Questa settimana abbiamo imparato una parola inglese nuova: choosy, ovvero schizzinoso. Lo schizzinoso è di solito colui a cui non piace nulla, a cui fa schifo tutto, che non si accontenta mai, un po’ pretenzioso e lamentoso. Io da piccola ero schizzinosa all’ennesima potenza. Non mangiavo mai due cose nello stesso piatto, oppure non volevo che mi venisse servito il secondo se il piatto era sporco di sugo o altro. Ricordo che quando mia madre cambiava il pannolone a mia sorella, mi ripromettevo ogni volta che io mai e poi mai da grande lo avrei fatto. Lo stesso pensavo quando vedevo sempre mia madre lavare e cambiare mio nonno allettato. Poi crescendo, la trasformazione è stata lenta e graduale ma significativa: poco a poco, dovendomi prendere cura io della mia sorellina e merito sicuramente anche dell’inevitabile processo di maturazione, ho perso alcune delle mie fastidiose abitudini e ho cambiato idea riguardo a certe situazioni, ragionando che se la vita ti…
Posts by Francesca Favotto
Dietro le apparenze
Racconti per riflettere, sorridere, pensare. Una nuova categoria dedicata a storie con protagonista la coppia, il matrimonio, l’amore. Buona lettura! «Dio mio non è possibile», pensò Luca mentre ancora girava la chiave nella toppa. L’odore nauseante di frittura era più forte della porta della cucina che Martina teneva sempre chiusa quando stava ai fornelli, dei venti metri quadri del salotto e pure della porta blindata nuova di zecca che il primo giorno di matrimonio gli aveva giocato il brutto scherzo di non aprirsi, lasciandolo lì fuori casa con la sua sposina fra le braccia tremolanti. Per fortuna sua moglie era sempre stata uno scricciolo altrimenti gli si sarebbero spezzate. «Sei tu?». Appena entrò diede un’occhiata alla porta della cucina, chiusa come si era immaginato. «Sì, Marti». Luca gettò la ventiquattrore sul divano insieme alla giacca e al suo appetito. «La cena è quasi pronta». “Cena”, pensò. In un mese di matrimonio Martina gli aveva cucinato solo una cosa. «Che si…
Postcards from Kazakhstan – part 2
Mi ha sempre affascinato scoprire o osservare dal vivo gli usi e i costumi degli altri popoli: il modo di stare a tavola, le pietanze tipiche dei giorni di festa, come festeggiano gli avvenimenti lieti e quelli tristi. Beh, ho la fortuna di avere un amico che spesso per lavoro deve recarsi in Kazakistan, terra così lontana e differente dalla nostra Italia, a cavallo tra l’Europa e l’Asia, un paese dove convivono decine di etnie diverse, a prevalenza di religione musulmana e solo per il 25% cristiana. Già a maggio Enrico – questo il suo nome – mi aveva spedito delle foto che ritraevano delle sposine kazake nel giorno del loro matrimonio in giro per le strade di Atyrau tutte insieme, come se il matrimonio lì fosse un rito comunitario (ecco il post). Ne ho avuto la conferma: sembra proprio che si programmino più matrimoni nello stesso giorno o che amiche e parenti in procinto di sposarsi decidano di farlo…
Parola d’ordine: stupire!
Amo il mio lavoro. Da morire. Per un sacco di motivi che non sto qui ad elencare, ma principalmente per due: si scrive, e tanto. E si fanno un sacco di belle esperienze, durante le quali incontrare nuova gente e imparare nuove cose. Insomma, non ci si annoia mai e un’ulteriore riprova di queste mie convinzioni mi è stata data settimana scorsa, quando mi è stato chiesto di partecipare di nuovo all’evento ‘Per tutti i gusti – Il giro d’Italia a tavola’, promosso dalla catena Starwood Hotels e coordinato da Carlo Vischi, direttore delle collane Trenta Gourmet di Trenta Editore e Immaginazione di Malvarosa Edizioni, a cui avevo già partecipato quest’estate (ecco qui il post). Questa volta però come inviata di Style e non come blogger, però poco importa: ho deciso lo stesso di raccontarvi la serata dal mio punto di vista, perché è stata un’esperienza molto interessante ed ‘illuminante’. Struttura ospite dell’evento come sempre è stato il ristorante ‘Il…
Piccole cose
“Tu che sei nata dove c’e’ sempre il sole | sopra uno scoglio che ci si può tuffare | e quel sole ce l’hai dentro il cuore, sole di primavera | su quello scoglio in maggio è nato un fiore”. Amo questa canzone, la sua delicatezza, la sua poesia, le parole che cantate dalla voce lieve di Concato acquistano ancora più senso. Pare che l’abbia scritta per la nascita della sua primogenita e io, sebbene non sia nata a maggio, l’ho fatta mia. Sono nata all’inizio dell’autunno, quando il sole si nasconde dietro le nuvole, ma se decide di uscire ti scalda il cuore; quando gli alberi si tingono di giallo e rosso e le foglie, dopo una stagione di speranza, decidono di abbandonarsi a terra per lasciar spazio a nuova vita; quando le giornate passate al mare con gli amici cedono il passo alla cioccolata calda e fumante, condita da buone chiacchiere davanti al caminetto; quando, raccolta nel tuo…
Cinquanta sfumature… di noia
Finito. Finalmente, oserei quasi dire. Che cosa? Ma la trilogia più hot dell’anno, la più piccante. Sì, lo ammetto dovrei venire fustigata solo per il fatto di averlo letto, ma il primo libro mi è stato regalato, dunque non potevo non leggere gli altri: sono il tipo che se inizia una cosa, la porta fino in fondo. Conclusione: beh, potevo investire il mio tempo facendo altro, tipo dormire, per esempio, visto che stavo su di notte alzata, pregando che il supplizio finisse il prima possibile. Esagerata? Non credo proprio, visto che te lo vendono come il tassello mancante al puzzle della letteratura erotica, quando invece starebbe bene sugli scaffali delle librerie di fianco alla biografia di Cristina D’Avena. Io di erotico e di piccante, non ci ho trovato proprio nulla. A partire dall’autrice che poveretta, non è colpa sua se madre natura l’ha fatta così, ma avrebbe potuto mantenere un alone di mistero e non svelare la sua identità. Anche…
La lezione più importante
Guardo i miei e li vedo ridere. Li vedo felici come due bimbi davanti al loro pacchetto natalizio, emozionati e agitati come se chissà dove dovessero andare. Li ho appena salutati, in partenza per il weekend di benessere che io e mia sorella abbiamo regalato loro in occasione del loro trentesimo anniversario di matrimonio. Glielo abbiamo regalato, anche se come battuta, amiamo spesso ripetere loro: “Anche se trent’anni fa non ci avete invitato!”. Però, mi sarebbe piaciuto esserci stata. Per vedere se e come mia mamma, giovanissima, era emozionata. Per osservare mio padre e vedere se il volto tradiva la tensione. Per conoscere mio nonno, un grande uomo, a detta della mamma. Per vedere due giovani scambiarsi grandi promesse e prendere un impegno che avrebbero dovuto portare avanti insieme tutta la vita, senza sapere cosa il futuro avrebbe riservato loro. Due figlie, molti sacrifici, qualche difficoltà lungo il percorso… Ma come potevano saperlo, trent’anni fa? Perché alla fine il matrimonio…
Buone vibrazioni, buon inizio!
Settembre per me è un mese perfetto, speciale. È il mese del mio compleanno, ma soprattutto della ripresa, della ripartenza, della rinascita. In qualche modo, è come se si potesse ricominciare daccapo, riprendere da dove si è lasciato, ma con nuovo slancio, oppure stravolgere la propria vita e prendere una nuova strada. Mi piace quindi idealmente pensare che è per questo che molte coppie lo scelgono per sposarsi: perché simbolicamente vogliono cominciare una nuova vita insieme, lasciandosi alle spalle numerose primavere. Quest’anno di ritorno dalle vacanze mi aspettavano ben due matrimoni e per me non poteva esserci inizio migliore di quest’anno lavorativo. Il primo è stato di una delle mie amiche d’infanzia di più vecchia data, Rebecca, e il secondo del mio cuginone Luca, primo di una lunga serie di cugini (siamo in 9!). Nessun invitato in comune, ma tante analogie per me. La prima riguarda la forma. Entrambi hanno scelto una chiesetta piccola e raccolta di frazione o addirittura…
Dieci anni
Dieci anni. Dieci anni sono un tempo piccolissimo o grandissimo, a seconda dei punti di vista. In dieci anni può cambiare tutto o niente. In dieci anni un bambino impara a camminare, parlare e contare. In dieci anni la moneta unica europea è crollata sotto i colpi del capitalismo. Dieci anni: il tempo che ci vuole magari a una persona timida per conquistare la sua anima gemella. Dieci anni: il tempo che serve a un piccolo amico ‘peloso’ per stravolgerci la vita. Dieci anni: il primo compleanno in doppia cifra, uno di quelli che ricorderai per sempre. Dieci anni: il tempo che serve più o meno a uno studente per diventare medico, tra tirocini e svariate lauree. Dieci anni: il tempo che intercorre tra i venti e i trenta, tra i trenta e i quaranta… l’intervallo che ti costringe a fare un bilancio. Dieci anni sono un nonnulla forse per la Storia, ma sono un’eternità per la storia di ciascuno…
Mai più lontani
Basta. Son stufa. Non voglio più essere ‘farabuttata’, mai più. No, niente a che fare con disonesti o farabutti, nel vero senso della parola. Solo un termine nuovo, inesistente, coniato da una coppia che si diverte quando sono insieme, che stanno bene, fin troppo. Se esistesse un dizionario delle parole inventate, lo trovereste di sicuro, con accanto questa definizione: Farabuttare = azione del mandare a casa nel cuore della notte il proprio/la propria fidanzato/a, costringendolo alle rigide temperature invernali o all’afa estiva. Il primo esempio di uomo ‘farabuttato’ fu Luca, un nostro amico, che stanco di staccarsi dalla morosa e di affrontare il viaggio in macchina ogni sera, decise di chiederla in sposa, per mettere fine a quest’epopea. Dalla storpiatura del suo cognome, venne coniato il termine in esame. Ecco, sì. Reciterebbe più o meno così. Solo che in quel caso, come nelle migliori tradizioni, il farabuttato era sempre l’uomo, che per amore della bella, affrotava ogni tipo di intemperie.…