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giugno 23, 2015

Cambiamento = sbattimento

  • Storie di tutti i giorni

“L’acqua cheta rovina i ponti”. Oppure “Ne uccide più la lingua che la spada”. Cos’hanno in comune questi due proverbi? Apparentemente nulla, ma se si sostituisce all’acqua e alla lingua, la parola orgoglio, allora hanno tutto. Ho visto rapporti finire, guastarsi, andare in malora, più che per fatti oggettivi, proprio per l’orgoglio.

Un sentimento talmente potente, che però o ce l’hai o non ce l’hai. Chi ce l’ha, è convinto di essere sempre nel giusto, nonostante gli sbagli; chi non ce l’ha, è convinto di essere sempre nell’errore, nonostante non abbia fatto nulla di male. Perché, per carità, non si tratta di non sbagliare: lo sbaglio è alla base della natura umana, la caducità è il nostro mestiere, facciamo più errori che segni della croce, ma non facciamo abbastanza mea culpa. Perchè il nodo sta tutto lì. Possiamo anche aver capito di aver sbagliato, magari siamo anche arrivati a chiedere scusa, ma far corrispondere dopo azioni che denotino un certo cambio d’atteggiamento, un certo pentimento, un passo indietro rispetto al proprio ego, un maggior attaccamento al rapporto che al proprio io, quello no. È troppo.

Perchè implicherebbe aver capito dove si ha sbagliato, aver fatto un viaggio dentro se stessi e ammettere che no, non siamo così perfetti come credevamo. Siamo perfettibili, sempre in viaggio, sempre in movimento verso la perfezione, ma non certamente perfetti. Perfetto è un participio passato, indica qualcosa di fermo, di fissato, di non modificabile, di andato, quasi perduto. A perfetto sarebbe preferibile perfettibile, qualcosa in continuo cambiamento, non imperfetto, perchè significherebbe che abbiamo gettato la spugna con noi stessi e ci diamo per vinti.

Però, siamo strani noi umani: come dice la mia collega Enrica Tesio, blogger stimatissima e autrice del bestseller “La verità, vi spiego, sull’amore”, “accettiamo il tradimento, il pentimento, il risentimento, il non-so-cosa-sento, lo sfinimento, l’esaurimento, il cedimento, l’avvilimento, l’affievolimento, una certa-sensazione-di-assorbimento. Ma il cambiamento no, quello non ci sono cazzi, non lo perdoniamo”.

Ammettere di aver sbagliato e chiedere scusa, a volte, spesso, non basta: occorre cambiare chi si è, quello che si fa, mettersi in viaggio verso il proprio io migliore per far sì che migliori anche il rapporto. Ma il cambiamento comporta sbattimento e per chi vive d’orgoglio non è una cosa contemplabile. Sono già troppo presi a lamentarsi del fatto che i non orgogliosi stanno rovinando tutto e far venire loro incredibili sensi di colpa.

È proprio così: “L’orgoglio rovina i ponti” oppure “Ne uccide più l’orgoglio che la spada”. E hanno anche il coraggio di lamentarsi, poi. Non solo orgogliosi, anche facce toste, oh.

amicizia amore cambiamento chiedere scusa coppia orgoglio perdono sbagliare
by Francesca Favotto | no comment
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Chi sono

"...Non è Francesca", recita la canzone di Battisti. E invece sì, son proprio io.
Nasco a metà degli anni Ottanta, la settimana in cui i Dire Straits dominavano le classifiche mondiali con il loro successo ‘Money for nothing’, sotto il segno della Bilancia, ascendente Leone. Determinata e tenace, innamorata della vita e del bello, appassionata di musica fino al midollo (grazie ai Dire Straits nel mio trigono), sin da piccola preferisco i temi di italiano alle equazioni di algebra, inclinazione che mi porta a intraprendere studi a carattere umanistico. Linguista per necessità, ma giornalista per passione, ben presto scopro quant’è bello e divertente girare come una trottola in cerca di notizie. La serie tv ‘Sex and the city’ dà il colpo di grazia al mio destino: la vita di Carrie Bradshaw è troppo bella per non provare a realizzarla!

Un’insana passione per lo shopping unita alla curiosità per il fashion biz mi aiutano quindi a ‘masterizzarmi’ in Giornalismo di Moda, titolo che mi apre la strada in un settore pieno di sogni e di amore: quello del matrimonio! Fidanzata da quindici anni, cerco di apprendere più nozioni possibili sull’argomento, applicandole nella vita a due. A un rimpianto preferisco un rimorso, a un muso lungo un sorriso, al bicchiere mezzo vuoto sempre quello mezzo pieno, a una vita senza sogni per paura di non riuscire ad avverarli, ne preferisco una piena di cicatrici e sudore nel tentativo di esaudirli. Sognavo la vita di Carrie… e intanto non mi accorgevo che la mia è pure meglio.

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