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marzo 12, 2016

Lieto fine

  • Storie di tutti i giorni

Strano come da degli episodi quasi insignificanti, la vita poi ti suggerisca delle riflessioni. Così è capitato a me. Ultimamente sono davvero un’esperta di fiabe e mondi magici, seguendo da vicino e in prima persona il progetto Fairitales, lanciato dal mio fidanzato. E proprio a tal proposito, l’altro giorno cercando il plurale corretto di lieto fine, ho fatto un’incredibile scoperta, almeno per me: sin da piccole, raccontandoci le varie vicissitudini di Cenerentola e combriccola, le nostre mamme hanno sempre concluso la storia, narrandoci di un lieto fine. Ma la dicitura corretta non dovrebbe essere ‘lieta fine’, intesa come un finale felice? Il fine in italiano è l’obiettivo, lo scopo con cui si fa qualcosa, non la fine di una storia. Sicuramente vi sarà una spiegazione semantica a questo mio cruccio, ma questa rivelazione mi ha ispirato una riflessione sui rapporti e le relazioni: non è che questo equivoco linguistico con il quale tutte siamo cresciute, questa ricerca spasmodica di un lieto fine ci abbia indotte a trattare davvero le persone come obiettivi da raggiungere, ma non da perseguire una volta raggiunti?

Proprio in settimana, chiedendo a una mia amica in crisi col fidanzato, se lo amava, mi son sentita rispondere: “Lui era il mio obiettivo, ora che l’ho raggiunto, lotterò per tenerlo!”. Considerato il punto in cui stavano – livelli minimi di reciproca sopportazione, parole pesanti rivolte l’uno all’altra, frustrazioni varie – e il punto in cui stanno – la fatidica pausa di riflessione -, mi è venuto spontaneo farle presente due cose: le persone non sono come gli obiettivi che vengono dati ai manager ogni tre mesi, da raggiungere per ottenere i bonus in busta paga; è evidente da come lei dice di sentirsi leggera senza di lui, che è già passata al prossimo obiettivo.

Perché noi esseri umani siamo fatti: ci diamo obiettivi da raggiungere e una volta raggiunti, se non li troviamo stimolanti, passiamo al successivo. Invece, in coppia occorre sì darsi un obiettivo di conquista, ma una volta insieme, occorre trasformare l’altro da obiettivo in scelta quotidiana. Il lieto fine va bene all’inizio, quando c’è l’attrazione e la chimica, ma poi deve trasformarsi in impegno, dedizione e lavoro di cuore costante, giorno dopo giorno. Per camminare verso una lieta fine. Insieme.

amore coppia lieto fine Matrimonio obiettivi problemi di coppia
by Francesca Favotto | no comment
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Chi sono

"...Non è Francesca", recita la canzone di Battisti. E invece sì, son proprio io.
Nasco a metà degli anni Ottanta, la settimana in cui i Dire Straits dominavano le classifiche mondiali con il loro successo ‘Money for nothing’, sotto il segno della Bilancia, ascendente Leone. Determinata e tenace, innamorata della vita e del bello, appassionata di musica fino al midollo (grazie ai Dire Straits nel mio trigono), sin da piccola preferisco i temi di italiano alle equazioni di algebra, inclinazione che mi porta a intraprendere studi a carattere umanistico. Linguista per necessità, ma giornalista per passione, ben presto scopro quant’è bello e divertente girare come una trottola in cerca di notizie. La serie tv ‘Sex and the city’ dà il colpo di grazia al mio destino: la vita di Carrie Bradshaw è troppo bella per non provare a realizzarla!

Un’insana passione per lo shopping unita alla curiosità per il fashion biz mi aiutano quindi a ‘masterizzarmi’ in Giornalismo di Moda, titolo che mi apre la strada in un settore pieno di sogni e di amore: quello del matrimonio! Fidanzata da quindici anni, cerco di apprendere più nozioni possibili sull’argomento, applicandole nella vita a due. A un rimpianto preferisco un rimorso, a un muso lungo un sorriso, al bicchiere mezzo vuoto sempre quello mezzo pieno, a una vita senza sogni per paura di non riuscire ad avverarli, ne preferisco una piena di cicatrici e sudore nel tentativo di esaudirli. Sognavo la vita di Carrie… e intanto non mi accorgevo che la mia è pure meglio.

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