Quando si festeggia l’anniversario, una delle frasi più ricorrenti è: “Ti amo come il primo giorno”. Ma è una cazzata, è impossibile.
Io Teo non lo amo come il primo giorno. Ma per niente. Il primo giorno non lo amavo, al massimo lo desideravo. Lo bramavo. Volevo possederlo. Ma non lo amavo.
Mi innamorava, certo. Nello stomaco non avevo le farfalle, ma un esercito di rondini impazzite che hanno fatto la primavera, ma anche il resto delle stagioni. Ma non lo amavo. E non l’ho amato nemmeno per i mesi a venire.
Ho cominciato ad amarlo quando abbiamo litigato per la prima volta: il suo modo di comprendermi, di educarmi al perdono, di ascoltarmi, di cambiarmi e di cambiare per me. Poi ho continuato ad amarlo quando si dimenticava di rispondere ai messaggi, quando avanzava il cibo nel piatto, quando voleva vedere a tutti i costi dei film che a me non piacevano. Continuo ad amarlo quando alza la voce, quando non abbassa la tavoletta, quando fa il permaloso.
Amo tutto di lui: il suo sorriso e i suoi occhi stanchi, i suoi nei e le sue cicatrici, la sua forza e il suo essere così fragile.
Per amare davvero qualcuno, bisogna prima conoscerlo.
Io Teo non lo amo come il primo giorno, ma come l’ultimo. Perché ieri mi ha dato le basi per amarlo oggi. Di più, e meglio.

No Comment