“L’acqua cheta rovina i ponti”. Oppure “Ne uccide più la lingua che la spada”. Cos’hanno in comune questi due proverbi? Apparentemente nulla, ma se si sostituisce all’acqua e alla lingua, la parola orgoglio, allora hanno tutto. Ho visto rapporti finire, guastarsi, andare in malora, più che per fatti oggettivi, proprio per l’orgoglio.
Un sentimento talmente potente, che però o ce l’hai o non ce l’hai. Chi ce l’ha, è convinto di essere sempre nel giusto, nonostante gli sbagli; chi non ce l’ha, è convinto di essere sempre nell’errore, nonostante non abbia fatto nulla di male. Perché, per carità, non si tratta di non sbagliare: lo sbaglio è alla base della natura umana, la caducità è il nostro mestiere, facciamo più errori che segni della croce, ma non facciamo abbastanza mea culpa. Perchè il nodo sta tutto lì. Possiamo anche aver capito di aver sbagliato, magari siamo anche arrivati a chiedere scusa, ma far corrispondere dopo azioni che denotino un certo cambio d’atteggiamento, un certo pentimento, un passo indietro rispetto al proprio ego, un maggior attaccamento al rapporto che al proprio io, quello no. È troppo.
Perchè implicherebbe aver capito dove si ha sbagliato, aver fatto un viaggio dentro se stessi e ammettere che no, non siamo così perfetti come credevamo. Siamo perfettibili, sempre in viaggio, sempre in movimento verso la perfezione, ma non certamente perfetti. Perfetto è un participio passato, indica qualcosa di fermo, di fissato, di non modificabile, di andato, quasi perduto. A perfetto sarebbe preferibile perfettibile, qualcosa in continuo cambiamento, non imperfetto, perchè significherebbe che abbiamo gettato la spugna con noi stessi e ci diamo per vinti.
Però, siamo strani noi umani: come dice la mia collega Enrica Tesio, blogger stimatissima e autrice del bestseller “La verità, vi spiego, sull’amore”, “accettiamo il tradimento, il pentimento, il risentimento, il non-so-cosa-sento, lo sfinimento, l’esaurimento, il cedimento, l’avvilimento, l’affievolimento, una certa-sensazione-di-assorbimento. Ma il cambiamento no, quello non ci sono cazzi, non lo perdoniamo”.
Ammettere di aver sbagliato e chiedere scusa, a volte, spesso, non basta: occorre cambiare chi si è, quello che si fa, mettersi in viaggio verso il proprio io migliore per far sì che migliori anche il rapporto. Ma il cambiamento comporta sbattimento e per chi vive d’orgoglio non è una cosa contemplabile. Sono già troppo presi a lamentarsi del fatto che i non orgogliosi stanno rovinando tutto e far venire loro incredibili sensi di colpa.
È proprio così: “L’orgoglio rovina i ponti” oppure “Ne uccide più l’orgoglio che la spada”. E hanno anche il coraggio di lamentarsi, poi. Non solo orgogliosi, anche facce toste, oh.
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