Ho sempre amato molto dicembre. Era Natale, era famiglia. Quest’anno ci sono arrivata sui gomiti, sputando sangue. E l’idea di fare tutte quelle cose belle, che significavano felicità, mi faceva venire il vomito. Mi son detta: che cazzo lo fai a fare l’albero, se poi sei sempre sola sul divano, come tutte le altre sere? E che senso ha fiondarsi adesso nei negozi a fare i regali, se finora ti han levato la voglia di vivere? Però poi la vita lo sa cosa c’è in fondo al tuo cuore e decide di farti dei regali immensi perché proprio non può accettare che tu sia triste nel mese più bello dell’anno. E allora, ecco che stamattina mi sono svegliata felice perché finalmente sono uscita per un appuntamento di lavoro. E poi nevicava, dei fiocchi bianchi, giganti. Mi sono fermata nel parco e come quando ero bambina, ho chiuso gli occhi, ho aperto la bocca e ho gustato quei piccoli cristalli di…
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Senza vergogna
Nella vita ci vergogniamo di tante cose. Chi di ciò che pensa, chi di ciò che ha fatto, chi delle proprie idee, chi del proprio corpo. C’è stato un momento della mia vita in cui sono appartenuta a quest’ultima categoria. Sono arrivata a pesare quasi 90 kg: mi rifugiavo nel cibo perché vedevo Teo deperire, così mangiavo per due perché inconsciamente pensavo di nutrire anche lui. Ero pesante, affaticata, rallentata. Poi qualcosa è scattato: Teo non migliorava, io intanto morivo. E allora ho deciso di fare qualcosa per me. Ho preso coscienza di essere troppo e ho capito che amarmi significava avere cura di me e del mio tempio. Oggi non sono una silfide, ma riesco a guardarmi allo specchio senza vergognarmi. E riesco anche a mostrarmi senza pensare che possa apparire ributtante. Il nero lo indosso solo quando voglio sentirmi seducente e non più per mascherare. I tubini non mi sembrano più così sbagliati addosso a me. La scollatura…
Benvenuta al mondo
Sto piangendo. Senza strilli. Credo che si venga al mondo così nella seconda vita. I neonati urlano la loro presenza per farsi notare, ma ancor più per dilatare al massimo la capacità dei loro polmoncini. Un adulto ha già fatto milioni di respiri, ha i polmoni stanchi e non deve farsi notare da nessuno quando rinasce a nuova vita. 35 anni, di cui 18 trascorsi a imparare l’amore per gli altri. Gli ultimi 9 mesi per me stessa. Mi sono concepita, la mia anima ha fatto l’amore col mio corpo e la consapevolezza ha cominciato a farsi spazio dentro di me. Nove mesi duri, dilanianti, in cui sono stata costretta a letto più volte ad ascoltare il mio dolore, ma tutto sommato quella che si potrebbe dire una gravidanza bella. Ho rischiato di venire al mondo prematura, quando il 6 agosto un dolore più grande di me ha rischiato di strapparmi il cuore. Ma l’ho portata a termine. E ora…
Ora ci sono io
Stamattina davanti allo specchio dopo la doccia, sentivo un fastidio. Pensavo che è vero che io e te siamo stati un prodigio insieme, e che tu mi hai aiutata a cominciare un percorso verso la donna che sono, ma che gran parte del merito del mio essere lo devo a me, e che io esisto, a prescindere da te. Sono uscita, andando a un appuntamento importante, con questa convinzione, ancora timida però, perché a pensare che noi veniamo prima di chiunque altro o di qualsiasi accadimento, ci si sente un po’ in colpa. Poi è successo. Mi hai parlato. In un modo chiaro e lapalissiano, senza giri di parole, come eri tu. Hai usato un mezzo inconsueto per farmi avere le risposte che cercavo. Alla mia domanda: “Ma come mi dovrò comportare in futuro? Il nostro noi dove andrà a finire?”, mi hai risposto: “Non parlare di me, io quello che dovevo fare l’ho fatto. Ora ci sei tu, parla…
Un ramo pieno di frutti
Certi incontri sembrano casuali. Poi la vita ti insegna che non sono affatto un caso. A questa ragazza ho voluto bene sin da subito, senza un perché. Questa ragazza mi ha fatto un dono grande, per il quale le sarò grata a vita, comunque andranno le cose. Con questa ragazza stamattina ho parlato di Dio, e di anima, e di bellezza, e di spirito, e di aura. E abbiamo pianto assieme, e ci siamo strette le mani, in uno scambio di energia bella. Se c’è una cosa che le batoste della mia vita mi hanno insegnato è quella di riconoscere e recidere i rami secchi, quelli che soffocano la pianta, sottraendole linfa vitale, e invece accudire e coltivare quelli pieni di frutti. Questa ragazza d’ora in poi sarà uno dei miei “capi”, un ramo pieno di frutti. Certi incontri sembrano un caso, poi capisci che sono un regalo che la vita ti fa per ricompensarti della fiducia che hai posto…
Vivi il momento
Spesso non occorre capire qual è il momento giusto per fare le cose, perché il momento giusto si rivela da sé. Solo siamo troppo concentrati sul far succedere le cose invece che semplicemente ascoltare il nostro cuore. È da qualche mese che sto lasciando accadere senza preoccuparmi delle conseguenze e assillarmi per il futuro. Semplicemente vivo il momento. Questo stato di grazia ha portato la mia mente a intuizioni che mai avrei pensato di poter avere. Un’intuizione è un pensiero del cuore che se accettato dalla mente diventa un obiettivo. Ecco, ora ho un’agenda zeppa di obiettivi che non ho più paura di raggiungere, perché è il momento. Guardo con tenerezza alla vecchia me stessa e al tempo stesso con immensa benevolenza, perché non ha mai mollato il colpo nonostante tutto e perché ha preparato il terreno a questa nuova me. Sto cambiando pelle, e su quella nuova ho inciso per sempre le cose per me essenziali. Zaino in spalla…
Voglio essere leggera
Nell’armadio ho un paio di shorts e una salopette di jeans, messi una volta e poi accantonati perché non mi salivano più. Li conservavo nella speranza che mi sarebbero riandati a pennello un giorno. Li tenevo lì come monito a prendermi cura di me, senza in realtà trovare mai la spinta per farlo. Il solo fatto che fossero tra i miei pezzi preferiti non bastava come sprone. Fino a che una cinta che non si allacciava più e l’inasprirsi della malattia di Teo non mi hanno fatto scattare qualcosa. Gli ultimi mesi sono stati l’inferno: sapete, il cancro è un’enorme montagna di merda che ti piove addosso, e più cerchi di spalarla via da te, più cresce e ti sommerge. E la combo cancro più pandemia è stata un incubo. Così mentre il mio cuore e la mia testa si facevano sempre più pesanti, io ho capito che per contrasto dovevo diventare più leggera. Perché aggiungere zavorre a un’anima pesante…
Risplendo
Non vivrò fino alla vecchiaia. Spesso mi trovo a dirlo come battuta, ma non troppo. A 10 anni avevo responsabilità di una ventenne, a 20 i pensieri di una cinquantenne, a 35 le preoccupazioni che non augurerei a nessuna età. Sono sempre stata misurata, dentro le righe, responsabile. I miei coetanei mi definivano seria, in realtà volevano dire vecchia. Anche sfigata a tratti: tra le amiche non ero mai quella che spiccava, nascosta sotto maglioni lunghi, occhiali spessi e pile di libri. Ho sempre saputo contrastare però la mia serietà con la battuta pronta e una voglia innata di ridere, nonostante tutto. Infatti, ero anche quella simpatica. Simpatica, seria e un po’ sfigata: Teo mi ha sempre detto che ero bella, ma ho finito per credere alle voci dentro di me. Mi bastava essere bella per lui, ma per me? Continuava a dirmi che ero bella anche quando sono arrivata a sfiorare l’obesità. Mangiavo per lenire il dolore: prendendo i…
Non voglio scegliere
Ci vogliono o madri o figlie. O amiche o nemiche. O sensuali o pudiche. O amanti o amate. O mascoline o femminili. O sogni o incubi. O sante o puttane. Questo periodo di difficoltà mi ha regalato una consapevolezza mai avuta prima. Posso essere tutto. Sono sempre stata tutto. E non voglio scegliere.…
Apologia del basso
Ho passato una vita a credere di essere una chitarra, poi un’altra vita a desiderare di essere batteria. Ma no. Oggi ho avuto chiaro cosa sarei se fossi musica. Mentre scrivevo, cantava in sottofondo Brandon Boyd e mi chiedeva: “Are you in?”. Mi cade l’orecchio sulla melodia, quelle note che mi colpiscono nel profondo. Una linea di basso pazzesca, non ci avevo mai fatto caso. Così ho realizzato. Nella vita sono una linea armonica pazzesca, a cui quasi nessuno fa mai caso, ma che ti colpisce nel profondo. Sono la sottotraccia che suona quasi sempre per i cazzi suoi, ma che sostiene tutta la melodia. Sono lo strumento che passa sempre in terzo piano, ma che quando si prende la scena, se la prende in grande stile. Sono il dundundundudududun di “Under pressure” o le dita di John McVie che pizzicano le corde in “The chain” dei Fleetwood Mac: difficile immaginare tali capolavori senza quei giri di basso. Sono la…