Prova. Prova a immaginare di fare un passo nel vuoto, sorretto solo da un filo finissimo. Di affacciarti dalla rupe e di avere davanti un’altra montagna da raggiungere, l’obiettivo, la meta. Ma l’unico modo per poterla raggiungere è quel filo: una corda, robusta per poterti sostenere, ma troppo poco larga per garantirti l’equilibrio. Vedi dove devi arrivare, ma devi trovare il coraggio di arrivarci, l’incoscienza di muovere quei passi, uno dopo l’altro, avendo fede che la corda non si spezzi e che il tuo equilibrio sia abbastanza buono per non cadere giù.
È così che, sudando copiosamente e tirando grandi respironi, chiudi gli occhi e ci provi: ti hanno insegnato che per rimanere in equilibrio non bisogna mai guardare giù, mai abbassare gli occhi, ma fissare sempre dritto davanti a sé, alla meta. E soprattutto che non bisogna titubare mai, ma dopo lo slancio iniziale, lanciarsi, andare, non fermarsi. Ma la paura di fallire, di cadere giù è troppa.
È così che rimani lì, sul bordo del precipizio, a guardare dall’altra parte, con l’irresistibile voglia di andare e poi a guardarti indietro, dove non c’è nulla, ma c’è la sicurezza di non schiantarsi al suolo. Nel mezzo, tutto e niente, il vuoto, l’emozione, il terrore, la libertà. Quanto ancora potrai rimanere lì, in quella terra arida, che ormai non ti dà più nulla? Quanto invece potresti trovare dall’altra parte, quantomeno la novità e la voglia di dimostrare a te stesso che ce l’hai fatta, che hai superato la paura, che hai avuto coraggio di buttarti?
È così che stringendo i pugni, ci provi: muovi i primi passi sulla corda tesa, trattieni la paura e il respiro per evitare che il minimo impercettibile movimento possa esserti d’intralcio. E un passo dopo l’altro, non guardando mai in basso, mai giù, è così che raggiungi terra.
Ora, prova a immaginare di dover fare la stessa cosa, ma avendo sotto una rete di sicurezza: una grossa rete tesa da parete a parete, pronta a raccoglierti nel caso dovessi fare un passo falso. Non sarebbe più facile andare dall’altra parte? Non sarebbe più semplice lanciarsi, magari anche con il sorriso in questa nuova avventura?
Ecco, non son brava con le promesse, poi non so mai mantenerle, ma una cosa voglio promettertela: di essere per te una rete, una sicurezza per quando ti sembrerà di cadere, una certezza per aiutarti a perdere l’equilibrio necessario per andare avanti, per muovere quei passi incoscienti verso la felicità, e vivere, vivere forte. Che tu possa arrivare sempre all’obiettivo con il sorriso, lo sguardo alto e gustandoti il viaggio e che tutto questo si possa avverare un pochino anche per merito mio.
Ad maiora, Amore mio.
Ora e (per) sempre.
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