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ottobre 1, 2018

Il cancro è un dono?

  • Strettamente personale

Il cancro è un dono? Lasciate che vi racconti non una, ma la mia, la nostra storia.

Questa è la faccia di due giovani, che la mattina stessa si sono dovuti svegliare alle 6 per recarsi in ospedale per l’esame che ogni tre mesi decreta una sentenza. Questa è la faccia di due giovani che hanno messo in attesa la loro esistenza, una vita in cui la musichetta in sottofondo suona all’infinito e non smette, non smette mai. La sua è la faccia di una persona stanca, trasfigurata dal dolore, sfinito dalle cure, che spesso vuole farla finita, ma che sempre continua a lottare perché sa che non ha scelta, se vuole rimanere qui. La mia è la faccia della paura nascosta da un sorriso, della sospensione, dell’attesa. Alla nostra età, quando i nostri coetanei frequentano gli ospedali per fare morfologiche o amniocentesi, noi attraversiamo il reparto di oncologia, per farci dire se c’è ancora un futuro.

A volte ci chiediamo se valga la pena essere così ostinati nell’aspettare un domani, ma poi ci rispondiamo che sì, vale sempre la pena se si hanno ancora sogni da realizzare e baci da regalare. E forse sta qui il vero dono: l’averci fatto conoscere l’affetto vero, riscoprire il valore della famiglia, capire cosa conta davvero nella vita, l’importanza di un sorriso.

Resta il fatto che avremmo voluto scoprirlo in altro modo o meglio, avremmo fatto anche a meno di tanta consapevolezza, ché spesso vivere nella bambagia è meglio. Perché il cancro è una merda, uno schifo. Svegliarti nel cuore della notte per sentire se respira, sussultare a ogni suo sospiro, tremare come una foglia a ogni referto medico, aver paura a rimanere incinta perché non sai se ci sarà una famiglia non è vita. È solo una montagna di merda che ti viene spalata addosso con una tale veemenza che a volte ti vien voglia solo di arrenderti.

Il cancro non è un dono, ma nemmeno una sfiga. A Babbo Natale non mi verrebbe mai in mente di chiederglielo come regalo; al massimo chiederei la mia vita di prima, ma quale prima, se nemmeno mi ricordo com’era?

Cara Nadia, capisco cosa volevi dire e quello che dici è sacrosanto. Ma se c’è una cosa che il cancro mi ha insegnato è imparare a essere cauta, a proteggermi, a soppesare bene le parole, a rifiutare di mettermi in cattedra quando si parla di dolore, perché ogni dolore è sacro. Ti auguro di proseguire nella tua battaglia, di fare tanti passi avanti e di uscirne vittoriosa. Ma anche di imparare a fare un passo indietro quando necessario. Essere silenziosa presenza, concreto esempio, senza parole. Ecco il vero dono.Nadia Toffa, cancro, dono

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by Francesca Favotto | no comment
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Chi sono

"...Non è Francesca", recita la canzone di Battisti. E invece sì, son proprio io.
Nasco a metà degli anni Ottanta, la settimana in cui i Dire Straits dominavano le classifiche mondiali con il loro successo ‘Money for nothing’, sotto il segno della Bilancia, ascendente Leone. Determinata e tenace, innamorata della vita e del bello, appassionata di musica fino al midollo (grazie ai Dire Straits nel mio trigono), sin da piccola preferisco i temi di italiano alle equazioni di algebra, inclinazione che mi porta a intraprendere studi a carattere umanistico. Linguista per necessità, ma giornalista per passione, ben presto scopro quant’è bello e divertente girare come una trottola in cerca di notizie. La serie tv ‘Sex and the city’ dà il colpo di grazia al mio destino: la vita di Carrie Bradshaw è troppo bella per non provare a realizzarla!

Un’insana passione per lo shopping unita alla curiosità per il fashion biz mi aiutano quindi a ‘masterizzarmi’ in Giornalismo di Moda, titolo che mi apre la strada in un settore pieno di sogni e di amore: quello del matrimonio! Fidanzata da quindici anni, cerco di apprendere più nozioni possibili sull’argomento, applicandole nella vita a due. A un rimpianto preferisco un rimorso, a un muso lungo un sorriso, al bicchiere mezzo vuoto sempre quello mezzo pieno, a una vita senza sogni per paura di non riuscire ad avverarli, ne preferisco una piena di cicatrici e sudore nel tentativo di esaudirli. Sognavo la vita di Carrie… e intanto non mi accorgevo che la mia è pure meglio.

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