Respirare è l’atto più sottovalutato che c’è. Respirare non dovrebbe essere qualcosa di donato a tutti. Ma tant’è. Siccome nasciamo con due polmoni funzionanti, creati per tenerci in vita attraverso quel movimento involontario, reiterato, abituale, non ce ne rendiamo conto e lo maltrattiamo, il respiro. Lo inquiniamo con sostanze malefiche: molti potrebbero pensare al fumo, allo smog; ma fa assai più male respirare l’atmosfera di un ambiente cattivo, pieno di cattiverie, di critiche, di maldicenze. Lo sprechiamo, aprendo la bocca per nulla: facendo promesse che non manterremo, facendo rimostranze inutili, esprimendo opinioni non richieste, lamentandoci per ogni piccola cosa, senza però beninteso fare nulla per cambiare, perché sia mai, sono gli altri a dovermi dimostrare sempre qualcosa, io sono già perfetta perfettissima così. Accidenti, Dio, con il respiro non l’hai fatta giusta: dovevi crearci programmati per fare un tot di respiri al minuto, chessò dieci, così ci passava la voglia di sprecarne, anzi stavamo lì a centellinarli, come si fa…
Posts by Francesca Favotto
Le cose che più amo di te
Può trattarsi della fossetta sulla guancia, di come gioca con i capelli, del suo modo di abbracciarci: tante sono le piccole cose che ci fanno innamorare ancora di più dei nostri compagni. Gesti, movimenti, modi di fare che notiamo solo noi, che solo noi potremmo percepire mentre siamo in mezzo agli altri o che potremmo anticipare, poiché lo conosciamo meglio delle nostre tasche. Particolari che magari a un occhio esterno possono apparire insignificanti o anche fastidiosi, ma che per noi rappresentano quel dettaglio di cui non potremmo mai fare a meno, che lo caratterizza in mezzo a mille. La riflessione è partita leggendo questo articolo sull’Huffington Post, così mi sono ritrovata come al solito a rivolgere alle mie amiche e amici di Facebook la fatidica domanda: qual è la piccola cosa della vostra dolce metà – modo di fare, difetto, qualità fisiche – che vi fa impazzire e che amate, tanto da non volerla cambiare mai? Per quanto mi riguarda,…
Dirsi sì tra i vigneti
Il matrimonio segue delle regole non scritte ben precise, che derivano da tradizioni e abitudini tramandate nel tempo di generazione in generazione. Per esempio, sposarsi nei mesi di maggio e settembre, i più gettonati per il clima mite, quando la primavera e l’inizio dell’autunno fanno da preludio ed epilogo alla stagione più calda. Certo è che le regole sono fatte anche per essere infrante: ed è così che negli ultimi anni si sta facendo largo anche l’idea di sposarsi in altri mesi dell’anno, anche quelli più freddi, come dicembre, o quelli meno ‘affascinanti’, come ottobre e novembre, in pieno autunno. L’autunno da sempre è la stagione meno considerata e più ignorata, vuoi per la natura che perde man mano la sua vitalità, fino a spogliarsi di tutte le foglie, vuoi per il clima che comincia a irrigidirsi e soprattutto nel Nord Italia lascia spazio alla nebbia e alla pioggia. Ma dirsi sì in mezzo alla natura più romantica – nel senso…
Più di un “Ti amo”
Tra due fidanzati o due innamorati, è normale come respirare, è consueto come l’albero addobbato il giorno di Natale: dirsi “Ti amo” viene con una naturalezza incredibile, in alcuni casi perché magari è abitudine, in altri “perché così si fa”, in altri ancora perché lo si sente e lo si crede veramente. Ma spesso la vita insieme è costellata anche di altre frasi, di altri gesti che forse valgono ancor più di un “Ti amo”, perché questo amore lo dimostrano con i fatti o con le parole giuste dette al momento giusto. La riflessione mi è venuta spontanea, leggendo questo articolo su Donna Moderna: qual è la stata la frase o le frasi che è stata ancora più importante di un “Ti amo”? Così ho girato questa domanda alle mie amiche su Facebook e le risposte sono state come sempre sorprendenti: c’è la coppia pragmatica, quella romantica, quella pitagorica… ma in ognuna di queste c’è la volontà di andare avanti,…
Tequila & Bonetti
Catania, un caldo pomeriggio d’autunno. Lei è seduta in questa graniteria del centro, è in compagnia di una coppia, ma sembra scrutarsi attorno, attenta a non perdersi nemmeno uno sguardo, nemmeno un secondo di quello che sta succedendo. Non sembra annoiata, in compenso sembra molto giovane ed esuberante. Attende che arrivi la sua coppa di gelato, di cui le sarà concesso assaggiare solo qualche cucchiaino. All’improvviso, ecco arrivare lui: in compagnia di un amico, si accomoda poco lontano. Bello, biondo, possente, con due spalle ben piazzate, è subito intesa con lei, più magrolina, piccolina, con poche forme ma slanciata. Da subito cominciano a guardarsi di sottecchi, ad annusarsi, ad avvicinarsi, a emozionarsi… Ma non possono stare vicini, disturberebbero gli altri avventori del bar. Perché il loro è un incontro rumoroso, pieno di gioia, difficile da contenere. E così rimangono distanti ma abbastanza vicini per corteggiarsi. Entrambi inchiodati alle loro postazioni, cercano però di avvicinarsi il più possibile, perché sentono che…
Facciamo che sia per sempre
In principio fu un elastico. E già da lì, dovevo capire che era particolare e fuori dal comune. Un banalissimo elastico, intrecciato a 8 sul mio ditino adolescente, con la promessa che sarebbe stato per sempre, infinito, così come l’otto che disegnava sulle mie dita. Poi fu un anello della Breil regalatomi per il mio 17° compleanno, con la frase: “Io so già che tu sei lei, mettitelo quando ti sentirai sicura della stessa cosa”. L’ho indossato all’uscita dall’ospedale dopo che la prima operazione, ormai quasi dieci anni fa, andò bene: perché se eravamo riusciti a stare sulla zattera durante quella tempesta e io avevo continuato a remare per entrambi, allora cosa avrebbe potuto buttarci giù? Poi fu un anellino comprato da un venditore ambulante di colore, ribattezzato Matumba, durante il nostro primo torneo 24 ore di beach volley. Mi fece salire sulla panchina e tutto raggiante mi disse: “Guarda cosa stiamo facendo… Voglio farlo per tutta la vita con…
Le cose che ho imparato fin qui
Trenta. Son già arrivata fin qui. Mi avevano detto che compierli non cambia niente, sei uguale a quando avevi il due davanti. O forse no. Sono il primo giro di boa importante, perché alla fine varchi il cancello dei venti un po’ inconsapevolmente, con quella foga e quella cazzaraggine che un po’ contraddistingue l’adolescenza, mentre quando arrivi nei trenta hai già assaporato un po’ dell’età adulta, per poter dire se ti piace oppure no. E se non ti piace, be’ non ci puoi fare nulla, devi vivere. Per i miei primi trenta non ho fatto bilanci, ma ho voluto fare un resoconto delle cose che ho imparato fin qui: trenta come gli anni che ho, anche se in realtà non le ho imparate una all’anno, ma alcune sono retaggio dell’ultima intensissima decade. Trenta cose che voglio condividere con voi, che non so se a qualcuno possano servire, ma a me sicuramente metterle nero su bianco sì. Che così anche se…
Il rimedio alla crisi
Crisi. Ultimamente ne sentiamo parlare sempre più spesso, peccato che questo ultimamente duri ormai da quasi dieci anni. C’è una crisi generale: a livello sociale, economico, politico, religioso, filosofico e di riverbero, c’è una crisi anche in noi. E tra di noi. Il buon Morgan ai tempi dei Bluvertigo (e quando ancora aveva una voce) cantava che “una crisi c’è sempre ogni volta che qualcosa non va”. Assunto banale ma non scontato. Perché una crisi può arrivare all’improvviso, quando meno te l’aspetti, ma non è mai subdola o non annunciata, delle avvisaglie te le dà sempre. Può arrivare quando una storia è ben avviata o quando è appena al principio, ma in ambedue i casi mette alla prova. Una crisi è il termometro per misurare la qualità di un rapporto: una crisi superata è sinonimo di un rapporto sano e solido, una crisi ancora in corso è sinonimo che non si è ancora trovato il modo giusto per superarla, che…
Tifo da stadio
Settimana scorsa ho chiesto alle mie amiche di provare a dare una definizione dell’amore: una mi è rimasta attaccata per tutto il tempo e mi ha fatto riflettere, trovando riscontro nella realtà. “L’amore è fare il tifo l’uno per l’altra”: semplice, chiara, concisa. Nulla da aggiungere, è già più vera del vero così. Spesso ho visto coppie dividersi per via dell’invidia: lui che ha una buona posizione di lavoro e lei invece che si sente da meno oppure non sceglie di fare soltanto la mamma, ma le condizioni precarie in cui versa l’economia domestica la forzano a fare così, oppure ancora più frequente, lei che ha più successo di lui nel lavoro e lui che si sente sminuito, anche nella sua virilità. Magari non covano invidia, d’accordo, ma di sicuro a qualche frustrazione queste situazioni portano e se le frustrazioni non vengono sviscerate seduta stante, rischiano di crepare il precario equilibrio della coppia e di mandare tutto in mille pezzi.…
Che coss’è l’amor…
Si può chiedere una definizione per tutto: per un oggetto, per una persona, per un ideale… Ma per un sentimento? Quanta fatica si fa a definire i contorni di un qualcosa che non esiste, se non nel nostro cuore e nella nostra testa? Questa settimana mi sono avventurata in un’impresa impossibile: chiedere alle amiche di Facebook la descrizione dell’amore in una parola soltanto: il risultato è stato sorprendente e totalmente veritiero. È uscito l’amore in tutte le sue sfaccettature e sfumature, secondo quello che la sensibilità di ciascuna ha colto e continuamente coglie. L’ispirazione? Questo pezzo comparso sul portale di meditazione e crescita personale Omnama.it, in cui spiegano le dieci lezioni che Osho, un maestro spirituale indiano, dà sull’amore vero. L’amore è tutto e niente, sicuramente è qualcosa che annienta: se l’amore c’è, ci si dimentica di mangiare, di dormire, di respirare; allo stesso modo, se l’amore non c’è. Perchè è un qualcosa di totalizzante, senza mezze misure, senza compromessi.…