Avete mai provato a raccontare un sogno? Non si è mai precisi, si tende a brancolare nei meandri della mente alla ricerca dei dettagli per renderlo più verosimile, un po’ ci si imbarazza perché ci si rende conto che quello che si sta raccontando è folle, senza un apparente senso, ma dentro c’è tutto di noi, il nostro inconscio, i nostri desideri.
Bene, ieri sera ho provato a raccontare un sogno, ma non di quelli che si fanno di notte: il sogno della mia vita, che è poi diventato il mio mestiere, che è poi quello che state leggendo, vivendo insieme a me. Scrivere. Per vivere. Ma soprattutto vivere per scrivere. Davanti a una platea non numerosissima, ma comunque folta, in una serata organizzata da una ragazza come me, ex compagna di studi, mi sono trovata, accanto ad altri due ragazzi in gamba e con tanta voglia di fare, a raccontare di come mi sia reinventata dal punto di vista lavorativo in questo periodo nefasto, che tutti si ostinano a chiamare crisi. In questo periodo in cui ai giovani non viene data alcuna possibilità, e allora sai che c’è? Le possibilità me le creo. Mi son trovata a raccontare di come un telefilm mi abbia ispirata, di come un master tentato per caso mi abbia aperto porte che non pensavo e un mondo che non conoscevo, di come la scrittura mi abbia salvato da alcuni momenti bui e di quanto mi diverta poi in fondo a fare il mio lavoro, fatto di frivolezza e di grande passione.
E mi son trovata a fare un bilancio tra me e me, di quanto sia stata ostinata e coraggiosa in certi momenti, quando molti altri avrebbero mollato il colpo, e invece no, qui noi si fa sul serio, ma anche di quanto sia stata fortunata ad avere accanto persone che hanno creduto in me, quando anch’io mi stavo abbandonando, e mi hanno spronato a continuare nel mio cammino, riempiendomi di quella stima, che forse nemmeno io ho nei miei confronti.
Ed era di queste persone che ieri sera cercavo gli occhi tra la gente, per stabilire un contatto, per cercare di nuovo la loro approvazione, per non sentirmi sola, per prendere il coraggio di fare queste follie. E allora grazie a Nijmi per aver organizzato questa serata e aver riposto la sua fiducia in me; grazie ai miei amici, sempre pronti a supportarmi e a fare il tifo per me, in qualunque situazione; grazie alla mia famiglia per esserci stati sempre, avere avuto pazienza e voglia di capire alla fine che la mia non era solo una passione ma una vocazione.
E grazie a te, che mi mandavi baci tra la gente, che mi sorridevi con gli occhi, che mi sussurravi: “Brava pulcina!”, che mi hai incoraggiato da lontano, che sei stato i miei occhi quando io non riuscivo a vedere, che non mi hai mai lasciato anche quando eri stanco di lottare. E che mi hai offerto una coppa immensa di gelato, “perché la mia bambina è stata bravissima!”. Un modo dolcissimo per dirmi: “Io ci sarò sempre per te!”. Perché alla felicità basta anche solo un bacio al sapore di mango e albicocca.
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