La conoscete Valentina Tomirotti? No? Fareste meglio a conoscerla, allora. Ve la presento io. Valentina è una nuova forma di vulcano umano, pronto a scoppiare da un momento all’altro. Una donna che conosce i suoi limiti e gioca con loro ogni giorno la partita per superarli. “Nei momenti di serietà, sono una giornalista e blogger (Pepitosa Blog) con la passione dei social media, studentessa nostalgica vorace di apprendere sempre cose nuove”, mi racconta di sé. Valentina è una ragazza che ho avuto modo di conoscere su Facebook, vitale, spigliata, pungente a tratti, ma sempre leale. Valentina ama la sua vita e ama se stessa, il suo corpo, ma soprattutto quello che esso contiene. Valentina ha una malattia che non le consente di camminare dalla nascita, una grave forma di disabilità che la costringe sulla sedia a rotelle. Ma questo non è importante, perché è talmente bello e talmente tanto quello che ha dentro, da adombrare ciò che sta fuori.
Valentina mi è stata ‘presentata’ da Micaela Zuliani, una fotografa che conosco da tempo, e da tempo impegnata su progetti incentrati sulla donna e sulla valorizzazione della sua sensualità e del suo corpo. Con Valentina ha dato il via a “Boudoir disability”, shooting fotografici per combattere la discriminazione a suon di scatti e zoomate. “Tutto è partito dalla sua semplice richiesta di essere fotografata da lei, proponendomi di essere ritratta in lingerie – racconta Valentina – Proposta spiazzante, ma ho subito accettato, conoscevo i lavori di Micaela, sapevo che nessun altro fotografo avrebbe saputo dare una visuale corretta del mio essere, rapportato alle radici del progetto, che affondano nella tematica sociale dell’anti-discriminazione di un corpo femminile imperfetto”. Dopo qualche imbarazzo iniziale a farsi ritrarre deshabillée, ecco che cade il velo e si svela il miracolo. “Credo di poterlo considerare un traguardo. Non prendiamoci in giro, la cosa principale è far pace con l’immagine riflessa da uno specchio o di chi ti guarda. Svestirsi è liberarsi di quella caricatura che ti sei costruita per proteggerti, Micaela qui è stata davvero terapeutica, giocando con la lingerie, ha sdoganato un limite”. Limiti con cui da sempre gioca Valentina, e che con grande intelligenza prova continuamente a superare. “La malattia gioca ogni giorno a darti o a toglierti senza chiudere mai la partita. Mi ha tolto un’infanzia ‘canonica’, certezze che vedevo scorrere nella vita delle mie amiche, un po’ di spensieratezza, sono cresciuta troppo in fretta per salvarmi. Mi ha dato l’opportunità di esistere comunque in una vita che tutto sommato è ora come volevo che fosse. Mi ha dato l’arte della pazienza, dell’assaporare la conquista”. Una donna tosta, che si piace parecchio e che piace agli altri per quella capacità di prendere il bello e il buono di ogni giorno, senza nascondere mai le difficoltà che si possono incontrare soprattutto quando si incontrano persone disabili – loro – negli occhi e nella mentalità.
Il suo motto per andare avanti? “#facendolo, sempre e comunque”. Il suo SeDici per questo 2016? “SeDici di vedere, non guardarmi, perché pur utilizzando lo stesso senso, cambia totalmente la percezione”. Un pensiero per tutte le donne, oggi e sempre? “Festeggiatevi ogni giorno, ne abbiamo tutto il diritto e ogni possibilità”.

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