“Facciamo yoga nel parco, vieni?”. Dovrei lavorare, sono indietro. Ma voglio fare yoga, ne ho bisogno, il mio corpo e la mia mente hanno sete. Non faccio yoga da tanto tempo, da prima che Teo se ne andasse. È ora di ricominciare.
Arrivo al parco al tramonto, ora che iniziamo è quasi buio. L’oscurità ci avvolge. Sono un po’ incriccata, ma alla prima Asana il mio corpo risponde bene. Ne aveva bisogno.
C’è una frase che l’insegnante ripete come un mantra: “Lascia andare”. Respira, allungati e lascia andare. Abbandonati, lascia andare. Lasciati andare. Arriva dove riesci e lasciati andare. Come in Pashimottanasana, ovvero la posizione della pinza. Raccogliti, abbracciati e lasciati andare. Proteggiti e lascia andare ciò che ti fa male.
Quante cose trattenevo: il senso del dovere, la convinzione di dover piacere a tutti, a tutti i costi, la sensazione di non essere mai abbastanza, di essere sempre io quella in difetto, quella sbagliata, quella che sbagliava. La paura di perdere i treni, quindi dover dire sempre sì. Trattenevo quello che faceva felici gli altri, ma la mia di felicità?
Poi ho imparato a lasciar andare. Ho fatto cadere il velo e mi sono vista nuda, con tutte le mie fragilità. Mi sono abbracciata, mi son detta che ero abbastanza e da lì sono ripartita. Son riuscita a lasciar andare tutto ciò che imprigionava la nuova me e che mi faceva male.
Son riuscita a lasciar andare anche Teo, ma solo fisicamente. Spiritualmente mi guida ancora. Credo che sia lui a ricordarmi di non scordarmi di me. Mi voleva sempre felice quando era carne. Ora che è pura felicità, non può volere per me niente di meno.
Dopo una vita passata ad amare intensamente qualcun altro, ora mi sto innamorando di me. Credo sia il suo regalo per me. Credo che questo si chiami Amore.

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