilità e ne ha approfittato”, riprendendo la citazione che ho nell’intestazione del mio blog “DuemilaeCredici”. Non la conosco di persona, eppure per lei devo aver significato tanto. E cosa vuoi fare davanti a gesti del genere? Continuare ad andare avanti così, ringraziare per questo dono immenso e godermi appieno il mio momento migliore di oggi.
“Grazie alla vita che mi ha dato tanto, mi ha dato il sorriso e mi ha dato il pianto, così io distinguo la buona o brutta sorte, così le sensazioni che fanno il mio canto”, cantava tanti anni fa Gabriella Ferri. Torno al mio lavoro, anzi corro a leggere “Il secondo momento migliore”, augurando a tutti voi di sapere sempre sorridere alla vita, anche quando colpisce duro, e di avere sempre occhi vigili e cuore attento nel riconoscere gli attimi degni di essere vissuti, perché la vita, di momenti migliori, ce ne regala ogni giorno, solo a volte siamo troppo presi da altro o a lamentarci che niente va come vorremmo, da accorgercene.


“Un pompelmo è un limone che ha avuto una possibilità e ne ha approfittato”: certe verità enormi a volte si nascondono nelle frasi più buffe. E va bene così, perché abbiamo bisogno anche di questo. Di leggerezza, di limoni da morsicare e poi fare le boccacce, di possibilità da cogliere, di secondi momenti migliori in cui fare quello che non abbiamo fatto venti anni fa. Di infiniti momenti migliori, ogni giorno.
(quando leggerai questa storia – in parte vera – ti suoneranno tanti campanelli nella testa)
E grazie Valentina per avere lasciato un segno anche qui. E una verità che condivido.
Onorata e riconoscente.
Un abbraccio