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luglio 12, 2013

Una coppia… un po’ così

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“Ma noi riusciremo mai a sposarci un giorno?”, “Sì certo, stiamo lavorottando per questo”. Attimo di silenzio. “E come ti immagini che saremo noi? Come vuoi che diventiamo?”, mi rimbecca lui. “Mah, voglio che diventiamo una di quelle coppie… un po’ così”. E nel pronunciarlo, socchiusi gli occhi, strinsi le labbra a mo’ di topolino e mossi le mani nell’aria a disegnare dei piccoli cerchi. Cosa volevo dire non so, un po’ così potrebbe essere tutto e niente. Così felici, così serene, così belle, così innamorate? “Cos’è il così, cosa significa?”, mi chiese lui. “Non lo so”. Appunto.

Una coppia senza definizione, non imbrigliabile in nessuna categoria, forse. Una coppia capace di litigare per tutta la sera, continuare per buona parte della notte, addormentarsi, poi cercarsi nel buio perché senza l’amore non c’è pace. Una coppia capace di prendersi ognuno i suoi spazi, ma che non fa un passo senza che l’altro dia il sostegno necessario per compierlo. Una coppia che ama fare la spesa insieme, e si ferma allo stesso istante, inchiodando, davanti al chiosco dei giornali, perché come profumano di buono gli albi dei fumetti e le riviste non c’è nient’altro. Una coppia che ride, e tanto, di tutto: di lei che ama mangiare, di lui che si rotola nell’erba con Buzz, di Buzz che ruba il cibo, di lei che ruba il cibo con Buzz quando lui non li vede. E ridono di se stessi, e di loro, insieme. Una coppia capace di mandarsi a cagare, in maniera diretta e sincera, senza giri di parole, capace di capirne il perché, però, e da lì ripartire insieme per migliorare. Una coppia che si manca, non solo in assenza dell’altro, ma anche in presenza, perché vorrebbero che quei momenti insieme durassero tanto di più ma sanno che il tempo a loro disposizione insieme è destinato a finire, fino a quando non si rivedranno di nuovo. Una coppia che nulla più la spaventa, perché hanno già affrontato tutto: la precarietà della salute, la precarietà del lavoro, la precarietà dell’amore; manca il mutuo da affrontare, ma cosa volete che sia davanti a tutto il resto? Una coppia che sogna le stesse cose: una casupola, un cagnolino scodinzolante, tanti bimbi, qualche capretta e una paperella, se possibile. Una coppia che si dice “Ti amo” solo quando se lo sente, e fa nulla se questo capita ogni mezz’ora o ogni quattro ore; se lo dice con il cuore, e questo conta. Una coppia dove ognuno esiste da sé, ma non vive senza l’altro.

“E come ti immagini che saremo noi? Come vuoi che diventiamo?”. “Mah, voglio che diventiamo una di quelle coppie… un po’ così”. “Cos’è il così, cosa significa?”. Significa noi, semplicemente noi… così.

amore coppia discorsi fidanzati Matrimonio
by Francesca Favotto | 1 comment
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One Comment

  1. Filippo says:

    L’importante è avere le idee chiare 🙂

    13 anni ago · Rispondi

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Chi sono

"...Non è Francesca", recita la canzone di Battisti. E invece sì, son proprio io.
Nasco a metà degli anni Ottanta, la settimana in cui i Dire Straits dominavano le classifiche mondiali con il loro successo ‘Money for nothing’, sotto il segno della Bilancia, ascendente Leone. Determinata e tenace, innamorata della vita e del bello, appassionata di musica fino al midollo (grazie ai Dire Straits nel mio trigono), sin da piccola preferisco i temi di italiano alle equazioni di algebra, inclinazione che mi porta a intraprendere studi a carattere umanistico. Linguista per necessità, ma giornalista per passione, ben presto scopro quant’è bello e divertente girare come una trottola in cerca di notizie. La serie tv ‘Sex and the city’ dà il colpo di grazia al mio destino: la vita di Carrie Bradshaw è troppo bella per non provare a realizzarla!

Un’insana passione per lo shopping unita alla curiosità per il fashion biz mi aiutano quindi a ‘masterizzarmi’ in Giornalismo di Moda, titolo che mi apre la strada in un settore pieno di sogni e di amore: quello del matrimonio! Fidanzata da quindici anni, cerco di apprendere più nozioni possibili sull’argomento, applicandole nella vita a due. A un rimpianto preferisco un rimorso, a un muso lungo un sorriso, al bicchiere mezzo vuoto sempre quello mezzo pieno, a una vita senza sogni per paura di non riuscire ad avverarli, ne preferisco una piena di cicatrici e sudore nel tentativo di esaudirli. Sognavo la vita di Carrie… e intanto non mi accorgevo che la mia è pure meglio.

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