Avete mai provato a immaginarvi senza accanto la persona che amate? Probabilmente no. Si sta insieme, ci si sposa, si progetta un futuro proprio con la prospettiva dell’immortalità, come se in due si potesse sconfiggere la morte o quantomeno questa potesse arrivare in là negli anni. Da giovani mai si arriva a pensare: cosa farei se lui non ci fosse più? Ebbene, ieri sera ho visto per la seconda volta il film “Ella & John”, la storia di una coppia di quasi ottantenni che parte per un viaggio in camper, il loro ultimo viaggio insieme. Lui – malato di Alzheimer – ha il fisico, lei – malata di cancro – ha la testa: in due si completano, ora proprio letteralmente. L’uno senza l’altro son perduti, e non solo fisicamente. L’uno senza l’altra non potrebbero esistere. Ho pianto, e tanto. Perché sebbene abbia 50 anni di meno dei protagonisti conosco bene quell’ineluttabile sensazione di fine e di abbandono, se l’altro non…
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Come una libellula
Per i nativi americani la libellula era simbolo di trasformazione dopo un cambiamento. Mentre per i samurai la libellula era simbolo di vittoria sul nemico, di forza e di coraggio, tanto da incidersela sull’elmo. Stasera questa libellula ci ronzava intorno insistentemente, tanto da posarsi prima sulla mia spalla, poi su quella di Teo, dove se ne è stata un bel po’. “Tu pensi che un uomo possa cambiare il suo destino?”, chiede Katsumoto. “Io penso che un uomo fa ciò che può finché il suo destino si rivela”, risponde il capitano Algren. Cambiamento, trasformazione e vittoria. Ecco quale sarà il tuo, il nostro destino.…
La costruzione di un amore
“La costruzione di un amore | Spezza le vene delle mani | Mescola il sangue col sudore | Se te ne rimane | La costruzione di un amore | Non ripaga del dolore | È come un altare di sabbia | In riva al mare”. L’attrice sul palco interpreta questa canzone che Ivano Fossati regalò a Mimì, il quale nonostante si sforzasse di spiegare che no, non parlava del loro amore, invece sì, dentro c’erano loro. E io piango, perché dentro ci siamo anche noi. 36 ore prima, interno giorno. La mia ex collega mi chiede: “E quando vi sposate?”. Io: “Ah, bisogna chiedere a lui. Fosse per me…”. “Be’, sei brava a non impuntarti e a non pretenderlo…”. “E una volta che mi impunto e mi metto di traverso, che cambia?”. “Be’, ma è un tuo desiderio!”. Già, è un mio desiderio… “E a ogni piano c’è un sorriso | Per ogni inverno da passare | A ogni piano…
Come sul ring
La malattia non è poi così diversa dal salire sul ring: sai che quando sarai lì sopra, dovrai darne tante quante ne riceverai, se non vuoi soccombere. Sai che arriverai a un certo punto che implorerai che l’avversario ti colpisca lì dove non sentirai più dolore. Sai che ti fanno più male le lacrime di chi ti ama invece dei colpi dell’avversario. Sai che se abbassi la guardia muori, ma anche che difenderti richiede un’energia che non hai più. Sai che sarebbe infinitamente più semplice lasciarsi cadere a terra, ma che rimanere in piedi è tutto ciò che conta. Sai che non importa quanti facciano il tifo per te, in combattimento ci vai da solo. Sai anche che a un certo punto la tua ostinazione a voler lottare non verrà più compresa da chi ti ama. Ma sai anche che “fare un altro round quando pensi di non farcela, è una cosa che può cambiare tutta la tua vita”. Sul…
Come una madre ama un figlio
Lo amo come una madre ama un figlio. Guardandolo negli occhi, per capire se sta bene. Trattenendo il respiro, per non fare rumore. Rimanendo immobile, se la paura attanaglia. Controllando se respira, mentre i sogni lo cullano. Tenendo sempre accesa la speranza, anche quando la notte si fa più oscura. Cercando di non vacillare, anche quando l’equilibrio si fa precario. Piangendo sotto la doccia, lì dove nessuno mi può sentire. Dimenticandomi di esistere, perché lui viene prima di ogni cosa. Lo amo davvero come una madre ama un figlio. E non so dire se sia bene o sia male. Ma lo amo. E questo al momento è tutto ciò che conosco di me stessa.…
La misura dell’amore
Voi sapreste quantificare l’amore? Sapreste dire quanto è giusto, quanto bisogna amare? Alcuni sostengono che il vero amore sia quello totalizzante di una madre, pronta a dare la vita per i suoi figli. Poi venne colui che ci amò sopra ogni cosa, “dando la vita per i propri amici” e invitandoci ad amare sino alla fine. Io mi chiedo se potrei amarti più di così, ci sono giorni in cui mi sembra di essere inutile, di non fare abbastanza, e alcune volte credo sia proprio così. Ma poi succede che la vita ti mette di fronte alla difficoltà, all’emergenza, al pericolo. E anche stavolta non c’è stato un secondo in cui io non abbia pensato prima alla tua vita che alla mia. Perché so che salvando te, salvo anche me stessa. Perché l’amore – quello incommensurabile – salverà entrambi.…
Al mio yogurt
Estate 2006. “Mi spiace, ma se non lo operate subito, non supera le due settimane. E dopo comunque non è detto che vada avanti per molto”. Capodanno 2008. “Dev’essere operato d’urgenza. Ai 30 anni? Non sappiamo se arriverà…”. Primavera 2013. “Non so se arriverai ai 50 anni, noi ci proviamo”. È una vita che ti marchiano a fuoco con la data di scadenza, nemmeno fossi uno yogurt. È una vita che mandi a fanculo come il peggiore dei rompicoglioni tutti i pronostici. Ai 30 non ci dovevi arrivare, siamo quasi ai 40. Non so cosa ci riserverà il futuro, ma so cosa mi ha insegnato il passato: a me che non amo festeggiare il mio compleanno, mi hai insegnato invece che ogni anno conquistato è un anno di vita in più. Non so se ai 50 ci arriveremo – ma a dirla tutta, non so nemmeno se ci arriverò io -, però so che non ho più paura di morire,…
Come Cristo sulla croce
“L’infinito del verbo amare è restare, è esserci nonostante tutto. Amare è restare sotto la croce di chi ami, bevendo fino in fondo l’amaro calice dell’impotenza. Il dolore più grande è non poter fare nulla davanti alla sofferenza di chi ami. Ma l’amore vero è restare lì nonostante l’impotenza, nonostante tu non puoi salvare da quella croce. L’amore è Maria e Giovanni sotto la croce. L’amore è Cristo che muore comunque, ma non muore solo. La Madre e il discepolo amato restano fino alla fine e abitano l’ora più buia della storia di Cristo. Si ama quando si resta anche nelle situazioni in cui non conviene più restare”. Don Luigi Maria Epicoco L’amore è roba per stomaci forti, niente a che vedere con le farfalle. Oggi ho letto queste parole e ho sentito una pugnalata dritta al cuore. Perché mi chiedo spesso se il mio restare accanto a chi ha una data di scadenza non sia più simile al…
Come Forrest Gump
Matteo è malato di cancro dacché ho memoria, ormai non mi ricordo nemmeno più la nostra vita insieme prima. Matteo è il primo testimonial AIRC non guarito della storia dell’associazione. Lunedì è stato invitato al cospetto del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per la cerimonia di celebrazione “I giorni della ricerca”. Vi ricordate Forrest Gump quando viene invitato a conoscere il Presidente degli Stati Uniti John F. Kennedy come membro della squadra di football dell’università? Ecco, per me lui è un po’ così: una persona ordinaria, colpita da una sfiga micidiale, che con onestà, caparbietà e un pizzico di incoscienza, trasforma la sfiga in opportunità e fa cose straordinarie. Lui mi insegna che non è semplice, ma non è impossibile. Per me è un onore e un orgoglio stargli accanto: go Teo go, più veloce del vento.…
Il cancro è un dono?
Il cancro è un dono? Lasciate che vi racconti non una, ma la mia, la nostra storia. Questa è la faccia di due giovani, che la mattina stessa si sono dovuti svegliare alle 6 per recarsi in ospedale per l’esame che ogni tre mesi decreta una sentenza. Questa è la faccia di due giovani che hanno messo in attesa la loro esistenza, una vita in cui la musichetta in sottofondo suona all’infinito e non smette, non smette mai. La sua è la faccia di una persona stanca, trasfigurata dal dolore, sfinito dalle cure, che spesso vuole farla finita, ma che sempre continua a lottare perché sa che non ha scelta, se vuole rimanere qui. La mia è la faccia della paura nascosta da un sorriso, della sospensione, dell’attesa. Alla nostra età, quando i nostri coetanei frequentano gli ospedali per fare morfologiche o amniocentesi, noi attraversiamo il reparto di oncologia, per farci dire se c’è ancora un futuro. A volte ci chiediamo…